Operazione Pasimafi, quando il “Briatore dei medici” Fanelli si rubava persino il defibrillatore

Operazione Pasimafi, quando il “Briatore dei medici” Fanelli si rubava persino il defibrillatore

La storia dell’inchiesta Pasimafi, a Parma, sta scuotendo l’interno mondo sanitario, colpendo in modo diretto il business della chimica farmaceutica e delle macchine sanitarie, oltre che i servizi di formazione sui medicinali, finanziati dalle aziende. Oltre ai reati di Fanelli, emerge anche una pratica quotidiana di appropriazione indebita davvero squalificante.

PARMA – Pasimafi, un’indagine sul settore sanitario che tocca il business della farmacologia, delle sperimentazioni e della formazione. Dopo l’arresto del professor Guido Fanelli e di altri 19 fra dottori e imprenditori di tutta Italia, emergono diversi particolari davvero squalificanti e dannosi per l’immagine della categoria medica, e per la realtà della sanità italiana. Ad oggi l’inchiesta Pasimafi ha visto 75 indagati fra cui il rettore dell’Università di Parma Loris Borghi. Tutte le persone coinvolte operavano nel settore farmaceutico e dei dispositivi medici, con la contestazione di reati che vanno dall’associazione a delinquere aggravata alla corruzione, dal riciclaggio alla truffa, all’abuso d’ufficio, al peculato, al comparaggio farmaceutico e al trasferimento fraudolento di valori.

Al centro dell’inchiesta gestita dal PM della Procura di Parma Giuseppe Amara c’è appunto lo yatch Pasimafi V, intestato al “luminare”, pagato con i soldi delle aziende che usufruivano dei favori procurati dal collaudato sistema delinquenziale messo a punto da Fanelli.

Ma quella barca da milioni di euro era anche pagata dai cittadini, perché a bordo del Pasimafi c’erano farmaci salvavita, protettori gastrici, cortisonici, borse del ghiaccio, kit medici e pure un defibrillatore semiautomatico, tutti dell’Ospedale Maggiore di Parma. Secondo l’accusa il professor Fanelli si sarebbe fatto dare tutto il materiale che gli occorreva per trascorrere una vacanza “sicura” sul suo Yatch in corsica. Intanto ai suoi malati venivano somministrate terapie sperimentali senza autorizzazione alcuna, senza che i farmaci fossero sottoposti alle opportune verifiche, e senza che nessuno fosse informato del procedimento.

L’inchiesta però sta procedendo e ci sono circa un anno di intercettazioni telefoniche al vaglio degli inquirenti.

 

AGGIORNAMENTO 11/05: OGGI INIZIANO GLI INTERROGATORI

Da questa mattina iniziano gli interrogatori di garanzia per gli indagati. Si inizierà dalle persone agli arresti domiciliari e chiaramente il primo ad essere interrogato sarà il Professor Guido Fanelli. L’inchiesta che ha interessato il mondo della terapia del dolore però sta diventando un grande caso politico, non solo locale. L‘inchiesta Pasimafi (Leggi su Repubblica) ha infatti smosso l’attenzione di tutto il sistema sanitario, sia per le persone coinvolte (Fanelli è stato uno degli estensori dell’attuale legislazione sulle terapie del dolore) che per le ripercussioni nel settore farmaceutico specifico. Il dirigente della seconda struttura di rianimazione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma è considerato il centro di un sistema illegale e fraudolento che faceva della sperimentazione non autorizzata di farmaci il suo fulcro, e si ramificava sulla formazione professionale dei medici e sulle pubblicazioni scientifiche.
“Intensificheremo i controlli perché tutto ciò non si ripeta e stiamo già lavorando su questo con la Regione Emilia-Romagna. Noi comunque un anno fa avevamo già attivato un’istruttoria interna sul professor Fanelli che aveva portato ai presupposti per una proposta di sospensione. Avevamo inviato tutto al comitato dei Garanti, che gestisce la componente universitaria in convenzione con l’ospedale, e questa idea non era stata accolta” ha sottolineato il direttore generale dell’azienda ospedaliero-universitaria di Parma Massimo Fabi. Dal quotidiano La Repubblica di Parma si scopre che solo il 36% delle sperimentazioni cliniche del professor Fanelli era stata poi autorizzata dall’Azienda ospedaliero-universitaria contro una media del 90% negli altri settori sanitari.

 

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