Cosa succederebbe se un attacco con gas nervino avvenisse in Italia?

Cosa succederebbe se un attacco con gas nervino avvenisse in Italia?

L’incubo peggiore per ogni servizio di emergenza-urgenza e ogni reparto di Vigili del Fuoco è intervenire su una scena “non-convenzionale”. Maschere a gas, DPI di protezione e atropina. Come si può preparare un reparto d’emergenza ad affrontare uno scenario di guerra terroristica?

siria gas Idlib

Le foto di questo articolo sono tratte da Getty Images e AP Photo. Riguardano l’attacco con gas nervino effettuato ad Idlib

PARMA – L’attacco con gas nervino in Siria è stato condannato da parte di tutti i governi mondiali, e c’è un motivo fortissimo: i gas nervini – fra cui il Sarin - sono delle armi terrificanti per gli effetti atroci di dolore che possono causare alle vittime contro cui vengono lanciati. Vogliamo lasciare da parte valutazioni politiche, valutazioni militari o giudizi. Ci sono alcune lezioni da imparare e da capire per sapere come affrontare in emergenza una situazione in cui è stato utilizzato un agente chimico di portata così devastante.
Come sempre, va ricordato che in caso di agente chimico, l’operatore sanitario deve attenersi alle norme principali di scena sicura e deve cercare in ogni modo di stare lontano da aree pericolose, se non è dotato dei DPI adeguati. Spesso – come sanno bene gli operatori che ogni giorno intervengono su una scena – ad arrivare per primi sui casi di intossicazione sono le ambulanze, non i Vigili del Fuoco (che hanno mezzi d’emergenza più lenti e sono dislocati molte volte in luoghi più lontani).

 

In caso di attacco chimico con gas nervino, cosa fare?

siria gas

Le foto di questo articolo sono tratte da Getty Images e AP Photo. Riguardano l’attacco con gas nervino effettuato ad Idlib

La prima avvertenza è quella di non entrare nella zona attaccata, senza le adeguate protezioni. Le tossine del gas nervino colpiscono violentemente il sistema nervoso, perché inibiscono l’acetilcolinesterasi (AChE) e colpiscono per via orale, tramite l’inalazione, la contaminazione dell’acqua o del cibo. Alcuni tipi di gas nervino possono colpire anche per via cutanea, cioè attraversa la cute provocando gli stessi effetti ma in maniera diffusa su tutta la pelle dell’essere umano. Il problema più grave è che tutti gli agenti nervini hanno una persistenza ambientale considerevole: significa che non evaporano e non salgono in aria, ma persistono nella zona dove sono stati liberati (tramite bombe, mine, o anche vaporizzatori).

Quando è chiaro che un gas è nell’area, e il primo reparto utile dei Vigili del Fuoco è nell’area, vengono chiamati i reparti NBCR. Questi specialisti dei Vigili del Fuoco si distinguono immediatamente per mezzi e strumenti operativi.maschere antigas, sensori elettrochimici, rilevatori di sostanze pericolose, sono solo alcuni degli strumenti degli operatori NBCR che hanno il compito di entrare nell’area. Queste squadre – sono 22 i reparti attivi in tutta Italia – hanno a disposizione conoscenze tecniche ed esperienza adeguata per affrontare lo scenario senza venire contaminate. In casi di emergenza anche i reparti speciali delle Forze Armate potrebbero essere chiamati ad intervenire. In questo momento però esistono nuclei sanitari ufficiali dotati di strumenti codificati per intervenire in caso di incidente NBCR. Il soccorritore sanitario dovrà però attendere che la codifica dell’area sia effettuata dai Vigili del Fuoco, prima di intervenire. Perché esistono aree dove potrebbe essere inibito l’accesso a personale sanitario. In caso di evento NBCR infatti sono i Vigili del Fuoco, in coordinamento con le altre forze di intervento, a suddividere l’area in zone settorializzate.

Preparazione di un Vigile del Fuoco per l'ingresso in zona arancio, esercitazione a Torino

Preparazione di un Vigile del Fuoco per l’ingresso in zona arancio, esercitazione a Torino

Nelle zone operative possono accedere solo persone strettamente necessarie alle operazioni di soccorso, purché equipaggiate con gli specifici DPI. Nella Zona Rossa inoltre può essere definita una zona preclusa all’accesso di chiunque. Nella zona arancione – detta di decontaminazione – accedono invece solo gli equipaggi idonei e adeguatamente attrezzati. Infine la zona gialla, che è la zona operativa più esterna, avviene la fase di vestizione degli operatori che devono entrare in zona rossa, e viene allestito un PMA primario. Al di fuori della zona gialla può essere allestito un altro spazio di emergenza per la gestione logistica. In Italia esiste un nucleo di intervento speciale sanitario, il NISS con sede a Vicenza: si tratta di medici, infermieri e personale del SUEM118 preparati per affrontare un evento terroristico e a trattare vittime di esplosioni o feriti da armi da fuoco. Medici, infermieri, autisti e specialisti della Centrale Operativa del Suem sono stati formati e preparati per gestire a livello sanitario una emergenza di tipo terroristico che include esplosioni e feriti da proiettili. Il progetto, che non ha eguali a livello italiano, è nato dalla volontà del primario Suem, il dottor Federico Politi, che ha seguito corsi di emergenza in Israele e negli Stati Uniti. E infatti al Suem di Vicenza sono arrivati kit di ideazione militare che consentono interventi per bloccare emorragie e tamponare ferite in pochi secondi. Manca purtroppo un team specifico come quello ideato dall’NHS inglese, il team HART, dove i paramedici sono stati equipaggiati e allenati come se fossero Vigili del Fuoco, e quindi possono accedere alle zone più calde portando la loro competenza scientifica.

Come trattare l’intossicazione da gas nervino?

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Trattamento di un bimbo ferito dalle esplosioni e dal gas. Le foto di questo articolo sono tratte da Getty Images e AP Photo. Riguardano l’attacco con gas nervino effettuato ad Idlib

Oltre ad essere mortali, gli effetti del gas nervino sono particolarmente dolorosi e vistosi. Per capire se una persona è stata esposta al gas nervino, bisogna notare nel paziente una miosi serrata, disturbi forti nel trovare una posizione stabile (accomodazione), continua tosse e broncocostrizione, bradicardia, nausea, scialorrea, orinazione e defecazione involontaria, astenia, fascicolazioni muscolari e – quando l’effetto è grave – paralisi. Successivamente interviengono le convulsioni, il coma e la morte.

In questi casi il soccorritore deve assolutamente iniziare il lavaggio con tantissima acqua del corpo della vittima, ove possibile rimuovendo gli indumenti perché il gas nervino, penetrato nelle fibre, tende a restarvi. E’ fondamentale l’apporto medicale e infermieristico, per la somministrazione in due dosi dell’atropina. La SIMG (Società Italiana di Medicina Generale) rileva che – dai trattati e dalle esperienze – le dosi di atropina da somministrare ai pazienti che sono stati esposti al gas devono essere “eroiche” ovvero molto più elevate della tradizionale dose da 2mg consigliata nel comune uso clinico. E’ quindi importante che le farmacie degli ospedali di zona siano adeguatamente attrezzate.
Esistono alcune zone del mondo (Israele e Iraq) dove il gas nervino è stato usato e l’inibizione della tossina è stata trattata con pridostgmina. L’efficacia della prevenzione con qeusto farmaco è nota negli animali ma non nella popolazione umana.Le dosi possono essere iniettate ripetutamente, a distanza di 5-10 minuti, fino a completa atropinizzazione (comparsa di midriasi), fino ad una dose massima di 100mg nell’arco delle 24 ore.

La prevenzione farmacologica quindi non è affidabile, perché si rischiano reazioni tossiche. Le nozioni in tema vengono dai test sviluppati in Israele negli anni ottanta e novanta. Non sarebbero comunque presenti in Italia scorte di piridostigmina sufficienti a trattare la popolazione civile, dato che il trattamento di massa non è consigliabile e dato che comunque si tratta di una molecola rischiosa. E’ quindi consigliata la terapia d’emergenza con atropina, che blcoca le azioni periferiche e centrali della inibizione dell’AChE.

3DSC_0034KIT Anti-gas: i militari come si organizzano?

Dato che l’attacco con gas nervino è statisticamente più probabile in area di guerra, e viene potenzialmente usato contro obiettivi militari (usare gas nervini è vietato dalle convenzioni umanitarie mondiali) negli eserciti europei esistono kit specifici con atropina 2mg e un farmaco riattivatore dell’AChE (come la pralidoxima). Fortunatamente la prevenzione con atropina ha rivelato una bassa tossicità nella popolazione nel suo complesso ed anche nei bambini in Israele durante la guerra del golfo.

Gli ospedali sono preparati ad una simile evenienza?

Ma se i militari sono potenzialmente pronti ad affrontare una minaccia simile, gli ospedali come sono organizzati? In tutti gli ospedali italiani sono presenti ampie scorte di atropina, in soluzioni normali. I Centri antiveleno sparsi in tutta la penisola hanno poi competenze e farmaci adeguati a trattare ogni tipo di intossicazione. E’ noto – ad oggi – soltanto in Francia una distribuzione complessiva di soluzioni atropina solfato iniettabile 40mg/20ml avvenuta dopo i terribili attentati del novembre 2015. In Italia però è consigliata, in caso non sia possibile effettuare iniziezioni lente di atropina nelle quantità adeguate, anche l’utilizzo dell’infusione intra-ossea di questo farmaco.

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