La peggiore delle Maxi Emergenze possibili. Un terremoto nell’Appennino abbandonato

La peggiore delle Maxi Emergenze possibili. Un terremoto nell’Appennino abbandonato

Una premessa andrebbe sempre fatta quando si parla di soccorsi non tempestivi o soccorsi non adeguati. Queste valutazioni le fanno sempre persone che o non sono del mestiere (cioè cittadini e politici) o non sono direttamente sul posto. Visto che stiamo assistendo a scene davvero commoventi, con soccorritori che scavano sotto le macerie rimuovendo a mano pietra dopo pietra, per creare piccoli anfratti che consentano di salvare e liberare persone incastrate sotto tonnellate di cemento, vorremmo contribuire dando qualche informazione in più sulla gestione di una maxi emergenza.

Il terremoto nell’aretino, che ha distrutto Amatrice, Pescara del Tronto e Arquata, è uno dei peggiori eventi possibili fra le tante maxi-emergenze che possono capitare. La drammaticità dell’evento che ha fatto decine di vittime mette a durissima prova i servizi di soccorso, e fra di loro in particolar modo i Vigili del Fuoco che sono costretti a farsi elitrasportare nelle frazioni più isolate per capire dove sia possibile scavare per trovare persone in vita. Di più: per qualche tempo è stato anche impossibile capire la gravità del sisma e i luoghi giusti in cui far arrivare i mezzi dai centri di soccorso principali. Luce, acqua, gas e telecomunicazioni sono saltate completamente, in tutta la zona sismica.

Un tratto della via Salaria devastata dal terremoto

Un tratto della via Salaria devastata dal terremoto

Nel cuore dell’appennino laziale, fra Amatrice e Norcia, non ci sono grandi nuclei abitati ma piccoli borghi con poche centinaia di persone, se non casolari isolati abitati da poche famiglie. In quella zona inoltre le strade sono tutte a rischio frana, tanto che la via principale di comunicazione, la SS4 salaria, è rimasta agibile ma percorribile solo da mezzi di soccorso, con volontari a presidiare i punti più danneggiati. I viadotti – ha riportato Radio Rai – si sono sfalsati di circa 15 centimetri dopo la scossa di terremoto del sesto grado avvenuta alle 3.36.

L’ospedale della zona, il Grifoni di Amatrice, è stato evacuato per il crollo di una parete. Quindi il centro sanitario della zona non era più disponibile. Per non parlare del problema maggiore: Interi paesi come Pescara del Tronto, sembrano letteralmente bombardati, rasi al suolo. Non c’è una casa che sia rimasta in piedi. I protocolli di maxi-emergenza quindi non vengono più  applicati ad un solo luogo, centralizzato e raggiungibile, su cui far arrivare tutti i soccorsi necessari. In questo caso la maxi-emergenza è sparsa, incontrollabile completamente, e i mezzi devono muoversi su un territorio compromesso, franoso e senza più segni di riconoscimento precisi.

Ultimo, ma non in ordine di importanza, il tema del presidio territoriale. In una zona scarsamente abitata come l’appennino laziale non ci sono grandi centrali dei Vigili del Fuoco o centrali 118, o un elevato numero di ambulanze. Né è possibile sfruttare una grande arteria di viabilità. Attivare una macchina dell’emergenza in poche ore sulla zona di un terremoto così devastante è quindi una impresa non da poco. Basti pensare che i primi uomini dello Stato ad intervenire sono stati i bravissimi agenti della Guardia Forestale.
Per non parlare inoltre della paura e della sicurezza mancante: durante gli scavi nelle macerie stanno continuando ad avvenire scosse di magnitudo ridotto, ma che possono causare ulteriori crolli. In questi casi i lavori di salvataggio continuano ma vanno prioritariamente a chi ha più speranze di salvarsi. Può sembrare disumano, ma anche se ci fossero migliaia di soccorritori disponibili, concentrarsi su chi è in fin di vita può togliere risorse fondamentali per chi ha speranze più elevate di salvarsi. Per questo le azioni di soccorso durante i terremoti con i professionisti sanitari e i Vigili del Fuoco si concentrano sulle persone che comunicano, e si opera spesso dopo una prima ricognizione effettuata con cani da ricerca. Per questo motivo il dramma di una zona così vasta ma così scarsamente popolata, darà certamente adito a polemiche. Ma le risorse disponibili stanno lavorando senza sosta per estrarre persone vive. Per meglio capire i protocolli e gli ordini che vengono eseguiti dai soccorritori vi proponiamo le slide del corso TSSA relativo alle maxi-emergenze.

 

 

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