La rivoluzione del primo soccorso entra nella scuola. Nei prossimi anni 500 mila ragazzi impareranno a fare RCP e a usare il defibrillatore

La rivoluzione del primo soccorso entra nella scuola. Nei prossimi anni 500 mila ragazzi impareranno a fare RCP e a usare il defibrillatore

Sono 23 anni che la comunità scientifica cerca di diffondere al maggior numero possibile di persone la conoscenza delle manovre salvavita. Stiamo parlando di esecuzioni semplici, basilari, che con poche ore di formazione qualsiasi essere umano può mettere in atto per salvare la vita ad un altro simile.

Archive-Images-7949261ROMA – Oggi è il giorno della rivoluzione culturale più importante che il mondo dell’emergenza e del soccorso abbia mai vissuto in Italia e nel mondo. Il Miur – Ministero dell’Istruzione – insieme al Ministero della Salute e ad un tavolo tecnico composto da medici, società scientifiche e sistema di emergenza urgenza SIS118, hanno presentato i corsi di primo soccorso a scuola. In tutta Italia, in tutte le scuole dalla prima elementare alla quinta superiore, a partire dall’anno 2018, saranno insegnate le tecniche di primo soccorso, disostruzione e massaggio cardiaco, con l’abilitazione all’utilizzo del defibrillatore semi-automatico per TUTTI i ragazzi maggiorenni.

Le tecniche di primo soccorso saranno insegnate in maniera adeguata a tutti gli studenti con la supervisione delle centrali 118 territoriali, che avranno il compito di monitorare come viene insegnato nelle scuole la RCP e la defibrillazione precoce. L’idea di portare in tutte le scuole l’insegnamento delle manovre salva-vita è stata portata avanti negli anni da tanti professionisti della salute: cardiologi, medici rianimatori, responsabili di comunità scientifiche come AHA e IRC, e tantissimi membri delle associazioni di soccorso ed emergenza in Italia da tanti anni si impegnano nell’insegnare la catena della sopravvivenza, nell’insegnare a riconoscere i segni di un arresto cardiaco e a non avere paura nel fare un massaggio cardiaco.

L’impegno profuso negli anni oggi ha mosso il Governo e le istituzioni scolastiche. Finalmente – dopo tanti anni di impegno e dopo una proposta di legge di iniziativa popolare – è arrivato il cambio di passo. Il ministro Fedeli ha portato avanti le proposte all’interno della iniziativa “La Buona Scuola” ed è riuscita a dare il via ad una vera e propria rivoluzione. A regime, i corsi di primo soccorso scolastico renderanno operativi e abili all’utilizzo del DAE circa 500.000 ragazzi.

MG_2071La grande passione delle persone coinvolte è sintetizzata dall’atteggiamento e dall’energia del dottor Mario Balzanelli, presidente SIS118 e medico dell’ASL di Taranto: “Facciamo un balzo in avanti verso la prima posizione nel mondo rispetto all’educazione delle manovre salva-vita. E’ dal 1994 che stiamo lavorando per arrivare a questo traguardo. Nel 2005 abbiamo raccolto 93.000 firme, un grande impegno da parte della società civile per arrivare a questo risultato. Oggi con la Buona Scuola l’insegnamento delle manovre di rianimazione e disostruzione entra nelle scuole. E’ un momento bellissimo.”

L’emozione del dottor Balzanelli è palpabile, come la passione che profonde nel discorso di presentazione dell’iniziativa, presso le stanze del Ministero dell’Istruzione: “Siamo arrivati ad un primo risultato nel 2015, con l’inserimento del comma 10 all’articolo 1 della legge 107, che oggi diventa realtà. Come referente del ministero della Salute presso il Miur, e al tavolo tecnico per le stesuere delle linee guida, oggi raggiungiamo un grande risultato. E’ una rivoluzione culturare che centra l’obiettivo di salvare vite umane”.

CPR trainingL’indirizzo di questo progetto non è stato soltanto quello di muoversi verso l’abilitazione all’uso del defibrillatore, ma un percorso più lungo che faccia entrare nella cultura quotidiana dei ragazzi la conoscenza delle manovre salvavita e delle procedure più semplici affinché la salute di tutti sia preservata. Dalle cose più importanti da dire quando si chiama il 118/112, alle manovre di disostruzione adulti o pediatriche, fino al massaggio cardiaco e all’uso del defibrillatore, ultimo tassello di un percorso che partirà – secondo i piani del progetto – fin dalle scuole elementari.

“Partiremo – ha aggiunto Balzanelli – dalle scuole dell’infanzia configurando un progetto scientifico e didattico che diventerà il più completo al mondo. Non solo entriamo nel novero delle poche Nazioni che prevedono un protocollo formativo nelle scuole, ma daremo una completezza e una cadenza al momento didattico che ci permetterà di far diventare il First Aid un tassello importante della cultura italiana. Abbiamo studiato un impianto di linee guida molto attento perché non vogliamo che queste lezioni siano solo un momento di istruzione diversa: vogliamo che ci siano degli outcome, dei dati e dei benchmark ben precisi da analizzare con il tempo, per garantire alla comunità scientifica di esprimere e verificare appieno il funzionamento di quanto si sta realizzando nelle scuole. Vogliamo poter dire come e quanto l’educazione al primo soccorso è efficiente nel ridurre le morti per arresto cardiaco improvviso, e possiamo fare questo solo grazie all’impegno del Miur, del Ministero della Salute e di tutti i professori e le società scientifiche che hanno partecipato a questo tavolo”.

A monitorare questo processo di formazione e a tenere sotto controllo i punti più importanti dell’educazione al primo soccorso saranno le strutture territoriali del 118. Solo le centrali di emergenza sanitaria infatti hanno la visione del quadro completo di pazienti e deceduti a causa di arresti cardiaci che potevano essere prevenuti con il primo soccorso. Per questo motivo l’articolazione del processo sarà portata avanti insieme al 118 che controllerà tutti i soggetti formatori potenzialmente interessati. Stiamo parlando di TUTTI i soggetti che possono fare formazione BLS-D. “Non si può infatti – spiega Balzanelli – piegare la formazione su una sigla o un logo. QUesta è una situazione istituzionale di grande importanza e abbiamo voluto includere tutti gli enti qualificati a fare fomazione, che sranno deputati ad entrare nelle scuole per fare i corsi, con il controllo del 118. E’ la grande famiglia del soccorso che fa tutto questo”.

Associazioni di volontariato, enti di formazione, società scientifiche, università, ASL e formatori saranno chiamati ad un importante sforzo organizzativo insieme alle strutture territoriali scolastiche, ai presidi e agli istituti comprensivi: bisogna pensare che dal 2018 verranno formati su diversi livelli e in modalità da definire con precisione milioni di studenti. Ecco perché c’è bisogno di una regia unica e delle competenze tecniche del 118 per garantire una formazione scientificamente valida ai ragazzi. Il 118 garantirà secondo standard comuni una formazione univoca in tutta Italia, messa in pratica da Bolzano a Sassari da associazioni diverse. “Ma la metodologia sarà la stessa – spiega Balzanelli – perché sarà il controllore di processo a garantirla, a dare gli input affinché sia bilanciata la parte pratica a quella teorica, e ci siano tempistiche giuste per fare educazione e prove pratiche. L’obiettivo non è solo formare, ma farlo con una qualità garantita che rispecchi i tempi delle linee guida internazionali. Questo metodo di lavoro fa si che il pattern unitario possa essere esportato, con la verifica in tempo reale di come l’insegnamento influenza i salvataggi o i decessi”.

“Nell’arco di altri 10 anni – perché la scienza è una materia lenta ma assai precisa – sapremo se questa rivoluzione avrà dato i frutti sperati. Oggi sappiamo che il 90% delle persone che accorrono su un arresto cardiaco hanno bisogno delle istruzioni via telefono per fare una RCP. Domani, la speranza è di arrivare a 500.000 ragazzi diplomati con il certificato BLS-D.”

La Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha ringraziato tutti i partecipanti al tavolo tecnico, e in particolare ha voluto sottolineare come questo corso sia un primo tassello visible e chiaro del funzionamento del progetto Buona Scuola: “Questa iniziativa insegnerà ai nostri ragazzi a salvare delle vite. E se sarà portata avanti con l’impegno e l’entusiasmo che ho visto fino ad oggi, sono certa che darà ottimi risultati”.

Alla presentazione presso il Miur hanno partecipato tutte le personalità coinvolte nello sviluppo progettuale. Oltre a Mario Balzanelli sono intervenuti Francesco Vedele, Presidente della Federazione Italiana di Cardiologia, Paolo Sciascia, responsabile della direzione generale per lo studente, integrazione e partecipazione del Miur, Andrea Urbani, direttore generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute, e Franco di Mare, moderatore dell’iniziativa.

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