Medest – Manovre salvavita nel paziente traumatizzato

Medest – Manovre salvavita nel paziente traumatizzato

FONTE: MEDEST - “Le manovre salvavita nel paziente traumatizzato” è il titolo di un seminario tenuto dal dott. Mario Rugna e dalla Dott.ssa Desiree Pantalone insieme al dott. Giorgio Giuliani, dell’Ospedale Careggi di Firenze. MedEST ha pubblicato alcuni materiali di questo corso didattico, che sono di grande interesse per approfondire le manovre salvavita in una situazione così delicata.

“I nostri sentiti ringraziamenti alla Dott.ssa Desiree Pantalone organizzatrice del seminario ed a tutti i partecipanti” ha spiegato MedEST sul proprio sito, inserendo le presentazioni del dott. Mario Rugna e del dott. Giorgio Giuliani.

L’arresto cardiaco di un paziente vittima di trauma viene visto, a differenza di quello non traumatico, come una strada senza ritorno e con una sola uscita: l’exitus. Il fatalismo che aleggia in questi casi ci porta a sottodosare il nostro impegno terapeutico ed a personalizzarne in modo estremo la gestione. Questo atteggiamento diffuso è in qualche modo avallato, per chi come il medico di medicina d’urgenza fonda la pratica clinica quotidiana sulla formazione e sul’adozione di algoritmi specifici, dall’attuale status della didattica.

Mentre infatti il corso ALS fa della gestione dell’ACR il cardine del messaggio didattico, nei corsi sulla gestione del trauma, sia in ambito intra che extraospedaliera, la gestione dell’ACR è relegato al massimo un breve accenno nel corso delle presentazioni o ad un paragrafo sui relativi manuali. L’assenza di algoritmi specifici per la gestione dell’arresto cardiaco nel trauma sicuramente non facilita la standardizzazione degli interventi attuati a tutti i livelli di cura. Non è intenzione di questo post entrare nel merito della decisione su se e quando intraprendere un RCP in un paziente in ACR traumatico. L’obiettivo è capire se, una volta presa la decisione di intraprendere le manovre di ALS, abbia senso condurle in modo standard o se il paziente traumatizzato meriti una gestione diversa delle priorità d’intervento e delle procedure praticate.

Il massaggio cardiaco, che è il pernio della rianimazione in un paziente “medico”, è concettualmente inutile nella maggior parte dei casi di arresto cardiaco traumatico perchè inefficace in pazienti la cui incapacita a generare un’attività meccanica apprezzabiel è a genesi prevelentemente ipovolemica od ostruttiva.La terapia elettrica ed i farmaci, vasopressori ed antiaritmici, occupano uno spazio marginale nella farmacologia dell’arresto da trauma, dominato da ritmi non defibrillabili di origine diversa rispetto ai pazienti “medici”.Di qui la necessità di rivedere la priotrità mentale del nostro approccio sul paziente in ACR da trauma.

 

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