Nepal, l’esperto di emergenze: “Ecco come aiutare dopo un disastro naturale”

Emergenza Nepal: lo vittime sono probabilmente più di 10.000. Ci sono tante problematiche e poca informazione su cosa possono fare i cittadini o le aziende. Ecco cosa sapere e che errori non commettere per non aggravare la situazione.  Ne parliamo con Dott.Jacopo Caridi esperto in emergenze internazionali

 

Quale è la situazione ora sul campo?

La situazione è critica, i soccorsi hanno grandi difficoltà nel raggiungere i feriti a causa del crollo di ponti e cedimento di sedi stradali. Ad oggi si hanno notizie della situazione nella Kathmandu valley ma dei luoghi più vicino all’epicentro (area Gorkha) non si hanno ancora notizie. Probabilmente a nord ovest rispetto a Kathmandu abbiamo interi villaggi rasi al suolo ma le difficoltà logistiche sono grandissime.

 

Le persone dove dormono?

Il governo Nepalese sta allestendo 16 campi di accoglienza ma molte persone preferiscono rimanere a dormire in campi “autogestiti” vicino alle loro abitazioni per evitare il saccheggio delle case. In numeri abbiamo decine di migliaia di persone che stanno dormendo all’aperto senza nessun riparo o riparandosi con dei teli di plastica.

 

La situazione per operatori umanitari internazionali?

La situazione per gli operatori umanitari internazionali è molto difficile anche per loro mancano cibo, acqua e alloggi pertanto ogni iniziativa di piccole associazioni che vogliono partire è altamente sconsigliata altrimenti si rischia un HAITI 2 dove i primi giorni erano presenti centinaia di piccole associazioni arrivate sul campo per portare una tenda e che necessitavano loro stesse di aiuto.

 

La situazione sanitaria?

La situazione sanitaria è critica sia dal punto di vista dei soccorsi di emergenza dato che gli ospedali sono pieni di feriti ma in particolare a preoccupare maggiormente sono le condizione sanitarie dei luoghi pubblici poiché se alle persone non verrà fornita acqua pulita e condizioni igieniche idonee  nelle prossime ore si rischia la diffusione di malattie che potrebbero provocare più morti del terremoto stesso.

 

Cosa stanno facendo le Organizzazioni internazionali e le ONG?

Sul campo stanno arrivando tutte le organizzazioni umanitarie internazionali, il primo passaggio è stato identificare le aree maggiormente colpite e capire dove la popolazione in fuga si stava dirigendo. Il secondo punto è stato iniziare la distribuzione di generi di conforto. Ad oggi conosciamo la situazione nella capitale ma non conosciamo la situazione nei villaggi vicini all’epicentro dove i soccorritori potrebbero trovare una situazione ancora più drammatica che nella capitale.

 

Come si comportano le organizzazioni internazionali allo scoppio di un’emergenza di questo tipo?

Ogni organizzazione umanitaria ha la sua metodologia di risposta e la sua organizzazione interna, ad esempio IFRC ha una struttura globale chiamata Emergency Response Unit composta da unità di emergenza come ad esempio ospedale da campo, campo base, unità purificazione acque etc. etc. che sono stanziate in vari luoghi del mondo (un modulo campo base si trova in Italia) e allo scattare dell’emergenza il quartier generale decide quali unità impiegare ed esse avranno 48ore di tempo per prendere il volo verso il luogo dell’emergenza. Altre organizzazioni sono strutturate in modo diverso ma tutte hanno un piano di emergenza che le porta ad essere operative nel più breve tempo possibile.

 

L’Italia cosa sta facendo?

L’ Italia a livello governativoha attivato  il dipartimento di protezione civile, che ha inviato sul campo un nucleo di valutazione e per domani è prevista la partenza dei primi due gruppi operativi. Si tratta di un gruppo di Vigili del Fuoco e il gruppo Chirurgia d’urgenza dell’ASL di Pisa, che con un volo dell’aeronautica militare partiranno alla volta di Kathmandu.

 

E le ONG Italiane?

Molte ONG italiane sono già operative, una tra le più attive è Oxfam che ha sul campo 60 operatori già da prima dell’emergenza dove lavorava con le istituzioni e le comunità locali per la preparazione alle emergenze. Altre ONG come Medici senza frontiere hanno inviato medici sul campo per la cura dei feriti.

 

I cittadini possono contribuire donando vestiti o cibo?

Qui la risposta è tendenzialmente no dato che inviare dall’Italia vestiti o cibo è estremamente costoso e i costi di logistica supererebbero il valore della merce inviata. Sicuramente la cosa più semplice è fare una donazione via SMS ad AGIRE al 45591 (Agenzia italiana risposta emergenze) che è un network di ONG specializzate nelle emergenze (www.agire.it)  oppure sempre tramite SMS donando ad UNICEF e WFP al 45596.

Un altra azione fondamentale che possono fare i cittadini è quella di tenere viva l’attenzione sull’emergenza tramite i Social Network condividendo e ritwittando i post delle organizzazioni umanitarie. E’ un passaggio fondamentale tenere alta l’attenzione sull’emergenza sopratutto appena i TG ne smettono di parlare ma la gente sul campo continua a morire, qui è il singolo cittadino che può fare la differenza utilizzando in proprio Social Network ad esempio pubblicando un post riferito all’emergenza Nepal e taggando un decisore politico nel post. Se i decisori politici vedono che l’opinione pubblica è interessata al tema interverranno in modo più rapido e con più peso per contribuire alla risoluzione dell’emergenza.

Aziende o privati invece?

In queste situazioni risulta fondamentale il supporto di aziende, fondazioni o privati che vogliono donare somme importanti. Per effettuare la donazione bisogna contattare gli uffici raccolta fondi delle ONG presenti sul campo. Per l’Italia si può andare a scegliere tra le ONG di AGIRE che hanno un’esperienza di decenni nella risposta alle crisi internazionali.

 

E se una associazione vuole collaborare?

Per le associazioni che vogliono collaborare il mio consiglio è di prendere accordi con una ONG presente sul campo e in base ai bisogni rilevati sul campo organizzare un evento finalizzato alla raccolta fondi per quell’area. Le associazioni ben radicate sul territorio possono tirare su somme interessanti anche perché con 1000 euro si possono comprare 700 taniche di plastica per lo stoccaggio dell’acqua (altri esempi al sito http://www.savethechildren.it/emergenza_nepal). Quindi aperitivi, concerti, cene sociali possono risultare importantissimi strumenti di raccolta fondi.

 

Mentre per partire e andare sul campo?

Qui si apre un mondo, sul campo negli ultimi anni vanno solo personale altamente specializzato come Coordinatori programmi, esperti di sicurezza alimentare, esperti in purificazione acque, esperti in telecomunicazioni, esperti in protection, esperti in public health. Tutti gli operatori base (per intendersi chi scava con pala e piccone) vengono assunti sul territorio così da rilanciare l’economia locale. Pertanto chi vuol partire ed è specializzato in un settore di quelli sopra indicati controlli le posizioni aperte delle varie Organizzazioni umanitarie.

 

Alcuni consigli per seguire l’andamento dell’emergenza?

Sicuramente potete seguire l’andamento sui social network seguendo l’hasthag #nepal o #nepalearthquake mentre per informazioni ufficiali potete guardare sul sito delle Nazioni Unite agenzia OCHA e cercare l’ultimo SitRep dove troverete tutte le informazioni sullo stato dell’arte di ogni crisi.

L'autore

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