112 e non solo: Dove sta il problema? Quale soluzione definitiva in Italia?

112 e non solo: Dove sta il problema? Quale soluzione definitiva in Italia?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo interessante contributo sul Numero Unico per le Emergenze 112 readatto da Marco Torriani, infermiere e membro del 112 – ESSN

 

Egregio Direttore, riprendendo quanto pubblicato di recente dal Nsp – Nuovo Sindacato di Polizia  focalizzo alcuni punti di riflessione in previsione delle prossime elezioni regionali e/o nazionali.

Il Numero Unico Europeo di Emergenza 112 (per brevità Nue112) non è un obbligo o una scelta, ma una seria opportunità: una delle più belle dell’UE, in quanto per il principio di sussidiarietà che lascia agli Stati membri la possibilità di organizzarlo, nello stesso tempo, mette alla prova la capacità degli stessi a saper fare di meglio e non accontentarsi a soluzioni di ripiego (conferma la lettura intrinseca della risposta all’interrogazione dell’europarlamentare Morgano e dal riconoscimento elargito dall’EENA al modello italiano). Per l’Italia è una occasione importante per rivedere totalmente il Soccorso Pubblico e la Sicurezza, dati i tempi e le circostanze.

Un concetto che molti faticano a capire e deve essere alla base per dare un significato al principio di sussidiarietà, è che oggi 2016 d.C. non è più ne accettabile ne sostenibile che un utente effettuando una Chiamata di Emergenza si senta rispondere: “…attenda che le passo…”.

Governo e Regioni, nonostante numerose perplessità esposte in plurime sedi e da più soggetti (oltre a quello citato in apertura della presente, vi sono pubblicazioni da parte delle rappresentanze dei Vigili del Fuoco e dal 2010 ad oggi, praticamente assenti quelle del Soccorso Sanitario di cui non si comprende il motivo), comunque decisero di attuare il modello organizzativo del Call Center Laico (Ccl) ora definito Centrale Unica di Risposta (Cur), ove operatori laici identificano, localizzano e smistano alle Centrali Operative di competenza l’utente chiamante in Emergenza. Non una centrale operativa unica ma una centrale operativa aggiuntiva senza funzioni di coordinamento e gestione, inserita nel primo più importante anello della Catena del Soccorso: la Chiamata di Emergenza.

Con tale modello voluto da Regioni e Governo (in espansione e non si comprende il motivo della perseveranza dati i riscontri non soddisfacenti -punta dell’iceberg?-), il concetto di attesa e passaggio è ancora presente con strutture e modalità. I Ccl/Cur sono di fatto utili solo per abbattere le chiamate improprie. Il primario obiettivo in emergenza, è prendere in carico e portare a termine il bisogno di Emergenza del Cittadino, già dall’unica chiamata che un utente può effettuare. Se riprendiamo a modello il Dpr 27/03/92 ove, per l’istituzione del “fu” numero del Soccorso Sanitario, il 118, si definì l’assetto di centrali operative anche sovra provinciali (centrali operative di territori piccoli accorpate a quelle di territori più grandi per geografia, dinamiche, epidemiologia, ecc.), come vincere oggi sul principio di sussidiarietà europeo? Con le Centrali Operative Interforze (è ormai una tendenza europea già ante 2010), richieste da molte rappresentanze, dai lavoratori della sicurezza pubblica e del soccorso, evidenziate anche da ricerche nazionali e internazionali, ove tutti gli enti di competenza sono riuniti in unica struttura e deputati alla completa gestione dell’ emergenza a partire proprio dalla Chiamata di Emergenza stessa, garantendo in tal modo una pluralità di vantaggi:

  1. Risposta e Gestione condivisa, competente per consapevolezza, appropriatezza e conoscenza.
  2. Evoluzione delle professioni della Sicurezza, Soccorso Tecnico, Soccorso Sanitario, Difesa Civile mediante una sinergica cooperazione anche nella formazione, che ormai deve essere accademica. Professioni deputate per legge dello Stato e non “ibride” create mediante “corsifici” e non più basate sull’impiego “volontaristico”.
  3. Abbattimento delle rivalità corporative tra enti deputati alla sicurezza, soccorso e delle loro rappresentanze. Morandini fondatore dell’EENA, anni fa, constatava tale aspetto.
  4. Costi notevolmente ridotti: un costo stimato annuale di un Ccl/Cur di 3,3 mln di euro, sommato ai costi delle singole centrali operative provinciali dei vari enti, non è più sostenibile. Diversamente, con Centrali Operative Interforze bilanciate per territori, dinamiche ed epidemiologia, si avrebbe non solo un risparmio, ma un guadagno considerevole per aspetti strutturali, tecnologici, operativi. Un ulteriore guadagno è la realizzazione di tali strutture/organizzazioni mediante contributi europei.
  5. Migliore analisi dei fenomeni scatenanti l’emergenza, di qualsiasi genere essa siano. L’Italia dispone di una bibliografia immensa, poco applicata.
  6. Abbandono della modalità “…attenda che le passo…” e quindi eliminazione delle problematiche che insorgono nelle rispettive centrali operative di competenza ove la catena del soccorso è ulteriormente frammentata.
  7. Creazione di un Sistema Integrato di Sicurezza: Paesi dell’Est Europa e dell’America Latina (es. Ecuador), sono degli esempi raggiungibili. Buone Prassi che si traducono in Mandato, quindi una Autorità Nazionale, che si occupi integralmente di Emergenza, Soccorso, Sicurezza, Difesa Civile.
  8. Migliore educazione civica all’utilizzo del sistema di Sicurezza e Soccorso Pubblico, senza fraintendimenti dovuti a organizzazioni/enti di sistemi promiscui che generano informazione non civica. Una educazione civica, che non è mai costata nulla, per la riduzione delle chiamate improprie.

Concludendo, la riforma Madia sulla Pubblica Amministrazione non ha sviluppato l’argomento, limitandosi a delegare le Regioni all’attuazione del Nue112 (l’esperienza di delega regionale sul soccorso sanitario che ha portato negli anni difformità sul territorio nazionale, non è stata colta), deve impegnare coloro che si presenteranno alla candidatura per le prossime elezioni regionali e/o nazionali a organizzare adesso il tema. A loro si offre la disponibilità (per significato di Politica e Volontà, non altro), alla stesura analitica e progettuale per la nascita delle Centrali Interforze. Non vi sono ostacoli, è una necessità, perché nel lavoro comune risiede il bene comune e il progresso trova fondamento nella cooperazione e nell’intesa, per coinvolgere dal basso, anche il livello governativo centrale a una vera evoluzione del Soccorso Pubblico e Sicurezza. Il videomessaggio del Presidente del Consiglio “Noi siamo l’Italia#italiacoraggio”, molto significativo nelle parole, applicato alla tematica oggetto di discussione, si addice, perché il Nue112 per essere la spina dorsale di un Sistema Integrato di Sicurezza, deve avere delle fondamenta molto solide e non promiscue. Altrimenti perdiamo tutti.

 

Torriani Marco

Infermiere, Membro del 112-ESSN

 

L'autore

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1 Comment

  1. Daniele

    In Italia abbiamo un problema,radicato,che è quello di doverci,per forza,inventare le cose che ci vengono,invece,proposte già pronte e impacchettate,basterebbe copiarle ed adattarle.Il 112 in Italia ha radici”antiche”:fu tentato un esperimento con “soccorso Amico” che naufragò dopo qualche anno (e qualche milione,di lire,speso),la palla passò a Varese che,conscio di dover iniziare per porre fine all’annuale multa,per infrazione,che la UE ci comminava,spinse creando qusto call-center laico che,ahimè,poco ha da spartire con lo spirito della legge di istituzione del 112 (sia chiaro,non per colpe dei dirigenti o operatori che si sono trovati incastrati in un tritacarne più grande di loro).Da allora si è seguita quella strada,ottenendo solo di avere copie di CO,passaggi ulteriori che frustrano operatori e,sopratutto,utenti.Siamo distanti dal creare il vero 112,ma non mi stupisco visto che ancora oggi riusciamo a fare sterili polemiche sui soccorsi e sul chi dovrebbe intervenire prima o sulle competenze territoriali tra enti.

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