25 Novembre: contro la violenza sulle donne – Come deve comportarsi l’operatore sanitario?

25 Novembre: contro la violenza sulle donne – Come deve comportarsi l’operatore sanitario?

La violenza sulle donne è una tragedia odierna davanti alla quale nessuno può chiudere gli occhi e fare finta di nulla. In occasione del 25 Novembre, Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, ricordiamo il ruolo dei servizi sanitari e dei soccorritori nel caso si imbattessero in un’emergenza di questo tipo.

Secondo quanto riporta la Rivista dell’Infermiere n°6, pubblicata da IPASVI nel 2011:

In Italia la donna vittima di abuso o maltrattata ricorre ai servizi sanitari con una frequenza da 4 a 5 volte maggiore rispetto alle donne non maltrattate. Il numero di vittime che si rivolge al Pronto soccorso è nettamente superiore a quello delle donne che si recano alla Polizia, ai consultori, ai centri antiviolenza, ai servizi sociali e ai servizi messi a disposizione dal volontariato. […]

La violenza contro le donne è ritenuta violenza di genere, ma soprattutto, una violazione dei diritti umani (Conferenza Mondiale sui diritti umani: Dichiarazione di Vienna e Programma d’azione, in particolare al punto 18). Nonostante siano passati molti anni dalla fondazione dei centri antiviolenza e dall’aumento della conoscenza del fenomeno, la violenza sulle donne rimane la prima causa di morte nel mondo per le donne tra i 16 e i 44 anni: più degli incidenti stradali, più delle malattie.

Secondo gli ultimi dati Istat riportati da Nurse24+:

In Italia sono circa 6 milioni e 788 mila le donne che hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% è rimasta vittima di violenza fisica, il 21% di violenza sessuale e il 5,4% di forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono, infine, 652 mila le donne che hanno subito stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri.

Il ruolo del pronto soccorso è fondamentale, poiché è talvolta il primo luogo a cui, prima o poi, nel corso della storia di maltrattamenti, la donna si rivolge. Da qui parte il complesso percorso per aiutare la vittima ad uscire dalla relazione violenta in cui è coinvolta. L’arrivo al PS tramite triage infermieristico è un momento estremamente delicato e occorre essere molto pazienti e cauti per poter far parlare della propria situazione. Per la vittima non è semplice interfacciarsi con un estraneo di una situazione e soprattutto, di una persona che teme le possa fare ancora del male.

La chiave resta quindi nell’accoglienza, sia che si tratti di un infermiere, che di un volontario o di un rappresentante delle forze dell’ordine. La donna ha bisogno di percepire di aver trovato un posto, ma soprattutto, una figura con cui può confidarsi e tramite la quale scrivere la parola fine alla relazione nociva che sta vivendo.

La cosa importante è quindi essere sempre preparati ad affrontare una situazione di questo tipo.

Come? Cercando di non mostrarsi sopraffatti dal racconto e dalla situazione della vittima. Occorre mostrarsi sicuri e protettivi. Essere informati sulle possibili soluzioni da adottare e dare i giusti riferimenti dislocati sul territorio è il punto di forza che permette agli operatori sanitari di mostrarsi affidabili agli occhi della vittima e le infonderanno uno spirito nuovo per affrontare di petto la situazione, sapendo che non è più sola.

L'autore

Martina Tesser

Free-lance nel settore editoriale dal 2010, scrivo con passione di tematiche relative al soccorso, specialmente legate all'ambito inglese e americano. Futuro? Obiettivo Vigile del Fuoco!

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