40 anni fa il terremoto del Friuli: “Hanno visto, hanno pianto, uno per tutti”

40 anni fa il terremoto del Friuli: “Hanno visto, hanno pianto, uno per tutti”

Dal Documento della Bibilioteca Nazionale dei Vigili del Fuoco

Il terremoto è iniziato il 6 maggio 1976 alle ore 21,10′, ed ha interessato tutta la zona della regione Friuli Venezia Giulia posta nel settentrione d’Italia a confine con l’Austria e la Jugoslavia, su di un territorio di circa 3.000 Kmq., avente una configurazione rettangolare di circa 50 Km. per 60 Km., con epicentro nel Comune di Venzone a circa 30 Km. a nord della città di Udine. Le scosse, iniziate come detto alle ore 21,10′, hanno fatto registrare una «magnitudo» pari a 6,2 della scala Richter, e la principale di esse ha avuto una intensità, all’epicentro, valutata fra il 9° ed il 10° grado della scala Mercalli. Per rendere più comprensibile l’intensità del terremoto e per dare un’idea pratica della sua forza, è utile aggiungere che la scossa summenzionata è stata sentita a Trieste, Venezia e Padova fino alla distanza massima di 150 Km. e valutata di 7° grado. A Trento, Brescia, Ravenna, Forlì, Rimini, a 320 Km. di distanza massima, la scossa è stata valutata di 6° grado. Per tutte le città d’Italia, fino a giungere a Roma, ad una distanza di 650 Km. dall’epicentro, la scossa registrata dai sismografi è stata di 2° grado e 3° grado. Il fenomeno sismico ha interessato 77 comuni delle due province di Udine e Pordenone, per complessivi 60.000 abitanti circa, di cui ben 45.000 sono rimasti senza tetto.

 

Le varie informazioni, giunte in tragica sequenza alla Sala Operativa del Ministero dell’Interno, non hanno potuto che confermare e precisare quanto, nelle ore successive alle prime scosse, ha riferito l’Ispettorato interregionale dei Vigili del Fuoco per il Trentino Alto Adige, Friuli e Venezia Giulia dopo l’invio, nelle zone colpite dal disastro, di squadre di Vigili del Fuoco ed automezzi di soccorso. Le dimensioni della catastrofe sono apparse non facilmente contenibili con l’organizzazione di soccorsi in sede locale ed il Servizio Tecnico Centrale della Direzione Generale ha assunto il coordinamento degli interventi, impartendo le più opportune direttive per attuare un piano di immediato soccorso ed inviando più consistenti reparti e mezzi del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, unitamente a tutte le componenti dell’organizzazione di Protezione Civile. Alla Sala Operativa del Ministero è stato un affluire costante di dati che hanno aggiornato le dimensioni di un disastro che, di momento in momento, si è dilatato entro i contorni di una sciagura nazionale. Si sono così, purtroppo, chiaramente delineati quei limiti previsti dalla Legge 8 dicembre 1970, n. 996, relativamente alla istituzione della Protezione Civile ed alla disciplina delle norme sul soccorso alle popolazioni colpite da calamità naturali o da catastrofe. Il potere esecutivo e la pubblica opinione, hanno dovuto prendere atto che la sciagura del Friuli ha drammaticamente verificato le ipotesi previste dall’art. 1 della Legge per definire «calamità naturale» o «catastrofe» l’insorgere di specifiche situazioni che comportino grave danno o pericolo di grave danno all’incolumità delle persone e ai beni e che, per loro natura o estensione, debbano essere fronteggiate con interventi tecnici straordinari.

Conseguentemente, il Presidente del Consiglio dei Ministri – per la prima volta dall’entrata in vigore della Legge n. 996 ed in conformità di quanto previsto dall’art. 5 – ha dichiarato con proprio Decreto, su proposta del Ministro dell’Interno, lo stato di calamità naturale nelle zone del Friuli colpite dal sisma, conferendo al Ministro dell’Interno la direzione ed il coordinamento di tutti i servizi e gli interventi delle pubbliche amministrazioni, civili e militari – centrali e periferiche – di enti pubblici e di privati e nominando il Sottosegretario di Stato all’Interno, On. Giuseppe ZAMBERLETTl, Commissario del Governo per le zone terremotate del Friuli. Successivamente l’Ispettore Generale Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco Ing. Alessandro GIOMI, è stato nominato Vice Commissario.

Mentre il Commissario ha dato mano alla prima organizzazione ed al rapido coordinamento dei soccorsi, nei paesi terremotati si è preso a scavare dove non v’era più segno di strada e dove un tempo vi erano case e famiglie. Vigili del Fuoco, militari e civili hanno preso a scavare dappertutto impiegando ruspe dove è stato possibile, con i picconi e con le mani dove si è percepito un lamento e si è dato credito alla speranza di trovare una vita non ancora spezzata. Dove la terra ha tremato ed i paesi hanno finito per assomigliarsi tutti, soffocati dalle macerie che hanno inghiottito in pochi secondi centinaia di vittime, i Vigili del Fuoco ed i militari di stanza nel territorio, hanno profuso per giorni e giorni ogni energia per soccorrere i feriti, seppellire i morti, aprire nuovamente le strade ostruite dalle macerie, demolire le strutture pericolanti e recuperare, ove possibile, le masserizie dei superstiti. Con il passare dei giorni il doloroso consuntivo delle vittime civili recuperate, fino al 15 settembre 1976 – data di un’altra violentissima scossa che ha falciato altre 12 vite – ha fatto registrare il decesso di 870 persone, ripartite come segue: –

Provincia di Udine: Artegna-Arta 29 Buia 40 Cavazzo Carnico 01 Colloredo Monte Albano 0 5 Forgaria nel Friuli 70 Gemona del Friuli 306 Lusevera 08 Magnano in Riviera 38 Osoppo 89 Ragogna 08 Resia 0 3 San Daniele del Friuli 04 Tarcento 07 Tavagnacco 01 Tricesimo 01 Trasaghis 20 Majano 127 Moggio Udinese 08 Montenars 31 Udine 01 Venzone 45 – Provincia di Pordenone: Castelnuovo del Friuli 01 Fanna 01 Pinzano al Tagliamento 12 Vito d’Asio 14

A queste cifre che riguardavano la morte di soli civili, si devono aggiungere 30 militari, per lo più deceduti, durante il primo tragico evento, negli insediamenti della FF.AA. Alle operazioni di soccorso, resesi necessarie per fronteggiare le conseguenze della catastrofe e svolte fino. al settembre 1976, nell’ambito dell’organizzazione di Protezione Civile, hanno preso parte:

– Reparti dei Vigili del Fuoco con 929 uomini e 558 automezzi;

– Reparti dell’esercito con 12.448 uomini e 1.624 automezzi;

– Reparti della Marina con 427 uomini e 53 automezzi;

– Reparti dell’Aeronautica con 160 uomini e 80 automezzi;

– Reparti dei Carabinieri con 3.000 uomini e 597 automezzi;

– Reparti della P.S. con 1.268 uomini e 309 automezzi;

– Reparti della C.R.I. con 175 uomini e 17 automezzi.

Complessivamente hanno operato, nelle zone terremotate, 18.407 uomini con 3.238 automezzi. È inoltre doveroso sottolineare l’opera svolta dai Vigili del Fuoco Austriaci, Francesi e Jugoslavi, dai militari Americani, Canadesi e Tedeschi, dai civili Svizzeri, intervenuti nelle zone sinistrate sin dai primi giorni. Hanno infatti collaborato le seguenti squadre:

– 150 Vigili del Fuoco Francesi dell’Alta Savoia e del Sapeurs Pompiers con 16 automezzi normali e 30 speciali;

– 604 militari Tedeschi del Genio Pionieri appartenenti all’8° Brigata Brangdeburgo con 9 automezzi normali e 34 speciali;

– 117 genieri Canadesi con 89 autocarri e mezzi speciali;

– 70 unità di militari Americani delle Forze Aeree appartenenti al 400 Gruppo Tattico con 81 automezzi normali e 5 speciali;

– altre unità minori Jugoslave, Austriache e Tedesche.

Il contributo dato dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco non si è fermato alle operazioni di soccorso ed al recupero delle salme, ma si è validamente espresso nell’organizzazione di ogni azione decisionale a livello dell’Ufficio del Commissario Straordinario per il Friuli ed a livello dei centri operativi locali, istituiti per coordinare nel territorio il lavoro degli Amministratori locali. Nella organizzazione centrale del suo Ufficio (Centro Operativo della Prefettura di Udine e Centro di Coordinamento dei Centri Operativi intercomunali) ed in quella degli otto centri Operativi intercomunali istituiti con sua ordinanza nel territorio dei Comuni disastrati, il Commissario Straordinario ha ritenuto conveniente avvalersi direttamente dell’opera di un nucleo di Ingegneri e di Geometri del Ruolo Tecnico Antincendi, in considerazione del fatto che la natura dei compiti istituzionali, ordinariamente espletati nei vari livelli della struttura del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco da tali funzionari dell’Amministrazione dello Stato avrebbe loro consentito di mettere a frutto, nella circostanza, la specifica esperienza professionale acquisita nell’affrontare i rischi ed i disagi connessi con situazioni di pericolo e nel risolvere i relativi problemi di emergenza. È stato inoltre necessario costituire un centro di coordinamento dei dati con lo scopo di raccogliere e ordinare tutte le informazioni che provenissero dai Centri Operativi o da altre organizzazioni private, onde poter pianificare e predisporre le strategie d’intervento riferentisi particolarmente a piani di attendamento e piani di ristrutturazione e ricostruzione delle strutture socio-economiche danneggiate dal sisma.

Si è .così venuta a costituire, alle dirette dipendenze del Commissario Straordinario del Governo, una struttura tecnica che ha consentito di affrontare, entro termini spesso brevissimi, l’espletamento di vari ed onerosi compiti intesi a risolvere:

– il coordinamento delle operazioni di immediato soccorso;

– lo studio e la programmazione degli interventi organizzativi e logistici per la più completa assistenza alle popolazioni colpite dal terremoto;

– le modalità esecutive degli interventi predetti;

– il reperimento di ingenti quantitativi di tende e di roulottes e la loro destinazione ed impianto nei luoghi di maggiore immediata richiesta;

– il reperimento e la scelta di abitazioni mobili o ad elementi componibili prefabbricati, da adibire provvisoriamente ad alloggi delle famiglie dei senza tetto;

– la installazione in loco delle predette abitazioni;

– lo studio e la realizzazione delle infrastrutture e delle opere di urbanizzazione per le abitazioni predette.

 

A tale scopo il Commissario Straordinario ha istituito alle sue dirette dipendenze il Servizio Operativo dei Vigili del Fuoco, per l’assolvimento dei compiti necessari a realizzare, nell’ambito delle attribuzioni di competenza dell’organizzazione della Protezione Civile, concreti interventi in favore delle popolazioni colpite dal sisma. Al Servizio Operativo dei Vigili del Fuoco il Commissario Straordinario ha quindi demandato la trattazione di tutti i problemi ricadenti nelle competenze istituzionali di protezione civile, sia per la parte relativa alla programmazione delle più opportune iniziative, sia nella parte relativa alla realizzazione di adeguate strutture o alla esecuzione di idonee opere. Il Commissario Straordinario, in virtù dei poteri conferitigli dalla Legge, ha a tal fine, autorizzato il Capo del Servizio Operativo predetto, a stipulare autonomamente ogni negozio giuridico con Imprese o Enti prestatori delle forniture e delle opere necessarie a realizzare interventi programmati. I presupposti di tal genere di scelta hanno trovato una valida verifica oltre che in sede centrale, anche in sede locale.

La presenza dei tecnici dei Vigili del Fuoco si è, infatti, dimostrata spesso preziosa nell’opera di coordinamento delle forze delle più diverse organizzazioni nazionali ed internazionali giunte sul posto. In tal senso è superfluo ricordare come, in tali circostanze, sia arduo creare le condizioni di un’efficace utilizzazione dei soccorritori per evitare inutili sovrapposizioni di azioni e sovraffollamento di personale non specializzato nelle zone disastrate.

Molteplici e complesse sono state le difficoltà organizzative affrontate per avviare a soluzione, in tempi diversi ed in base a precise priorità, problemi di varia natura quali:

1 – la ricerca, il recupero e la sepoltura delle vittime;

2 – il ricovero della popolazione rimasta senza tetto, prima con l’approviggionamento di tende e di roulottes e, successivamente, con la fornitura e la posa in opera di prefabbricati;

3 – il trasporto di parte della popolazione nelle cittadine della riviera adriatica;

4 – l’abbattimento, nei paesi colpiti, delle parti di strutture di edifici in più immediato pericolo di stabilità;

5 – il ripristino, nei centri colpiti, della viabilità principale;

6 – la determinazione di una viabilità sostitutiva di quella ordinaria interrotta in più tratti;

7 – il vettovagliamento ed il rifornimento di vestiario e coperte alle popolazioni colpite;

8 – la identificazione di capaci centri di raccolta degli aiuti inviati nel Friuli via terra e via aerea;

9 – lo smistamento e l’avvio dei materiali nei Comuni maggiormente bisognosi;

10 – la salvaguardia del restante patrimonio artistico-culturale;

11 – la identificazione ed il recupero di opere d’arte;

12 – la rimozione ed il trasporto delle macerie degli edifici e dei manufatti abbattuti;

13 – il ripristino di strutture locali sanitarie;

14 – la riattivazione, nei centri abitati superstiti, della distribuzione dell’energia elettrica, dell’acqua, del gas e delle reti fognanti;

15 – la fornitura, negli insediamenti di immediata emergenza, dell’energia elettrica e dell’acqua;

16 – la scelta delle aree per gli insediamenti abitativi con prefabbricati;

17 – la realizzazione negli insediamenti di immediata emergenza e, successivamente negli insediamenti abitativi con prefabbricati, delle necessarie opere di urbanizzazione delle aree.

Alla valutazione dei problemi ed alle conseguenti soluzioni tecniche ha fatto riscontro l’adozione dei necessari provvedimenti da parte del Commissario Straordinario che, con l’emanazione di tempestive ordinanze commissariali, ha chiaramente regolamentato l’azione di ripristino di un tessuto socio-economico completamente dissestato. Di non comuni dimensioni si è prospettato al Commissario Straordinario il tema di restituire, nelle stesse zone disastrate dal sisma, alle popolazioni duramente provate dagli eventi e, per la maggior parte, rimaste senza tetto, la possibilità di fruire, sia pure in modo precario, di un ricovero immediato sul posto e di avviare, in tal modo, un tentativo di preservare nel territorio, a fianco di un tessuto urbano pressocchè cancellato, un pur fragile tessuto socio-economico, che è sembrato destinato a dissolversi dopo la violenta ulteriore scossa tellurica del 15 settembre 1976.

A tale intento ha fatto seguito, dopo il sisma del 6 maggio, la determinazione adottata di reperire prima il maggior quantitativo possibile di tende e, successivamente, di acquistare o requisire il maggior numero possibile di roulottes destinate a dar luogo ad insediamenti abitativi più organizzati. Gli ulteriori violenti episodi sismici del 15 settembre hanno determinato un notevole esodo di abitanti in alloggi requisiti nelle località della limitrofa riviera adriatica. Si è così drammaticamente riproposta la inderogabile necessità di predisporre piani operativi per dar luogo ad insediamenti più validi in modo da non consentire il distacco della popolazione dalla propria terra e dalle proprie usuali attività. Considerate quindi la necessità e l’urgenza di provvedere ad una adeguata sistemazione degli alloggi per le numerose famiglie rimaste senza tetto, il Servizio Operativo dei Vigili del Fuoco ha predisposto decine di istanze con le quali il Commissario Straordinario ha «ordinato», in ciascun Comune, la «requisizione in uso» dei terreni prescelti per la installazione degli alloggi prefabbricati. Il piano Commissariale per la installazione dei prefabbricati ha interessato il territorio di 17 Comuni della Provincia di Pordenone e di 75 Comuni della Provincia di Udine.

Complessivamente il piano Commissariale ha comportato la fornitura e la posa in opera di prefabbricati per 9.621 alloggi distinti in:

2.658 prefabbricati della Protezione Civile, 6.963 relativi alla concessione di acquisto demandata ad alcuni Comuni della Provincia di Udine e ad alcune cooperative locali. Per quanto concerne le opere di soccorso sono stati complessivamente impiegati dai Vigili del Fuoco i seguenti mezzi:

– 53 autocarri attrezzati;

– 141 campagnole;

– 39 mezzi speciali (trattori caricatori, apripista e ribaltabili);

– 21 autoscale;

– 3 autogrù;

– 27 camionette fotoelettriche;

– 23 autobottipompe e autopompeserbatoio;

– 14 autolettighe;

– 72 autovetture;

– 163 autofurgoni;

– 2 elicotteri; per un totale di 558 mezzi.

Il macchinario, pur sottoposto ad un lavoro continuo e logorante, ha funzionato egregiamente, grazie anche all’organizzazione per la sua riparazione e manutenzione a mezzo delle officine dei Comandi e di squadre di meccanici specializzati fatti affluire in zona dalle Ditte costruttrici. Gli interventi effettuati risultano essere stati completamente i seguenti:

– Salvataggio persone (n.) 109

– Recupero salme (n.) 604

– Seppellimento carogne (n.) 204

– Recupero valori e masserizie (lire) 13.633.150.000

– Movimento macerie (mc.) 188.741

– Rifornimento idrico in aggiunta a quello effettuato dai militari (n.) 238

– Interventi vari per demolizioni strutture pericolanti, riparazione tetti ecc. (n) 2.320

 

È doveroso specificare che i due elicotteri hanno dato il loro valido contributo alle operazioni di soccorso con un impiego che si è protratto per 42 giorni e 222 ore di volo complessive.

Essi hanno provveduto a compiere le seguenti importanti missioni:

1) Servizi di perlustrazione (zone isolate non raggiungibili altrimenti);

2) Atterraggi in frazioni isolate di montagna;

3) Trasporto cani da valanga;

4) Trasporto urgente di plasma all’Ospedale di Udine;

5) Localizzazione e trasporto di personale W.F. rimasto isolato da frane;

6) Ricognizione con geologi per individuazione frane;

7) Trasporto malati;

8) Soccorso equipaggio elicottero precipitato;

9) Recupero opere d’arte e materiali sacri in chiese non raggiungibili via terra;

10) Ricognizioni con Commissario di Governo ed Autorità;

11) Ricognizioni con tecnici jugoslavi esperti di terremoto;

12) Trasporto operatori e materiali al Monte Matajur per ripristino ponte radio;

13) A disposizione dell’Ispettore di zona per movimento nei settori più distanti.

Proprio da uno di questi elicotteri è venuto l’epilogo al dramma del Friuli, tanto interamente ed intensamente vissuto dai Vigili del Fuoco, con un tributo ulteriore di dolore e sacrificio della vita: uno degli elicotteri protagonista di numerose missioni, per un guasto ai motori, si è schiantato ai margini del lago Redona. Il bilancio della tragedia è stato decisamente pesante: cinque morti ed altrettanti feriti. Le vittime, a parte il civile friulano Pio Francesco Perin, tecnico di una ditta costruttrice di prefabbricati, sono stati tutti Vigili del Fuoco: il secondo pilota Antonio Alfano, 37 anni, il motorista Sabatino Bocchetto, 32 anni, l’altro motorista Amato Celli, 38 anni, tutti del Comando di Roma e il Vigile Antonio Pedone, 33 anni, in forza al Comando di Modena. Tutti appartenenti al Corpo i cinque feriti: Cosimo Balestra e Marco Donega, di 24 anni, il primo pilota Gino Bellanti, modenese di 36 anni, Antonio Silcolle, 24 anni e Italo Bomero, 27 anni.

Per la prima volta il Corpo dei Vigili del Fuoco è intervenuto così massicciamente in occasione di una calamità naturale. Nel caso del terremoto del Friuli si è trattato non solo di un grosso intervento di Protezione Civile, ma soprattutto di una campagna di solidarietà umana. I Friulani hanno sentito ed apprezzato il valore umano e lo slancio dei Vigili, tanti che innumerevoli sono stati gli attestati di apprezzamento e gratitudine.

La frase apparsa sulla parete di un edificio diroccato di Gemona è stata la pratica testimonianza di tale umana corrispondenza fra i Vigili del Fuoco e le popolazioni friulane: «I VIGILI DEL FUOCO HANNO VISTO, HANNO PIANTO, UNO PER TUTTI»

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