Adesso Vasco lo studia l’Europa: Harvard e Modena insieme per uno studio sulla gestione dei grandi eventi

Adesso Vasco lo studia l’Europa: Harvard e Modena insieme per uno studio sulla gestione dei grandi eventi

Il concerto di Vasco Rossi è stato un evento da Guinness dei Primati, e a rendersene conto per primi sono stati  gli inglesi. All’AUSL di Modena è arrivata la richiesta di una collaborazione per studiare il modello di maxi-emergenza messo in piedi dall’AUSL emiliana. I motivi  nell’intervista al Direttore Generale Annicchiarico e al coordinatore infermieristico Sonia Rioli

 

MODENA – L’ottima gestione della sicurezza e delle potenziali emergenze durante il concerto di Vasco Rossi al Modena Park (leggi il nostro primo reportage qui) hanno fatto drizzare le antenne a molte specialisti di security europei, perché questo evento è stata davvero di altissimo livello sotto il profilo del piano sanitario e di emergenza. È notizia di questi giorni che l’Università di Harvard attiverà una collaborazione con l’Università di Bologna per studiare quanto fatto a Modena dal Dipartimento Interaziendale di Emergenza Urgenza (DIEU) per il mega-concerto del “Komandante” Vasco Rossi. “L’evento è stato gestito in modo innovativo” ha spiegato il Direttore Generale dell’AUSL di Modena Massimo Annicchiarico. “La preparazione dell’evento è iniziata sei mesi prima, e la collaborazione interforze che si è venuta a creare ci ha fatto provare esperienze che saranno molto utili in futuro”.

 

Massimo sforzo per un risultato che l’Europa ci invidia

piacentini-concerto-vasco-6L’organizzazione di un evento con afflusso massivo al di fuori di una struttura deputata e organizzata per situazioni simili è una cosa anomala nel panorama delle manifestazioni mondiali. “Le caratteristiche a cui abbiamo badato sono diverse perché se 200 mila persone in un parco ci stanno, non significa che gli aspetti di sicurezza e le caratteristiche logistiche siano confacenti. Possiamo dire che la macchina dell’organizzazione è preparata ad affrontare situazioni simili in contesti differenti, quindi con complessità minori di quelle affrontate al Modena Park. Abbiamo dovuto tener conto di tre questioni: Il luogo che non è nato per ospitare così tante persone. Il dimensionamento dell’assembramento, con un numero di persone molto superiore al contesto cittadino che lo circonda, e il tempo limitato dell’evento”.

A quel punto – continua Annicchiarico – “è stato fatto il massimo per creare una forte interfaccia fra tutti gli attori in campo: Prefettura, Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco e Sanitari hanno affrontato insieme peculiarità organizzative interessanti. Chiaramente le componenti hanno discusso a lungo ma ne è nata un’ottima collaborazione, che ha portato – cosa più importante – ad un assetto di comando con complessità proporzionali”. Proprio l’attenzione alle liee di comando è stato uno dei tasselli più importanti di questa organizzazione. “Il rischio di perdere informazioni è sempre alto. Ridurre la catena di comando, rendere chiare le competenze e i tempi è utile per risolvere anche piccole emergenze.  Per esempio durante l’attesa del concerto abbiamo avuto un problema di approvvigionamento acqua per la piazzola disabili del PIT2, e siamo riusciti a risolvere il problema riducendo i tempi usati per prendere le decisioni”.

Al Modena Park sono stati messi in campo tutti gli strumenti di Protezione Civile e di gestione degli eventi classici, ma combinati insieme al servizio sanitario.  COC, GOS e sotto-centrale Deltazero sono stati messi nella possibilità di dialogare, con canali univoci. “Il coordinamento generale sull’evento è  stato importante. Possiamo dire che abbiamo gestito un numero unico localizzato e interforze, che può farci capire come può funzionare questo modello su contesti operativi più ampi. Il punto di forza della nostra organizzazione è stata la mitigazione delle interferenze e l’attenzione alla conflittualità fra gestione straordinaria e gestione ordinaria. Lo studio che in futuro sarà fatto con l’università di Harvard sarà particolarmente incentrato sugli elementi caratterizzanti questa esperienza”.

Il segreto della doppia centrale, un metodo di gestione modernizzato ed efficiente

foto-concerto-di-vasco-2Per andare però più a fondo in quello che sarà uno dei temi fondamentali che hanno garantito il successo di questo evento, bisogna andare a parlare in modo più approfondito di Delta zero, ovvero la centrale sanitaria alle dipendenze del GOS e del COC, che operava solo sulla “piccola” città del Modena Park. Una città con 200 mila persone accaldate e potenzialmente incontrollabili in caso di panico. Di questo specifico tema ne abbiamo parlato con la dottoressa Sonia Rioli, coordinatore infermieristico e firmataria insieme alla dottoressa Cremonini e al dottor Toscani, del piano sanitario per l’evento.

“La situazione che si è venuta a creare sul Modena Park è stata molto particolare, anche dal punto di vista del soccorso sanitario – ci ha spiegato la dottoressa Rioli – e abbiamo scelto di  lavorare con una micro-area all’interno del parco, formando cioè una centrale di risposta alle emergenze ben localizzata e strutturata con punti di riferimento precisi e specifici. Per esempio, le squadre di intervento che usualmente chiamiamo in gergo Sierra, all’interno del Modena Park erano PM, perché erano presenti dei cartelli ben visibili e numerati all’interno dei tre PIT che ci aiutavano a gestire la localizzazione”.

concerto-vascoLa gestione del parco, dal punto di vista sanitario, è stata una grande prova di capacità e tecnica. “Il Delta zero, cioè la centrale sanitaria che faceva poi riferimento al GOS, era composta da un coordinatore 118 e da due operatori con esperienza in gestione della chiamata d’emergenza. Abbiamo inserito anche due referenti di ANPAS e di Croce Rossa che hanno supportato la comunicazione con le squadre dei volontari. Questo perché l’interesse principale è sempre stato quello di rendere univoco in ogni campo il responsabile della comunicazione radio. Ridurre la possibilità di fraintendimenti e la necessità di ripetizioni è stato davvero molto importante. Quando abbiamo fatto il piano abbiamo lavorato su questo aspetto e sulla settorializzazione dell’area da controllare. Poi chiaramente ci è venuta in aiuto la geolocalizzazione delle radio e delle chiamate, che ci hanno aiutato moltissimo”.

Nei numeri è abbastanza chiaro quanto è stato fatto nelle poche ore di attività: 1850 interventi di supporto, 17 ospedalizzazioni e il supporto anche alla gestione delle necessità di Protezione Civile, che durante il deflusso sono stati il maggior problema a cui fare fronte. Mentre la gestione del conflitto fra area del concerto e area vasta di Modena è andata molto bene (le due centrali – quella localizzata e quella periferica di Bologna erano in continuo rapporto per evitare che la logistica del concerto tagliasse in due la città dal punto di vista dell’assisenza), c’è stata parecchia apprensione per il momento critico, ovvero il deflusso: “Non abbiamo avuto problemi gravi durante il concerto, ma alla stazione ferroviaria di Modena c’è stato il massimo punto di pressione sul sistema – spiega la dottoressa Rioli –. Le migliaia di persone che si sono raccolte in un luogo piccolo hanno obbligato noi e la protezione civile ad aumentare la presenza e ad allestire rapidamente un PMA. Per fortuna ci siamo sempre mossi  in preventivo e in stazione avevamo già mezzi e attrezzature per distribuire acqua e coperte.

Infine, l’importante collaborazione fra medici, infermieri, volontari e forze dell’ordine.

concerto-vascoDa tutto il grande lavoro svolto per il concerto di Vasco Rossi al Modena Park emergono tante cose. L’attenzione a qualsiasi variabile (era attivo anche un nucleo NBCR in caso di attacco terroristico) è solo l’aspetto più evidente di un sistema che ha ragionato con ogni competenza e con ogni aspetto coinvolto in maniera totale. Volontariato, infermieri, medici, coordinatori, Forze dell’Ordine e Vigili del Fuoco sono stati messi insieme per pianificare una struttura di comando e coordinamento snella, precisa e capace di riconoscere necessità ed esigenze del territorio in tempo reale. Ne è prova l’allestimento “estemporaneo” di una squadra infermierizzata da mettere a supporto delle altre due squadre ALS presenti sull’area del concerto, così da avere una copertura semi-avanzata in più, in caso di evento sanitario grave. Oppure la grande capacità di interazione fra GOS e Delta zero per usare le infrastrutture telematiche, i droni e le telecamere presenti al Modena Park per individuare con precisione la persona che aveva richiesto aiuto.

Tutti tasselli che saranno fondamentali nella creazione del sistema di emergenza del futuro.

 

 

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