Assistenza territoriale H16: Ma il viaggio in ambulanza al Pronto Soccorso è davvero la soluzione? Ne parliamo con la SIMEU

Intervista alla presidente nazionale della Simeu Maria Pia Ruggieri sulla riforma che prevede la scomparsa del medico di continuità. Ci sono delle alternative?

Nutturna in Pronto Soccorso: I pazienti addormentati saranno la normalità?

Nutturna in Pronto Soccorso: I pazienti addormentati saranno la normalità?

Davanti all’ultima proposta di riforma dell’assistenza sanitaria territoriale si è creato un grandissimo dibattito, soprattutto nel mondo dei professionisti e dei volontari che operano nel settore pre-ospedaliero. La fine della continuità assitenziale H24 garantita dalla “Guardia Medica” (perché ancora così è chiamata dai normali cittadini, che stentano a tenere il passo delle riforme) e l’inizio di un percorso di continuità da 16 ore rischia di diventare un problema vero per tutti: pazienti, volontari, infermieri e medici. Non vogliamo definirlo problema “grave” perché non abbiamo dati statistici su cui appoggiare un giudizio, ma di certo le preoccupazioni che sono state esposte negli ultimi giorni sono tante, e tutte vedono nel Pronto Socccorso e nelle piccole emergenze quotidiane i punti deboli di una rivoluzione che vuole migliorare l’uso delle risorse, ma che forse l’impianto della Sanità Italiana non è pronta ad affrontare. Quanto ci mette oggi una Guardia Medica notturna a fare un’iniezione di toradol a una persona con una colica renale e cosa significherebbe per quel paziente dover invece recarsi in ambulanza al più vicino punto bianco? Insomma: siamo davvero pronti a risolvere ogni minima emergenza con un viaggio in ambulanza al Pronto Soccorso? Affrontiamo la questione con una intervista. Abbiamo parlato con Maria Pia Ruggieri, presidente nazionale della SIMEU, la Società Italiana di Medicina dell’Emergenza Urgenza.

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Maria Pia Ruggieri, presidente nazionale Simeu (Società italiana della Medicina di emergenza-urgenza)

Dottoressa Ruggieri, ma le Regioni italiane sono pronte per gestire un servizio assistenziale a 16 ore?

Credo che ciò sia possibile ed estremamente utile ai cittadini che avrebbero il proprio ambulatorio medico di medicina generale disponibile tutto il giorno; rimando comunque la risposta definitiva alle società scientifiche del settore della medicina del territorio, sicuramente più informate.

A fronte di un problema già oggi presente (quello del sovraffollamento dei PS) la risposta data da questi indirizzi sembra ignorare le giornate critiche, cioè le festività e i notturni. Su questi periodi che vengono lasciati completamente a carico del PS, qual’è la vostra risposta e la vostra proposta?

Sicuramente questa proposta, cioè relativa al ricorso al 118 ed al PS durante le ore notturne e nei giorni festivi andrà a peggiorare ulteriormente la situazione di sovraffollamento delle strutture dell’emergenza con accessi prevalentemente impropri, creando un ritardo di cura, sul territorio, delle patologie tempo dipendenti; la proposta più ovvia è quella di organizzare e sostenere meglio la risposta della medicina del terriotrio anche di notte e nei giorni festivi, continuando il percorso già intrapreso di separazione del percorso dell’emergenza-urgenza ospedaliero con utilizzo di letti per acuti, da quello della medicina di base sul territorio con utilizzo di risorse del territorio non per acuti: ciò porterebbe ad appropriatezza delle risorse sanitarie.

praiano-medico-di-guardia-aggredito-da-giovane-ub-101181Il 118 diventerà – con queste linee di indirizzo – la risorsa primaria per ogni tipo di  emergenza nei notturni feriali e per mezza giornata nei festivi. Avete più paura del sovraffollamento o più paura per la copertura dei codici rossi?

Il sovraffollamento dei PS è causato dai pazienti in attesa di posto letto per ricovero, che richiedono attenzione e cure. Non abbiamo paura della maggiore presenza di persone in PS, durante la notte, perché avrebbero codici triage a bassa-media priorità e non meritevoli di ricovero; ci preoccupa sicuramente, invece, il ritardo di cure da parte del 118 dei veri soccorsi per patologie tempo dipendenti rispetto ai soccorsi per sintomi di non univoca gravità clinica.

Sapendo che sulle ambulanze operano quasi sempre solo i volontari, e che i medici si muovono invece sull’automedica, cosa pensate della possibilità di incrementare le competenze degli infermieri d’area critica?

La società scientifica sostiene e promuove da sempre la figura professionale dell’infermiere dell’urgenza, nella formazione e nell’acquisizione delle competenze, e nella somministrazione anche di terapie su protocolli concordati e predisposti dal dirigente medico del servizio. L’infermiere non può però fare diagnosi, né prescrivere terapia, e quindi non può decidere se condurre o non un paziente in ospedale.

Ma oggi, in Italia, ci sono medici sufficienti per dare una risposta seria alle esigenze dei cittadini H24 7 giorni su 7?

A questa domanda vorrei rispondere non con un si né con un no, ma sottolineando che non sono importanti solo i numeri: bisogna puntare su competenza e specificità professionale per i percorsi clinici dovuti.

Soprattutto, davanti a queste linee di indirizzo, che scenario si devono aspettare i cittadini?

Il cittadino durante le ore diurne andrà a migliorare il suo rapporto di fiducia con il medico di medicina generale. Durante la notte potrà subire i ritardi del PS in PS sovraffollato se lamenta sintomi non gravi (febbre, mal di gola, diarrea, …), potrà subire dei ritardi di soccorso a domicilio da parte del 118, in qualsiasi caso.

 

 

 

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