Bari, adesivi 118 irregolari e concorrenza sleale fra ambulanze

Bari, adesivi 118 irregolari e concorrenza sleale fra ambulanze

QUOTIDIANO ITALIANO, BARI – A fine 2014, con una lettera, il coordinamento del 118 strigliava le associazioni di volontariato per l’uso improprio delle divise del servizio di emergenza sanitaria. Con troppa facilità personale e mezzi di soccorso indossavano le insegne anche fuori dai turni de il 118, come, per esempio presenziando a concerti o feste di paese. In quel contesto il cazziatone è servito e effettivamente gli operatori sono diventati più attenti nell’uso delle divise.

Tuttavia nel sistema del 118, e nel più ampio mondo dell’associazionismo che gravita attorno, c’è sempre chi di sottostare alle regole non ne vuole sapere. Capita così che, nonostante la normativa vieti espressamente l’affissione di insegne fisse del 118 sulle ambulanze secondarie, ma di utilizzare insegne magnetiche o comunque rimovibili all’occorrenza, si possano incrociare per strada anche mezzi con un marchio adesivo non rimovibile.

Per portare le insegne del 118, un mezzo dev’essere allestito con determinati macchinari e l’equipaggio fornito di opportune abilitazioni e brevetti. Spesso invece le ambulanza secondarie, pur se di un’associazione che presta servizio nel 118, potrebbero avere a bordo personale non adeguatamente preparato, perché impiegato in servizi che non sono propriamente di emergenza-urgenza. Cosa accadrebbe se un’ambulanza che porta impropriamente le insegne passasse davanti a un incidente o a qualcuno che si fosse sentito male per strada e venisse fermata per richiederne un soccorso che potrebbe non essere in grado di fornire?

Dopo le segnalazioni sulla pubblicità illecita di alcune associazioni all’interno di Policlinico e Di Venere, e nonostante il direttore generale del Policlinico, Vitangelo Dattoli, si fosse impegnato a risolvere il problema, ad oggi tutto rimane invariato. Ancora nei reparti si distribuiscono bigliettini da visita e si affiggono adesivi e volantini pubblicitari. Non c’è da stupirsi dunque se il sonno di chi dovrebbe vigilare crei costantemente nuovi abusi. Chissà che il coordinamento non invii una nuova lettera con un nuovo cazziatone.

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