Photo Credit To Polizia di Stato

Catania, la droga viaggia in ambulanza. Ecco i risultati dell’operazione Revenge 5

La Polizia di Catania con l’operazione Revenge 5 ha arrestato 37 persone collegate a clan mafiosi e al traffico di stupefacenti. Nei dialoghi intercettati si capisce come il trasporto della droga fosse effettuato anche con l’uso di ambulanze

Il Clan Cappello-Bonaccorsi non si faceva nessuno scrupolo per il trasporto di droga e – in Sicilia – utilizzava anche le ambulanze per gestire il traffico capillare degli stupefacenti. Sarebbe questa la clamorosa notizia pubblicata dai giornali catanesi in mattinata, grazie alla pubblicazione di alcune intercettazioni fra i capi dello spaccio nelle piazze etnee: “Metti in sirena e te ne vai in via Grimaldi. E non cercare scuse, macari ca ci su tre servizi”. L’ordine della consegna – ovviamente a discapito di eventuali servizi sanitari – è ben comprensibile nella comunicazione fra Antonio Cosentino e Salvatore Spampinato, intercettati nell’operazione Revenge 5. I due – arrestati nel gruppo di 37 presunti esponenti del clan Cappello-Bonaccorsi, si mettevano d’accordo per trasportare con le ambulanze sostanze stupefacenti da una piazza all’altra della città. Per queste attività sarebbero stati usati i mezzi di una onlus, la New Città di Catania Ambulanze.
Come si può leggere su MeridioNews in una delle telefonate intercettate si sente uno scambio tra Cosentino e Spampinato, responsabili della onlus.”Devi andare in via Grimaldi – ordina Antonino Cosentino – che oggi quello mi deve dare un camion e mezzo di soldi. Se perdi tempo, quello se ne va!”. Gli agenti filmano poi uno dei mezzi dell’associazione partire a sirene spiegate dall’ospedale nel quartiere Nesima.

Tre i centri dello spaccio controllati, uno per ogni quartiere cittadino. A Monte Po lo smercio di droga aveva il suo snodo principale in piazza Mercato. A San Cristoforo il crocevia era tra via Acquicella e via Concordia. Da lì la droga sarebbe stata distribuita in zone secondarie: via Stella Polare, via Villa Scabrosa, Tondicello della Playa e via Playa. Corso Indipendenza era invece il polo dello spaccio nel quartiere San Berillo nuovo.

Dai dialoghi emerge anche come sarebbero state gestite le dinamiche con i concorrenti. Una donna chiama Francesco Di Mauro, responsabile per il quartiere Monte Po e che aveva il compito anche di controllare le altre zone da contendere ai rivali della famiglia Santapaola. «Ci sono più di venti marocchini di quelli là di loro!», avvisa preoccupata. «Mia madre dice che vorrebbe chiamare qualcuno… i nostri nemici», afferma riferendosi alle forze dell’ordine. «Sto arrivando – replica Di Mauro – Ora ci fazzu veniri i vermi». Dall’audio ambientale si sentono poi i commenti successivi. «Ci caricai deci coppi di ligni nda testa a chiddu ddà – esclama – Si spaccau u lignu di quanti coppa», commenta ridendo in auto.

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