Cosa fa l’infermiere nei nuovi ospedali di base?

Cosa fa l’infermiere nei nuovi ospedali di base?

Si chiamerà “Ospedale di comunità” e sarà gestito interamente da infermieri. Avrà fra 15 e 20 posti letto, avrà un’assistenza medica garantita da medici e pediatri del SSN, dipendenti o convenzionati, e farà capo al distretto sanitario di zona, pur restandone territorialmente distante. Ecco come sarà – in sintesi – il nuovo ospedale di prossimità, per bacini d’utenza sotto i 150.000 abitanti.

Il nuovo decreto Lorenzin sulla riorganizzazione ospedaliera italiana sta per essere definitivamente approvatao e andrà in vigore dal 2015 al 2017. Il decreto è stato infatti riveduto e corretto su alcuni aspetti dopo un primo blocco del Consiglio di Stato e sta per uscire in Gazzetta ufficiale. Nel nuovo testo però sono state apportate correzioni del tutto secondarie rispetto al criterio fondamentale che è quello del rapporto tra bacino di utenza e necessità di un ospedale.

Si punta dunque ad un “riequilibrio dei ruoli tra ospedale e territorio», laddove l’ospedale dovrà “assolvere ad una funzione specifica di gestione delle problematiche assistenziali dei soggetti affetti da una patologia (medica o chirurgica) ovvero di gestione di attività programmabili».
Con nuovi standard, come scritto nella relazione tecnica ai nuovi Lea, si aspetta una riduzione di 3mila posti letto in base ai nuovi standard del 3 per mille per gli acuti e dello 0,7 per mille per la lungodegenza e riabilitazione. Nelle previsioni del regolamento anche il ritocco del tasso di ospedalizzazione che si punta a fissare sulla soglia del 160 per mille di cui il 25% dedicato ai ricoveri in day hospital (indicati anche per disciplina e specialità clinica) e all’indice di occupazione dei posti letto che si dovrà attestare sul valore tendenziale del 90% con una durata di degenza per i ricoveri ordinari inferiore mediamente ai 7 giorni.
Con questo regolamento, al di là di indici e standard è tutta la rete ospedaliera ad essere oggetto di un profondo rinnovamento. Gli ospedali verranno classificati per complessità e intensità di cura dividendoli in 3 livelli: di base, con un bacino d’utenza tra gli 80.000 e 150.000 abitanti; di 1° livello tra gli 150.000 e i 300.000 abitanti e di 2° livello tra i 600.000 e 1.200.000 abitanti.
L’ospedale di comunità, al quale è affidato il compito di “interfacciarsi” con l’ospedale ordinario per la presa in carico di interventi sanitari potenzialmente erogabili a domicilio ma che necessitano del ricovero per impedimenti di varia natura (logistici o familiari) ad essere erogate a casa del paziente. Questi ospedali saranno gestiti dagli infermieri, avranno dai 15 ai 20 posti letto e l’assistenza medica sarà assicurata da medici di medicina generale o pediatri o da altri medici dipendenti o convenzionati con il Ssn secondo modalità scelte localmente. A livello gestionale questi ospedali faranno capo ai distretti sanitari.

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