Photo Credit To La prima ambulanza, Fiat Tipo 2, anno 1921- foto archivio storico Croce Verde Pietrasanta

Croce Verde di Pietrasanta, 150 anni di Assistenza Pubblica appassionante: Ecco le ambulanze della riviera

Questo articolo è apparso (con poche foto a corredo per motivi di spazio) sul numero 27 –anno VI – Luglio/Agosto 2015 del periodico di informazione della Croce Verde di Pietrasanta “La Nostra Città”. Si ringrazia la redazione del periodico per la gentile concessione dell’uso dell’articolo.

Le foto – insieme ad altre per circa 100 scatti – sono state esposte durante una mostra tenutasi nell’ atrio del Municipio di Pietrasanta dal 16 al 30 Maggio 2015, a cura della Croce Verde.

Autore: Alberto di Grazia

Foto 2: la seconda ambulanza, una O.M. 469 del 1932; purtroppo, non è stato possibile risalire all’allestitore – foto ASCVP

Foto 2: la seconda ambulanza, una O.M. 469 del 1932; purtroppo, non è stato possibile risalire all’allestitore – foto ASCVP

Non è facile fare una sia pur breve storia delle ambulanze; non è facile soprattutto perché per quanto moderne, perfette, magari anche belle nella loro particolarità, sono pur sempre macchine, e quindi hanno bisogno dell’uomo per prendere vita: di contro, è vero che anche l’uomo, con la sua centralità innegabile, senza la macchina avrebbe quantomeno difficoltà serie a svolgere il suo servizio.

I mezzi a motore fan parte della storia della Croce Verde di Pietrasanta ( la più antica Pubblica Assistenza in Italia, fondata nel 1865) da ben 94 dei suoi 150 anni di vita : cercheremo di riassumerli in queste poche pagine, senza alcuna pretesa di verità assoluta in quanto si tratta di una ricerca appena iniziata e suscettibile quindi di aggiornamenti (e forse anche stravolgimenti).

Partiamo da quel 1921, anno in cui si decise di affiancare alla carrozza a cavalli un mezzo a motore: il 14 Novembre, venne inaugurata l’ambulanza su telaio di un furgoncino Fiat Tipo 2, che nelle forme esterne squadrate ed alte non si discostava molto dalle linee delle carrozze.

In compenso, permetteva di affrancarsi dalla schiavitù dei cavalli e, tra i vantaggi, garantiva finalmente una copertura anche allo “chaffeur” (l’autista, all’epoca, si chiamava ancora così) oltre che una velocità di punta enormemente superiore a quella consentita dal volantino a trazione umana o dalla lettiga ippotrainata.

La Fiat, in uno dei preventivi inviati per invogliare il Consiglio, definiva la macchina come “celerissima” certo peccando un pochino di presunzione ma senza sconfinare in una bugia clamorosa: in fondo, 50 km orari nel 1921 erano in effetti una ottima velocità, tanto più ove si consideri che alla fine si trattava pur sempre di un furgone;  nel vano lettiga vi erano la doppia barella centrale, sovrapposta, e 4 seggiolini per i volontari e gli accompagnatori, posti due per ogni lato della lettiga.

Il costo finale – inizialmente previsto in 52.000 lire – fu contenuto, al termine di una serrata trattativa, in 46.500 lire. Nel ‘33 fu destinata alla neonata sottosezione di Marina di Pietrasanta, al Tonfano.

Ma era oramai troppo vecchia e, pur con le amorevoli cure destinate ad una…primogenita, venne, a Gennaio del ’35, il triste momento in cui si dovette venderla: fu rilevata, solo come fonte di ricambi, dalla Misericordia del Cinquale (MS) per 4.000 lire.

Tre anni prima, era l’Aprile del ’32, era entrata in servizio la O.M.: fu allestita su uno chassis commerciale derivato dalla 469S ( una 469S, per inciso, aveva vinto nel 1927 la prima edizione della Mille Miglia, quella vera), un mezzo molto leggero, di stampo automobilistico, tanto che con una cilindrata di soli 1500 cc contro i 2600 della Fiat toccava i 60 km/h e sviluppava 30 cv,  10 in più dell’altra che detto così pare niente, ma in realtà rappresenta una potenza incrementata del 50% .

La Fiat 1100BLR del 1949, opera della Carr. Schieppati di Milano - foto ASCVP

La Fiat 1100BLR del 1949, opera della Carr. Schieppati di Milano – foto ASCVP

Ebbe una vita lunga ed avventurosa, anche perché dal 1935 fino al 1949 rimase l’unica ambulanza in servizio: da sola, dovette far fronte a tutte le chiamate non solo in tempo di pace ma anche durante il periodo bellico, che ne minò comunque un pochino l’affidabilità.

Però, risolti con non poche peripezie i problemi dovuti all’approvvigionamento di gomme, sottoposte a razionamento per la scarsità della materia prima,  la ritroviamo ancora in urgenza fino all’ultimo momento, tanto che nel ‘48 venne coinvolta in un incidente dove riportò conseguenze  lievi (lei, mentre le altre due auto coinvolte furono decisamente meno fortunate…).

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