Defibrillatori, e alla fine proroga fu: verso lo spostamento a luglio 2016

Defibrillatori, e alla fine proroga fu: verso lo spostamento a luglio 2016

“Pensiamo debbano essere i proprietari o i gestori delle strutture ad acquistare, installare e monitorare i defibrillatori all’interno delle aree sportive e non le varie società  che utilizzano gli stessi spazi, in modo da garantire 24h su 24 la presenza di un defibrillatore nella struttura anche in momenti diversi dalle competizioni e dagli allenamenti”

 

Come volevasi dimostrare e come ampiamente previsto, l’entrata in vigore della Legge Balduzzi subisce un ulteriore slittamento in avanti, con una proroga ormai scontata del termine per l’installazione dei defibrillatori negli impianti sportivi di tutta Italia. Una proroga che lascia ulteriori sei mesi per mettersi in regola – si spera – definitivamente con il buonsenso, che dovrebbe sempre prevalere sulle norme e sulle scappatoie. Ci permettiamo di calcare la mano perché al momento della stesura della Balduzzi migliaia – forse milioni – di politici avevano tuonato per ottenere la cardioprotezione degli impianti sportivi. Perché in quei giorni Piermario Morosini era morto come centinaia di altri ragazzi che sui campi sportivi hanno perso la vita spesso per la mancata preparazione delle persone lì attorno e per l’assenza di un defibrillatore.

Finita la sirena mediatica, è stato uno stillicidio di rinvii, di passi da gambero, di poco buonsenso. Oggi l’ultimo passo è della deputata Sbrollini, del Partito Democratico, che infila nel decreto “milleproroghe” un emendamento che sposta il termine dall’attuale 20 gennaio 2016 al primo luglio 2016. “Le lacune della norma non sono ancora risolte” spiega la deputata a Quotidiano Sanità.

Pensando agli ultimi 30 mesi vien da dire che il tempo ci sarebbe stato, per risolvere le lacune, ma non è nostro compito fare polemiche sterili. Saremmo felici di attivare una mappa con migliaia di croci verdi per indicare DAE ovunque sul nostro territorio. Ma sembra che questa mappa dovrà attendere ancora un po’ per essere realizzata. Secondo la Sbrollini infatti ad oggi si rischiano migliaia di contenziosi fra associazioni sportive e gestori degli impianti dove vengono praticate le attività, poiché la normativa Balduzzi non chiarisce se debba essere l’associazione o il gestore dell’impianto a farsi carico di formazione e installazione dei DAE.

Lo spostamento del termine dovrebbe consentire al governo di risolvere le controversie e implementare DAE e formazione, cioè quanto previsto dalla legge. “Pensiamo debbano essere i proprietari o i gestori degli impianti – spiega la Sbrollino – ad acquistare, installare e monitorare i defibrillatori all’interno delle aree sportive e non le società che utilizzano gli stessi spazi, in modo da garantire sempre la presenza di un defibrillatore nella struttura anche in momenti diversi dalle competizioni e dagli allenamenti”.

“Rimane, infine, da definire – conclude -come dovranno comportarsi le società sportive che praticano attività “in movimento”, discipline quali la vela, l’orienteering e il canottaggio che hanno necessità particolari di strumentazione e trasporto dei dispositivi di sicurezza. Per risolvere questi aspetti concreti e avviare le nuove stagioni sportive in piena sicurezza è necessario quindi solo un ultimo passo, e sono certa che con la collaborazione congiunta di Governo e Parlamento riusciremo nell’intento”.

Lo ribadiamo: non si sta parlando di ristrutturazioni faraoniche da centinaia di migliaia di euro. Si sta parlando di un migliaio di euro per un dispositivo salva-vita e qualche ora di formazione per capire come si effettua un massaggio cardiaco, una manovra che può salvare la vita anche al proprio figlio, al proprio padre o madre, o a un vicino di casa.

E vogliamo tranquillizzare anche la politica, perché alcune federazioni sportive – che oggi dovremmo definire “illuminate” – hanno già risolto il problema del DAE in situazioni all’aperto. E’ il caso della Federmoto Italiana, che nel caso dei motorally e delle gare di Enduro ha equipe specifiche attrezzate. Insomma: basta guardarsi attorno, e le soluzioni sono già reali. Non è che manca la volontà?

 

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4 Comments

  1. Daniele

    Manca la cultura sanitaria,questo è il triste dramma.Tutti pronti,da chi gestisce impianti sportivi o società anche di serie alte,con giocatori strapagati,ad aprire il portafoglio per regalare abbonamenti a tifosi DOC o per dare macchine a giocatori 19enni,ma quando gli prospetti 1000 euro per un dae e 400€ per formare 10 persone al suo uso vieni guardato con sospetto,sei il venditore di fumo,tanto “non succede mai nulla,dai non esagerare” nel caso quando accadrà si potrà sempre fare la denuncia al 118 e parlare di malasanità.

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  2. marcello vinciguerra

    E’ la solita vergogna di un paese retrogrado come l’Italia, non ci dovrebbe essere una legge ad obbligare gli impianti ad avere i dispositivi salva vita, non ci dovrebbero essere sanzioni per chi non previene adeguatamente, non si dovrebbero obbligare i docenti ad essere preparati al primo soccorso e alle manovre di disostruzione, dovrebbe essere una questione di cultura, un sentimento spontaneo di dovere morale. Quanti anni dovranno passare perchè si possa adeguare alle altre culture europee e non da terzo mondo?

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