Detenuti e migranti al lavoro nelle associazioni: Lo Stato si fa carico dell’assicurazione contro gli infortuni

Detenuti e migranti al lavoro nelle associazioni: Lo Stato si fa carico dell’assicurazione contro gli infortuni

Parliamo di copertura assicurativa dei soggetti coinvolti in attività di volontariato a fini di utilità sociale. Quando si mettono al lavoro detenuti o migranti, che rischi ci sono?

L’assicurazione del personale contro gli infortuni è sempre rimasta una nebulosa dentro cui si addentravano i responsabili delle associazioni, cercando di capire come fare per tutelare i propri volontari mentre svolgevano un servizio utile alla collettività, fosse esso di emergenza, di protezione civile o di supporto alla comunità. E un tema sempre caldo e problematico è relativo alle attività per l’inserimento dei migranti nelle attività di servizio sociale, o l’uso di detenuti per determinati lavori a scopo di recupero socio-psicologico.

L’assicurazione sugli infortuni dei volontari infatti è un tema che merita un approfondimento specifico e che viene sempre affrontato da società che si occupano di stipulare polizze con profili dedicati alle associazioni.

Dopo la sperimentazione del 2014 e del 2015, quest’anno diventa stabile un servizio di copertura assicurativa che lo Stato predispone per chi non può essere assicurato in nessun modo: i detenuti e i migranti rifugiati. L’INAIL ha attivato un fondo per la copertura assicurativa dei soggetti coinvolti in attività di volontariato a fini di utilità sociale.

Questo servizio permette, in estrema sintesi, una tutela ulteriore per tutte quelle realtà che vogliono iniziare a sviluppare progetti per mettere al servizio della collettività persone che devono essere recuperate (i detenuti) o inserite nella società (i migranti). Viene in mente un tema caro a molte associazioni del terzo settore, che riguarda l’utilizzo dei migranti per attività di protezione civile o servizi sociali in situazioni di calamità. Una proposta che era inizialmente arrivata dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che voleva i migranti impegnati con Comuni e Consorzi di Bonifica nella pulizia dei torrenti ed altre opere di prevenzione idraulica per evitare disastri e danni a cose e persone in situazioni di calamità naturale.

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