Elicottero precipitato in Trentino: Che cos’è il Whiteout e quanto è rischioso?

Bianco, nessun orizzonte, nemmeno il tempo di avvertire un cambiamento  di altitudine o un cambio di posizione di pochissimi metri. Il whiteout è un effetto drammatico in fase di soccorso e purtroppo ha già fatto tante vittime. Ecco di cosa si tratta e perché è importante il training dell’equipaggio, l’aggiornamento dei velivoli, e la componente “fortuna”.

8a48ebc5-047d-45c9-b135-92f0e9a3535fStavolta – per fortuna – dobbiamo commentare un incidente aereo che coinvolge un mezzo dell’elisoccorso dove non ci sono state vittime. Come spiegano gli stessi uomini del servizio di elisoccorso trentino, c’è stata una componente di fortuna in questo incidente, ma bisogna sottolineare le capacità di reazione immediate del personale di bordo, che in pochissimi secondi è riuscito a evacuare dalla cellula dell’AW139 i membri dell’equipaggio feriti: Fulgido Ferrari (copilota), Andrea Giacomoni (pilota), il medico di bordo Matteo Zucco, il tecnico di bordo Andrea Guaresi e l’infermiera Cristina Facinelli si sono salvati per la rapidità con cui le manovre di sicurezza sono state portate avanti.

Ma che cosa ha causato l’incidente aereo, che per dinamica assomiglia tantissimo al tragico schianto di Campofelice, dove poche settimane fa morirono 6 persone?
Si tratta del temibile effetto whiteout, una condizione di visibilità azzerata che si può verificare operando in montagna con condizioni meteo precarie e molta neve. Purtroppo l’alta montagna in inverno è molto difficile da affrontare, perché le condizioni meteo cambiano rapidamente. Per questo motivo tutti gli elicotteristi – come ha riportato il Corriere delle Alpi di Trento – hanno fatto molti complimenti al primo soccorritore, ovvero il copilota dell’AW139 Fulgido Ferrari. E’ stato lui il primo a riuscire a sganciarsi, a bloccare i motori e i serbatoi dell’elicottero, e a procedere con la liberazione degli altri membri dell’equipaggio feriti e bloccati (uno di loro, il tecnico Andrea Geresi, si è ritrovato fra la montagna e l’elicottero, con tutto il peso del portellone sulla propria schiena, ed è stato salvato scavando un buco sotto alla carlinga).

Tornando al whiteout, si tratta di una condizione meteorologica improvvisa in cui la visibilità e il contrasto visivo sono fortemente ridotti. L’orizzonte scompare completamente insieme ai punti di riferimento, impedendo a qualunque individuo di capire orientamento, posizionamento e situazione dell’ambiente attorno al velivolo. Non sono visibili le ombre, non è visibile il rilievo del terreno, non è possibile vedere oggetti. Il pilotaggio dell’elicottero in quelle condizioni deve passare da un pilotaggio in base ai sensi ad un pilotaggio in base agli strumenti. Ma se la cosa può essere “poco complessa” in fase di crociera, quando si sta facendo un verricellaggio come nel caso dell’operazione di recupero trentina, le cose diventano drammaticamente molto più difficili. Sono moltissimi nel mondo i casi di incidente aereo causato dal whiteout.
L’Italia sta da poco implementando in molte regioni le tecnologie adeguate per il volo notturno, attrezzature che possono diventare fondamentali anche in situazioni di visibilità annullata. L’utilizzo di strumenti IFR potrebbe non solo aumentare il raggio operativo dei velivoli, ma garantire anche una maggiore sicurezza in condizioni complesse. Per esempio, la REGA ha già attivato sui suoi mezzi (i 6 elicotter EC145 e i 9 elicotteri AW109 Da Vinci) strumentazioni e retro-fit che includono strumentazione digitale EFIS, sistemi di controllo automatico sui 4 assi, renderizzazione 3D del terreno, TAWS, occhiali per la visione notturna con schermi IFR.

Purtroppo neppure le migliori tecnologie possibili possono mettere al riparo assoluto rispetto a condizioni meteo improvvise, ed è per questo che bisogna guardare con grande rispetto e grandissima ammirazione al personale dei reparti di elisoccorso di tutto il mondo. Volare in alta montagna per salvare vite purtroppo comporta dei rischi che questi professionisti mettono in conto ogni giorno. Soltanto grazie alla professionalità, all’attenzione ai dettagli, al rigore e alla meticolosa attenzione è possibile ridurre al minimo questo tipo di incidenti.

 

IL COMUNICATO DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO SULL’EVENTO
Vicinanza a tutto il personale rimasto coinvolto ieri nell’incidente dell’elicottero dell’Elisoccorso, e garanzie sul regolare prosieguo del servizio, a tutela di tutti coloro che ne avessero bisogno: questo in sintesi il messaggio lanciato dall’assessore alla Protezione civile Tiziano Mellarini, che stamani ha incontrato i vertici della Protezione civile preso la sede del Nucleo elicotteri.
“La nostra Protezione civile – ha detto l’assessore Mellarini – ha una lunga tradizione alle spalle, fatta di professionalità, di rigore, di meticolosa attenzione alla sicurezza, di formazione continua, doti che sempre si sono accompagnate alla generosità e al coraggio dimostrato, nei contesti più diversi, anche più difficili. Vorrei dire un grazie sincero e profondo a tutto il personale coinvolto ieri nell’incidente sul monte Nambino, da parte dell’intero Trentino, ed esprimere una grande vicinanza. Per fortuna, pur nella gravità di quanto accaduto, non si sono verificate conseguenze estreme per il personale. Detto questo voglio assicurare che continueremo a garantire il servizio di elisoccorso e di elitrasporto, provvedendo se necessario al noleggio di un apparecchio o ad un’ altra soluzione utile a supplire all’assenza dell’altro elicottero, che tornerà ad essere comunque operativo entro una decina di giorni”.
“La situazione ieri era molto complessa sotto l’aspetto meteorologico – ha sottolineato a sua volta Bruno Avi, comandante del Nucleo elicotteri provinciale – ed eravamo ad una quota molto elevata. Bisogna dire che un incidente può sempre capitare. Stiamo recuperando la scatola nera e vedremo nei prossimi giorni di fare chiarezza sulla dinamica dell’evento. Il comportamento del personale a bordo è stato però ineccepibile. Il pilota ha dato ordini ben precisi al tecnico di bordo affinché spegnesse i motori e tagliasse il carburante, e in seguito tutti si sono immediatamente attivati per recuperare il tecnico che era rimasto sotto l’elicottero. Possiamo dire che è andata bene”.

L'autore

Mario Robusti

Classe 1983, giornalista pubblicista, soccorritore volontario con certificato BLS-D, giornalista pubblicista, dal 2006 ha collaborato con: Radio Bruno, Teleducato, Polis Quotidiano, La Repubblica, Quotidiani Online, Tiscali. Scrive e lavora nella redazione di Emergency Live dal 2014.

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