Floating Piers, l’emergenza Lago d’Iseo farà scuola. La testimonianza diretta di chi sta operando a terra

Floating Piers, l’emergenza Lago d’Iseo farà scuola. La testimonianza diretta di chi sta operando a terra
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La maxi-emergenza applicata alla più grande e importante manifestazione artistica italiana del 2016, concentrata in soli 16 giorni. L’esperienza sul campo di uno dei volontari ANPAS impegnati a Sulzano per garantire a tutti una buona visita dell’installazione di Christo.

cartina3SULZANO (Lago d’Iseo) – Floating Piers resterà negli annali non solo dell’arte contemporanea, ma anche dei manuali di emergenza di mezzo mondo. Una installazione che richiama più di 100 mila persone ogni giorno in una delle valli più belle – ma anche più difficili da raggiungere – di tutto l’arco prealpino lombardo. Una scommessa stravinta sull’acqua – dove l’opera di Christo e Jeanne-Claudeviene monitorata ogni 100 metri da un addetto alla sicurezza poliglotta – che ha portato invece pesanti difficoltà sulla terraferma, dove il flusso quotidiano di visitatori è stato molto superiore alle aspettative. E molto più disordinato del previsto.

Al lavoro ogni giorno ci sono le Forze dell’Ordine con Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza e Polizia Municipale per garantire tranquillità e un minimo di logistica. Ma soprattutto ci sono più di 30 squadre di soccorso che – coordinate da AREU – agiscono per garantire la sicurezza sanitaria di tutti i turisti che vogliono camminare sulle acque grazie a Christo. La sfida più difficile quindi non è mettere i piedi sul Lago d’Iseo, ma metterli a terra a Sulzano e trovare il modo di far fronte alle piccole emergenze che un evento così grande può creare. Insolazioni, svenimenti, cadute e piccoli inconvenienti vengono gestiti dai soccorritori e dal personale infermieristico e medico di AREU, che grazie alla centrale posizionata a Sale Marasino tiene sotto controllo le emergenze, cercando per quanto possibile di coordinarle.

La marea è sulle sponde del lago

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Fonte Flickr: Costantino Beretta

“Il problema è di dimensioni, non di organizzazione” ci spiega il resposabile ANPAS Battista Santus, che opera quotidianamente con i suoi colleghi volontari sulle sponde bresciane del Lago d’Iseo. “La zona è geograficamente compressa e c’è letteralmente una marea di gente su un terreno che ha poca capacità di sostenere una situazione simile. Ad oggi il problema è arrivare a Sulzano da Brescia o dalla Val Camonica, non fare la passerella. Quando si può accedere, sulla passerella si riesce ad andare anche senza grossi problemi. L’organizzazione Christo da questo punto di vista è stata impeccabile. Il vero problema è che Sulzano ha un solo binario e una stazione piccola che può accogliere massimo 3.000 persone. E’ stato giustamente sponsorizzato l’utilizzo del treno, ma adesso c’è un’empasse nonostante ci siano 80 convogli in più ogni giorno. Non è possibile smaltire la massa di gente che vuole vedere e camminare sull’installazione”.

“Nessuno forse si aspettava così tante persone” spiega Santus. “Ieri (mercoledì ndr) c’erano 100.000 persone. Noi ci aspettavamo al massimo 60.000 presenze. Gli sforzi sono stati tantissimi, ma tenere altri 10 giorni a questi ritmi è difficile, forse è necessario ricalibrare lo sforzo e aumentarlo. Anche perché il problema è semplicemente un problema di mobilità. Abbiamo attivi un numero di mezzi che supporta il numero di casi visti, ma con difficoltà e complessita molto grandi. Si tratta perlopiù di piccoli malori e sui quali intervengono sempre i mezzi disponibili. Ma c’è un gran lavoro di coordinazione fatto da AREU, che deve far fronte al caos logistico che 100.000 persone a piedi su un territorio di pochi chilometri quadrati generano, soprattutto dal punto di vista della viabilità”.

Emergenza diluita: si opera anche a Brescia dove vengono fermati i treni

comune_bresciaSe il flusso dei turisti dovesse incrementare ancora – ed è possibile – Sale Marasina e Sulzano non sarebbero più in grado di far fronte in alcun modo alla quantità di persone che vogliono camminare su The Floating Piers. “Ad oggi l’utente che non sta bene va all’ambulanza, rendendo difficile il coordinamento fra mezzo e centrale e occupando il servizio” spiega Santus. In pratica oltre ai PMA installati sulla zona – che sono 4 – i turisti usano i mezzi d’emergenza come piccoli ambulatori localizzati. Alterando però le funzionalità del sistema di emergenza che deve muovere mezzi più distanti. Anche per questo motivo – oltre che per una oggettiva impossibilità ad accogliere tutte le persone che giungono sul posto – a Brescia si è iniziato a bloccare i treni diretti a Sulzano a seconda del numero di persone che sono presenti nel paesello lacustre. Ieri (mercoledì ndr) 4.000 persone sono rimaste “appiedate” a Brescia, con un servizio di protezione civile che ha dato da bere ai turisti.

Chiusura notturna: errore o scelta positiva?

Nel frattempo il Prefetto di Brescia ha deciso per la chiusura notturna. Una scelta a doppio taglio. Se da un lato lascia respiro ai sistemi di sicurezza,  dall’altro comprime le persone in meno tempo e in un orario che è più caldo e più affollato. “Forse – continua Santus – non è stato stimato abbastanza bene il numero di persone che, davanti all’accesso libero, sarebbe partito per vedere quest’opera. Certamente un filtro a prenotazione avrebbe aiutato a gestire le presenze e ad organizzare meglio la situazione”.

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Uno sforzo superiore anche a quello per EXPO

floating_1Va detto però che più di così è difficile poter fare. Oltre ai 30 equipaggi di volontari, ai 4 PMA, alle automediche, alle Forze dell’Ordine e ai Vigili del Fuoco, ci sono anche i volontari dell’organizzazione artistica. E più di così è difficile pensare fosse possibile fare. A tenere sotto controllo le emergenze durante The Floating Piers ci sono più equipaggi che durante EXPO 2015. Segno che AREU ha stimato molto in alto le necessità del territorio. Forse lo stesso non è stato fatto da chi doveva organizzare i trasporti, perché è segnalato da più parti come a Sarnico, sponda bergamasca del lago, ci siano parcheggi semivuoti e pochi traghetti in arrivo a Mont’Isola. “Insomma c’è tantissima assistenza, ma il vero problema non è sulla passerella (dove operano anche venti gommoni con bagnino e motorista) ma a terra, dove c’è davvero una marea di gente.

Se vorrete andare a visitare The Floating Piers quindi, abbiate pazienza, e soprattutto preparatevi adeguatamente. Le attese potrebbero essere molto lunghe e mettervi in difficoltà.

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