Formazione sanitaria del volontario. Ecco come funziona AREU

Lombardia è sempre sinonimo di tecnologia, sviluppo e miglioramento, in tanti settori. In particolare nel settore sanitario dell’emergenza pre-ospedaliera Lombardia fa rima con AREU, l’azienda regionale per l’emergenza-urgenza: un ente strutturato ad ampio spettro, con criteri di formazione e selezione del volontario e delle associazioni di volontariato molto rigidi ed efficaci.Se vogliamo parlare e affrontare il tema della formazione del volontario, è impossibile non passare dalle stanze milanesi di questo ente. Ecco quindi cosa è scaturito da una intensa e interessante intervista sviluppata durante lo Spencer Day 2017 con il responsabile della formazione in AREU, il dottor Stefano Sironi, Dirigente Struttura Formazione AREU.

SIRONI_PROFILODottor Sironi, anche se AREU è molto famosa ed è stato il primo ente che ha attivato il 112 in Italia, può raccontarci come si struttura la formazione nella vostra azienda?

“La formazione, per quanto riguarda la parte dei soccorritori di Regione Lombardia ha un’importanza che riteniamo fondamentale e strategica. Stiamo parlando di circa 30 mila volontari del soccorso attivi che si racchiudono sostanzialmente in 4 centri di formazione riconosciuti e accreditati. Questi centri a loro volta racchiudono il 95% delle associazioni che fanno servizio di soccorso attivo come 118. Stiamo parlando chiaramente di Croce Rossa, Croce Bianca, di ANPAS e delle Federazione Volontari del Soccorso. La struttura formazione di AREU prevede dei gruppi tecnici con dei rappresentanti di ciascuna AAT 118 (articolazioni aziendali territoriali ndr). E’ una struttura su base provinciale che attiva un tavolo tecnico e discute dei contenuti, della formazione, della metodologia didattica. Sostanzialmente è un board che emette il materiale formativo, non solo in termini di contenuti ma proprio anche di metodo, come trasferirlo poi fino ai volontari del soccorso che fanno il corso”.

La formazione in Regione Lombardia per i soccorritori è stata recentemente riorganizzata tramite una DGR, il 5165 del maggio 2016 che prevede sostanzialmente 3 livelli di formazione:

  • Per il trasporto sanitario semplice: sono 16 ore di corso
  • Per il trasporto sanitario: 42 ore di corso
  • Per il soccorso sanitario extra ospedaliero: 78 ore di corso

Ovviamente a questi si aggiungono anche un numero di ore di affiancamento pratico, di addestramento normato. Ma per arrivare a fare soccorso sanitario extra ospedaliero, il soccorso 118, si devono acquisire i livelli precedenti.

Le nuove Subaru di AREU allestite da Bertazzoni Veicoli Speciali

Le nuove Subaru di AREU allestite da Bertazzoni Veicoli Speciali

“La formazione – continua Sironi – ha dei contenuti che non riguardano solo la parte di rianimazione cardio-polmonare, ma viene data molta importanza a tutti gli aspetti clinico-assistenziali che possono essere di competenza del soccorritore di base. Per quanto riguarda gli eventi medici, gli eventi traumatici, gli eventi maggiori come appunto le maxi emergenze o l’utilizzo di tutte le best practices per quanto riguardal’immobilizzazione, c’è una attività specifica. Il corso appunto ha delle ore che abbiamo in cui si raffina l’apprendimento dal punto di vista del metodo, e cerchiamo di capire sempre come viene trasferito il know-how da parte dei formatori ai volontari. AREU infatti forma gli istruttori dei soccorritori, con un corso specifico che dura 40 ore. Emettiamo una certificazione di istruttore-soccorritore AREU Lombardia e queste persone a loro volta entrano nelle loro associazioni e fanno formazione direttamente ai loro soccorritori-esecutori. Sono sempre gli istruttori certificati che fanno gli aggiornamenti, ai quali teniamo molto.

AREU attraverso i 118 provinciali effettua questo tipo di valutazione e la certificazione come soccorritore-esecutore, che nell’ultimo step diventa “addetto al soccorso sanitario extra-ospedaliero” e riceve la certificazione del 118 locale. E’ la AAT 118 che garantisce per Regione Lombardia che il soccorritore abbia raggiunto gli obiettivi che ci si era prefissati dal percorso formativo.

Ecco proprio riguardo alle procedure operative c’è un punto che viene considerato fondamentale su cui non si fa molta comunicazione e oggi vorremmo proprio cercare di rendere il più universale possibile la comunicazione su questa branca dell’educazione del volontario che è la movimentazione corretta per prevenire gli infortuni; quindi il rispetto dell’8108. Voi avete un modello specifico in AREU per questa tipologia di insegnamento?

Soccorritori AREU della AAT 118 di Brescia in fase di caricamento barella

“Allora non c’è un corso che si occupa nello specifico di questo – spiega il dottor Sironi – sicuramente viene data molta attenzione nell’ambito della formazione, in termini di addestramento pratico, sull’utilizzo di determinati presidi, sull’utilizzo anche procedurale dei device. Nel caso specifico per la movimentazione vengono dati nell’arco del corso di formazione, informazioni e accorgimenti su come movimentare per esempio i carichi. Seppur non ci sia un corso specifico, vengono ogni volta ribaditi tutti i concetti per salvaguardare e prevenire gli infortuni. Anche perché molto spesso, i soccorritori lo sanno molto bene, ci si trova ad affrontare diversi piani; per esempio per portare giù un infortunato, una persona colta da malore, ecc…  se il trasporto non viene fatto nel modo più adeguato aumenta il rischio infortunio”.

“Diamo molta importanza all’addestramento su specifici presidi, e mi riferisco per esempio a come utilizzare, per esempio, una tavola spinale, la barella cucchiaio, piuttosto che una sedia portantina sulle scale. Sono solo alcuni esempi delle specifiche tecniche che cerchiamo di spiegare ai nostri volontari, in ottemperanza a quelle che sono le specifiche normative e alle indicazioni che le case produttrici per quel tipo di presidio danno”.

“Chiaramente  AREU non fornisce indicazioni precise su una specifica casa produttrice, diamo soltanto delle indicazioni di massima sull’obbligatorietà di avere dei presidi sull’ambulanza.  Da parte nostra c’è sempre l’indicazione di fare attenzione a carichi sproporzionati. Mi riferisco ad esempio ai pazienti obesi, che devono essere trasportati con il supporto di un ulteriore mezzo o con l’intervento del soccorso tecnico (per esempio i vigili del fuoco)”.

Quindi mi sembra di capire che in AREU c’è una grande attenzione a quelle che sono anche le normative europee per i presidi. 

Ambulanze nella sede della Regione Lombardia

Ambulanze nella sede della Regione Lombardia

“Assolutamente sì. Ed è per noi assolutamente importante e fondamentale questo rispetto. Tant’è che in tutte le procedure o le istruzioni operative che noi diamo, ripeto senza dare delle indicazioni specifiche su un presidio piuttosto che un altro, chiediamo che il presidio risponda alla normativa vigente in particolare alle norme europee per quanto riguarda sicurezza dell’utilizzo sia per il paziente che per il soccorritore stesso”.

E’ fondamentale che AREU dia attenzione a questo lato, anche se devo dire che sono le stesse associazioni di soccorso che sono molto attente. E’ difficile che vengano utilizzati dei presidi che non sono a norma CE da questo punto di vista che non rispettino la 1789 o la 1865. Noi vigiliamo su questo aspetto, ma diciamo che c’è una cultura di base già nel DNA delle associazioni stesse, e questa è una cosa importante”.

Un’altra questione che riguarda la formazione è il tema della squadra perché la comunicazione all’interno della squadra di soccorso sicuramente facilita anche l’operatività. AREU ha un sistema per rafforzare la comunicazione all’interno del team ma anche tra i vari soccorritori formatori che poi vanno ad effettuare i training all’interno delle associazioni?

“É un argomento al quale poniamo molta attenzione e al quale teniamo molto. Molti errori che ci possono essere e si possono presentare, come sappiamo, spesso derivano da una non corretta comunicazione. Quindi anche all’interno delle lezioni previste sia per la parte del trasporto sanitario che del soccorso sanitario extra-ospedaliero, vengono date diverse nozioni rispetto a questo.

  • Come comunicare bene all’interno del team, cioè rispettare per esempio la gerarchia del capo equipaggio, rispetto all’autista, rispetto a quello che è il soccorritore
  • Come comunicare tra equipaggio di soccorso e la sala operativa dell’emergenza e quindi le varie centrali operative

Vengono quindi date delle indicazioni su come e cosa comunicare a seconda della situazione e del tipo di evento. Proprio perché se non si comunica, prima o poi, un qualche problema ci sarà; ed è fondamentale quindi sia tra equipaggio e sala operativa che all’interno dell’equipaggio vengano date delle indicazioni”.

Una sessione formativa AREU

Una sessione formativa AREU

“Ma a questo argomento – continua Sironi – si aggancia un altro argomento a cui teniamo tantissimo in AREU: ed è il tema del “benessere in emergenza” cioè l’attenzione che viene posta sia per gli operatori professionisti (medici e infermieri) sia per quelli volontari nel comunicare tematiche particolari o problemi, tramite un servizio di supporto psicologico. Tutto questo fa parte della comunicazione che aiuta AREU a capire come stanno i suoi soccorritori. Per esempio mi riferisco al soccorso di bambini molto piccoli, piuttosto che il soccorso di eventi particolari con atti violenti. Ecco, in questi casi viene data la possibilità di essere seguiti con a disposizione uno psicologo che si relazione semplicemente per verificare o capire se un tipo d’intervento può aver avuto degli effetti di lungo termine. É un problema generale che in passato è stato sottovalutato. Anche chi fa il soccorritore di lavoro, non solo i volontari, pensano di essere pronti a tutti gli eventi e invece è importante avere la possibilità di comunicare e capire anche su certe situazioni”.

Volevo chiudere questa intervista chiedendole qualche raccomandazione perché Lei è a capo di una struttura formativa che immagino abbia qualche regola universale che potrebbe essere utile a tutti i soccorritori per affrontare meglio una missione e renderla più soddisfacente possibile per i pazienti e anche per il team

Non c’è una ricetta vera e propria ma sicuramente delle indicazioni di massima si possono dare, e penso a queste:

  • Seguire sempre e comunque le indicazioni che vengono date dall’associazione o dal centro di formazione riconosciuto e accreditato regionale di cui l’associazione fa parte
  • Fare tutti gli aggiornamenti che richiediamo in AREU e che sono molto importanti perché l’aggiornamento permette la continua formazione ed è una leva veramente importante per riuscire a mantenere tutti al passo
  • Formarsi e informarsi ogni volta che viene acquistato un presidio nuovo, quindi chiedere anche alla casa costruttrice, o ai commerciali che vendono eventualmente questi presidi, di formare almeno i formatori, che a cascata diffondo la conoscenza dell’uso di questo presidio, per evitare incertezze nel momento in cui il presidio si deve utilizzare. Questa è una cosa molto molto importante ai fini dell’efficienza
  • Di massima lavorare sempre in team e riconoscere sempre in quelle figure all’interno dell’associazione che sono deputate alla formazione, alla verifica, ecc di affidarsi molto a loro ed eventualmente chiedere un intervento ulteriore, se non è sufficiente all’interno dell’associazione, al 118 competente

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