Friuli, arriva il Pronto Soccorso secondario!

Friuli, arriva il Pronto Soccorso secondario!

Trieste, i medici di famiglia lanciano un Pronto soccorso bis. Il sindacato propone di indirizzare i codici bianchi in un presidio rafforzato. Delli Quadri: «Meglio attivare tutti i Centri di assistenza primaria»

Arriva da Trieste l’idea per una miglior gestione del servizio di Pronto Soccorso. Per evitare le file e i tempi impossibili, le barelle nei corridoi con pazienti fuori reparto in attesa di un letto; la soluzione proposta è quella di trasformare il Presidio di medicina generale (Pmg), oggi ridotto ai minimi termini, in un vero e proprio Pronto soccorso per codici bianchi.

La proposta arriva dalla Federazione italiana di medicina generale, sindacato ampiamente maggioritario e in particolare dal suo segretario provinciale Dino Trento. «Il Presidio con 15mila visite effettuate soltanto negli ultimi tre anni – spiega Trento – ha servito una fascia di popolazione che altrimenti si sarebbe rivolta al Pronto soccorso o ancor peggio al 118 (o da queste stesse strutture è stata indirizzata al Pmg, ndr,) ma potrebbe fare molto di più».

«È nato infatti otto anni fa, ma da quasi subito è stato ridotto ad avere solo tre medici e ad essere attivo unicamente per tre ore al mattino e tre al pomeriggio. Secondo il nostro progetto dovrebbe invece funzionare, tra il lunedì al venerdì (nei week-end e le notti è comunque attiva la Guardia medica) per dodici ore al giorno, dalle 8 alle 20 e poter contare su otto medici».

Operazione complicata dal momento che lo stesso direttore generale dell’Azienda sanitaria universitaria integrata, Nicola Delli Quadri, prende le distanze: «Se ne può anche discutere, ma è un problema che non è emerso durante gli incontri sulla riorganizzazione complessiva che è in atto – replica – strano poi che il sindacato preferisca spedire la propria proposta al giornale anziché a me, che non l’ho ricevuta».

E anche l’obiettivo specifico di sfoltire il Pronto soccorso secondo il direttore generale può essere più efficacemente perseguito altrimenti, soprattutto moltiplicando «i Centri di assistenza primaria che permetteranno alle persone che hanno problemi di cronicità di venir assistite anche a domicilio».

«Il primo funziona da tempo a Muggia – ribadisce Delli Quadri – altri tre verranno aperti a breve. Alla fine saranno complessivamente otto sul territorio provinciale». Una sorta di “supermbulatori” rionali dedicati soprattutto agli anziani e ai pazienti con malattie croniche alternativi per molto versi al richiesto “Pronto soccorso per codici bianchi”.

L’alternativa evidentemente non convince il sindacato dei medici e Trento lamenta anche l’attuale «infelice collocazione del Pmg in via Farneto» che invece dovrebbe poter contare anche sulle strumentazioni per la diagnostica e sugli esperti della medicina specialistica da condividere con lo stesso Pronto soccorso.

«Attualmente il tempo medio di attesa al Pronto soccorso per i codici verdi è 120-130 minuti – ribadisce Delli Quadri – ma detta così può risultare anche poco credibile perché si tratta della media, mentre c’è anche chi attende cinque ore».

E l’allarme è stato lanciato appena una settimana fa dagli stessi vertici della sanità. C’è un vero e proprio caso Trieste perché da un anno all’altro gli accessi sono cresciuti del 10,8%: tremila ammalati in più nel giro di cinque mesi con tempi medi di attesa per la visita passati, ufficialmente, da 85-90 a 120-130 minuti.

Secondo Trento invece il Pmg è «una valvola di sfogo che Trieste ha, ma in troppi non sanno di avere: e purtroppo il piccolo ambulatorio ha subito in questi anni incredibili restrizioni di orario e di personale mentre l’utenza che si rivolgeva al Pronto soccorso continuava ad aumentare. Il rischio è che, nel caso in cui questa realtà fosse ulteriormente ridotta, l’utenza attuale sarebbe a sua volta ulteriormente dirottata verso la struttura di Pronto soccorso, con conseguenze facilmente immaginabili».

E qui appare chiara anche la distanza tra i due punti di vista: «È importante e utile gestire i codici bianchi sul territorio in un punto unico – conclude infatti il rappresentante dei medici – e non sparpagliando le risorse nei vari distretti e Aft (Aggregazioni funzionali territoriali, ndr,), il che risponde ad una logica di gestione oculata delle risorse».

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