La burocrazia blocca il trapianto? Ci pensa il cuore dei soccorritori a dare un “calcetto” alle regole

La burocrazia blocca il trapianto? Ci pensa il cuore dei soccorritori a dare un “calcetto” alle regole

Paziente dializzato non trova il trasporto d’urgenza per un trapianto di reni inaspettato, ma il servizio di ambulanze che ha in gestione il servizio per l’ospedale di Mantova “butta” il protocollo: “Le regole non l’avrebbero permesso, ma era necessario e non ce la sentivamo di dire di no”

FONTE, GAZZETTA DI MANTOVA – A volte le regole possono bloccare le cose di buon senso, e buttarle nel dimenticatoio per qualche ora può davvero fare la differenza per la vita e la sopravvivenza di una persona. E’ quanto accaduto – secondo la ricostruzione della Gazzetta di Mantova – ad un malato in dialisi all’Ospedale Poma di Mantova. Il buonsenso, il cuore e l’urgenza di esserci hanno preso il sopravvento e hanno ignorato per una volta le regole e le normative. Cambiando la vita ad un paziente, che ora ha due reni nuovi.

Un uomo sotto dialisi da anni ha visto avverarsi il miracolo del dono di due reni. Ha potuto essere sottoposto al trapianto, per ora riuscito, grazie agli operatori del First Aid one Italia, l’azienda privata che presta il servizio di ambulanze per gli ospedali. Martedì sera, in barba alla chiusura della centrale operativa, mettendo da parte il protocollo che non prevede questo tipo di trasporti su strada, hanno caricato su una delle loro ambulanze l’uomo, che era in seduta di dialisi al Poma, e l’hanno portato di gran carriera, scortati dalle pattuglie della Polstrada di Ostiglia, al centro di Brescia, dove avevano trovato due reni compatibili. «L’abbiamo fatto con il cuore» si schermisce il dirigente Christopher Volpe. E con cervello e scrupolo, per non mettere l’uomo in pericolo. Hanno allertato il direttore sanitario dell’ospedale di Pieve, e con lui attivato tutte le procedure richiamando al lavoro gli operatori che stavano godendo della giornata di riposo. «Il primo no, d’obbligo, è diventato un sì “proviamoci” davanti alle suppliche della moglie dell’uomo, per cui questa era l’unica possibilità che la loro vita cambiasse» dice Volpe.
Sono le cinque e mezza del pomeriggio quando alla centrale romana del First Aid One Italia arriva la telefonata che parla di un uomo 50enne i dialisi al Poma che dovrebbe essere trasportato al Civile di Brescia. La prima risposta è un “impossibile” per una serie di ragioni: l’azienda garantisce trasporti tra gli ospedali, per le emergenze e per i neonati. Qui no si tratta di un ricoverato, ma di una persona sottoposta ad un trattamento in regime ambulatoriale. Per questi casi ci sono le ambulanze delle varie associazioni no profit. Ma nessuna era disponibile. «Poi abbiamo ricevuto la telefonata disperata della moglie e a quel punto sono andato da lei in reparto. Ascoltandola ho capito che dovevamo provare ad aiutarli, a costo di prendermi un cicchetto dai miei superiori. Con il dottor Rebato Schiavello abbiamo concordato la procedura, piuttosto complicata per un trasporto così delicato. Non è stato facile, perché trattandosi di un giorno festivo il personale era ridotto ovunque. Abbiamo riaperto la centrale e richiamato gli operatori». Nessuno si è fatto pregare, ma occorreva anche una scorta per il percorso fino a Brescia. «Tre pattuglie della Stradale di Ostiglia hanno organizzato la staffetta. Il paziente ha finito la dialisi alle 19,30 e alle 19,35 era già sull’ambulanza con il motore acceso. C’era una nebbia pazzesca, ma in autostrada abbiamo volato lo stesso e siamo arrivati in n tempo. In realtà un tempo da record». Intanto un’altra ambulanza ha accompagnato la moglie a casa, a Curtatone. «L’intervento è andato bene, anche se per cantare vittoria ovviamente bisogna aspettare. Noi ce l’abbiamo messa tutta. Per l’emozione ho perfino indossato la divisa: non accadeva da anni».
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