La polemica sull’inno del 118 a “Tu si que vales!”

La polemica sull’inno del 118 a “Tu si que vales!”

Il cosiddetto “inno del 118″ ideato da Christian Manzi è finito – come previsto nei mesi scorsi da diversi infermieri – anche sulla TV nazionale. La musica pop dei Cosentino Brothers e di Andrea Bruzzese non poteva che conquistare lacrime, ringraziamenti e commenti quasi positivi alla giuria di “Tu si que vales!” programma condotto da Gerry Scotti su Canale 5 alla domenica sera. Una nota del Comitato scientifico d’emergenza della CSE Formazione di Christian Manzi ha spiegato che il risultato è stata la diffusione della mission del comitato scientifico. “Siamo dell’idea che la formazione non ha schemi, non ha linguaggi, non si pone limiti. Siamo fieri di averlo trasmesso a tutti coloro che – da ieri sera – ci stanno inviando il proprio supporto con una pacca sulla spalla, un sorriso e in tanti altri modi”. “Nessuna pretesa, nessuna “lezioncina”, niente di tutto questo: semplicemente fieri di vestire “l’arancione” e fieri di rappresentare – speriamo nel miglior modo possibile – un qualcosa che non è solamente una divisa, ma è un modo di vivere: quello dei ragazzi del 118″ scrivono sul proprio sito gli organizzatori del gruppo CSE Formazione.

Il video però non ha riscosso solo pareri positivi. Oltre alle polemiche per la promozione di una srl, migliaia di infermieri, medici e anche volontari si sono scagliati polemicamente contro il video, reo di far sembrare il servizio di emergenza urgenza in mano a persone che perdono più tempo a fare coreografie e balletti che a occuparsi seriamente di formazione del personale, affinché questo operi con competenza e capacità a supporto dei pazienti. Una presa di posizione da parte dei professionisti che stanno cercando di imporre un valore aggiunto ai propri sacrifici, studi, turni e aggiornamenti continui. E’ sicuramente una polemica destinata a durare perché gli operatori del 118, i cosiddetti “centodiciottisti” (che non sono “ragazzi”, solitamente) sono fattivamente impegnati a costruire una professione nel settore dell’emergenza urgenza. Una professione che viene da una parte attaccata dai medici che non vogliono dare spazi agli infermieri (la campagna #NOISIAMOPRONTI testimonia questa lotta) e che dall’altra viene palesemente sfregiata da situazioni dove il volontariato è tale soltanto sulla carta. Parliamo per esempio del Molise dove i volontari ricevono un rimborso forfettario di 50 euro a turno, in pratica un servizio in nero incentivato dalla politica regionale, come segnalato dal Movimento 5 Stelle locale. O delle realtà dove gli infermieri sono costretti a lavorare in nero con paghe orarie di 6.50 euro l’ora, sapendo che se lavorassero in una catena di distribuzione prenderebbero di più con molti meno sacrifici. Parliamo in sintesi della battaglia affinché il lavoro in ambito emergenziale venga considerato tale, con tanto di riconoscimenti economici per i professionisti che vi si applicano con passione e dedizione.

Certo è che il 118 e la professione del centodiciottista (che altrove è una vera e propria realtà, tanto che nell’NHS britannico, in Svizzera o in Germania gli infermieri italiani sono bene accolti e spesso richiesti perché molto bravi) stanno attraversando un momento molto difficile e molto complesso, e questo video servirà a far emergere differenze, incongruenze e problematiche che devono essere risolte, per il bene dei pazienti e del sistema sanitario nazionale.

NOTA DI REDAZIONE: In molti ci hanno chiesto di prendere una posizione su questa vicenda. Crediamo che l’analisi che abbiamo portato nel pezzo qui sopra sia sufficiente. La bellezza o la bruttezza di un contenuto è sempre soggettiva. La nostra speranza è che una situazione come questa porti medici, infermieri e volontari a confrontarsi sul serio per arrivare ad una sintesi. Se tutti tengono le proprie posizioni, a perdere sarà sempre e soltanto il malato. Guardiamoci attorno, anche poco più in là del confine italiano ci sono realtà che funzionano molto bene, da imitare.

L’unico appunto che vogliamo fare a Christian Manzi e alla CSE di Latina (che realizza molti corsi di formazione validi) è il seguente: Carissimi, modificate il video che avete postato su internet e, almeno lì, le cinture di sicurezza allacciatele! Fareste un buon servizio promozionale a un dispositivo salva vita che in caso di incidente – come sapete molto meglio di noi – è davvero utile per preservare l’incolumità di autisti e passeggeri.

L'autore

Emergency Live

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5 Comments

  1. ugo biribicchi

    Polemica sterile, sono un VDS del Lazio e dal mio punto di vista professionisti e VDS possono convivere se noi VDS siamo di supporto ai professionisti laddove ci sono carenze strutturali del servizio pubblico dei professionisti per mancanza di personale o di mezzi rispettando l’ordine gerarchico Medico-Infermiere-VDS credo che l’incolumità della popolazione sia il primo punto, da condannare certamente i casi di VDS come lavoratori in nero

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  2. Ania

    Articolo inappropriato!Non conoscete l’operato di questi angeli del 118, in particolare proprio l’il citato Christian Manzi, che più vte ha soccorso in maniera celere, rassicurante e professionale me stessa e la mia famiglia. Altri operatori come lui, sono preparatissimi e gentili, da utente, posso dirmi soddisfatta, ed il video lo trovo simpatico e veritiero. Lodiamo chi fa bene il proprio lavoro. Il problema è quando arrivi in pronto soccorso che non sai cosa ti succederà!

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    1. Emergency Live
      Emergency Live

      Grazie Ania per il suo commento. Come detto, il video può piacere o non piacere, non facciamo una critica a questo. Il dato di fatto è che il video ha scatenato polemiche fra i soccorritori per diversi aspetti, fra i quali la promozione in televisione di una srl, che non è un’associazione a scopo benefico.
      Per quanto riguarda invece il Pronto Soccorso, se ha informazioni di merito e puntuali, saremo come sempre interessati a pubblicarle.
      Grazie e speriamo di averla sempre fra i nostri lettori
      Buona giornata

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  3. roberto

    Salve, sono un “volontario” del 118 del Lazio. Mi sembra una polemica sterile, perché il vero problema è che dai vertici non si vuole cambiare l’anomalia illecita del servizio 118 coperto dalle “onlus”. Nel Lazio è come il Molise se non peggio. Zingaretti e la Corradi, lo sanno benissimo, ma gli va bene così. Fatevi una domanda e datevi una risposta. Così chi ci soccorre è sottopagato, con rimborsi che arrivano dopo 6 – 7 mesi, turni da 24 – 48 ore, a volte senza corsi, farmaci, presidi e ambulanze al limite del usura. Chi entra in casa non ha vaccini, ha divise uniche infette, magari la fedina sporca. Non tutti, per carità. Ma fin quando ci sarà questa gestione corrotta dagli appalti pilotati alle “Onlus”, gli unici ad averne vantaggi saranno solo i dirigenti. Non i pazienti, né i “volontari”.

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