La Terapia della bambola: un metodo naturale per gli anziani

La Terapia della bambola: un metodo naturale per gli anziani

di Valentina Sivieri

doll_bigLa “DollTherapy”(in italiano  “Terapia della Bambola”) fa parte delle terapie non farmacologiche rivolte a pazienti affetti da demenza che presentino i sintomi comportamentali e psicologici tipici della loro patologia. È un trattamento di tipo non cognitivo, ovvero finalizzato alla riduzione di reazioni e comportamenti impropri attraverso tecniche che prevedono la sollecitazione sensoriale ed affettiva.

La terapia consiste nell’assegnare al paziente una bambola, in due fasce orarie distinte nell’arco della giornata, invitandolo ad occuparsene e prendersene cura al meglio delle proprie capacità. Questo impiego, che richiede impegno e concentrazione, stimola un sentimento di orgoglio e responsabilità in una persona alla quale da anni non vengono affidati compiti “importanti” proprio a causa della malattia.

Gli effetti della DollTherapy si inseriscono scientificamente nella  “Teoria dell’attaccamento”, studiata dallo psicoanalista inglese John Bowlby (come riportato in un articolo pubblicato nel 2014 dalla rivistaFrontiers in Psychology: Can dolltherapypreserve or promote attachment in people with cognitive, behavioral and emotionalproblems? A pilotstudy in institutionalizedpatiens with dementia).

Nella sopra citata teoria viene preso in analisi il bisogno provato nell’età neonatale ed infantile di avere una persona di riferimento che trasmetta sicurezza e protezione. Successivamente agli studi condotti, lo stesso psicoanalista dichiara che il bisogno di attaccamento influenza il comportamento non solo dei bambini, ma delle persone in ogni fase della loro vita. È possibile osservare come nell’età anziana la persona abbia una percezione di se stessa più vulnerabile e provi un senso di abbandono ed impotenza; in particolar modo questi sentimenti sono accentuati nella persona affetta da demenza senile. Il rapporto che la persona con demenza instaura con la bambola è di questo tipo: la bambola è talvolta un bellissimo oggetto da custodire, talvolta un reale bambino del quale prendersi cura e al quale esprimere il proprio amore e affetto; in questa relazione, la persona si sentirà ricambiata dei sentimenti che prova, sentendosi amato e ricevendo dalla bambola i feedback di cui necessita.

MumCharlieOllieDa queste considerazioni si può capire come i risultati potenzialmente raggiungibili con l’applicazione della DollTherapy siano principalmente una riduzione dei sintomi comportamentali e cognitivi della demenza (behavioral and psychologicalsymptoms of dementia, definiti con l’acronimo BPSD) e un aumento nel benessere generale del paziente. Oltre a questi importanti risultati, la presenza della “bambola-bambino” può essere un ottimo argomento di conversazione tra gli anziani residenti in strutture, orgogliosi di mostrarla ad altre persone per dichiarare quante responsabilità ancora  siano in grado di assumersi; viene così stimolata la relazione tra gli ospiti, migliorando di conseguenza la qualità di vita all’interno delle residenze per anziani.

Si è condotto uno studio sperimentale all’interno di due strutture della provincia di Ferrara, per verificare l’effettiva efficacia del trattamento: la casa protetta “Residence Service” e la casa di riposo “Villa Aurora”. I pazienti coinvolti nel progetto sono in totale 24, con un’età media di 88 anni.

La scelta dei pazienti da includere nel progetto è avvenuta in collaborazione con gli infermieri, gli animatori ed i responsabili della struttura, selezionando i residenti affetti da demenza che presentassero disturbi del comportamento e che avessero preservato le funzioni visive e motorie. Si è deciso di coinvolgere soggetti di entrambi i sessi e senza  considerare l’esistenza in anamnesi di una paternità/maternità.

La valutazione dell’efficacia del trattamento, è un processo diviso in tre parti:

– osservazione iniziale,  con rilevazione quantitativa di frequenza e gravità dei disturbi non cognitivi dei partecipanti, attraverso l’apposito test NPI (allegato n.1).

– Introduzione della bambola ed inizio effettivo del trattamento (continuando con la rilevazione dei disturbi tramite la medesima tabella usata nella prima fase) ;

– Valutazione finale attraverso il confronto delle rilevazioni effettuate prima e dopo l’inserimento della bambola.

Il test NPI rileva la frequenza dei disturbi non cognitivi su scala settimanale, per questo motivo è stata creata una tabella (allegato n.2) per la rilevazione giornaliera dei disturbi.

La rilevazione dei sintomi è di competenza prevalentemente infermieristica, nonostante sia richiesta una stretta collaborazione con tutto il resto del personale della struttura.

Sono stati elaborati i dati solo di 18 tra i 24 pazienti che inizialmente erano stati coinvolti nel progetto, in quanto 6 di essi hanno rifiutato la bambola; per questi ultimi non è quindi stato possibile effettuare un confronto pre-post significativo.

2Per trarre delle conclusioni circa i potenziali benefici che si possono conquistare attraverso la “Terapia della Bambola” si sono presi in considerazione tre fattori: il punteggio ottenuto al test NPI calcolato prima e dopo l’inserimento della bambola, i risultati ottenuti per gli inserimenti della bambola effettuati nel momento di insorgenza dei sintomi e la valutazione personale dei parenti e degli operatori di struttura che hanno interagito con l’ospite stesso circa la serenità manifestata.

Sommando la variazione al punteggio NPI per ogni paziente, si è rilevato un decremento totale di 29 punti (in media 2 punti per paziente). In relazione a questo dato bisogna considerare che l’Associazione Italiana di Psicogeriatria ha riportato, in un recente articolo(www.psicogeriatria.it/img/popup/pdf/Bianchetti.pdf)del Dr. Angelo Bianchetti, (specializzato in geriatria, gerontologia e neurologia), i costi annui per l’assistenza e la cura di un anziano con demenza. Secondo le analisi da loro condotte, il decremento di un solo punto al Neuropsychiatric Inventory corrisponde ad un risparmio dei costi indiretti annuali compreso tra 226 € e 374 €.

La bambola veniva consegnata al paziente in fasce orarie ben definite durante la giornata; a questi inserimenti programmati si aggiungevano quelli effettuati nel momento di insorgenza dei sintomi. Nel 78,8% degli inserimenti condizionati si è potuto osservare un immediato beneficio alla consegna della bambola, ovvero i pazienti si sono mostrati da subito più tranquilli e sereni, rivolgendo la loro attenzione alla bambola e iniziando a interagire intrattenendo conversazioni con la stessa, cantando canzoni per bambini o raccontando favole.

Dopo circa un mese dall’inizio del trattamento  si è consegnato ai famigliari dei pazienti coinvolti e al personale della struttura un questionario di valutazione. Dai risultati ottenuti si evince  che il benessere della persona è notevolmente migliorato durante il corso dell’intera giornata o comunque durante il periodo di contatto con la bambola. Univoco è il desiderio che questo tipo di trattamento possa essere proseguito nel tempo.

Entrambe le strutture hanno creduto fin da subito nei potenziali di questo progetto mostrando la loro disponibilità nell’acquisto delle bambole (unica spesa reale per l’applicazione di questa terapia) ed organizzando diversi colloqui con il personale che sarebbe stato coinvolto in prima persona nel progetto (infermieri, operatori socio-sanitari, animatori), per eseguire un’educazione su questo tipo di trattamento non farmacologico.

Alla conclusione del progetto(avvenuta nel Novembre 2015) le loro aspettative sono state soddisfatte ed entrambe le strutture hanno dichiarato che avrebbero proseguito con l’applicazione della “Terapia della Bambola” e che avrebbero stanziato nuovi fondi se ce ne fosse stata la necessità.

Nell’Aprile dell’anno corrente è stato fatto un follow-up riguardo gli effetti della terapia della bambola a 8 mesi dall’inizio del trattamento.

Svanita l’iniziale curiosità che la bambola aveva suscitato all’inizio del progetto, alcuni pazienti hanno iniziato a rifiutarla nonostante i diversi tentativi degli operatori; la maggior parte degli ospiti però ha continuato con il trattamento, richiedendola loro stessi o mostrando una riduzione dei disturbi dopo l’inserimento.

Tra i risultati che sono stati ottenuti dall’applicazione della DollTherapy, possiamo ricordare:

  • Pazienti agitati, aggressivi verbalmente e fisicamente verso altri pazienti o verso il personale della struttura che cullano la bambola e hanno comportamenti amorevoli, come verso un nipotino;
  • Pazienti che necessitano di mezzi di contenzioni fisiche a prevenzione di gesti autolesionisti che possono essere mantenuti “liberi” per diverse ore al giorno, impegnando le loro energie e attenzioni alla cura della bambola e risolvendo così il proprio disturbo;
  • Pazienti annoiati, depressi che mutano il loro umore alla sola vista della bambola, mostrandosi sereni e rilassati.

Prendersi cura della bambola per gli anziani affetti da demenza è un’attività che richiede tempo ed energie,  che sarebbero state altrimenti trascorse nella monotonia, facendo insorgere pensieri di desolazione e abbandono,  causa di comportamenti aggressivi o di agitazione. L’inserimento della bambola durante questi momenti negativi permette una risoluzione del sintomo contemporaneamente ad un decremento delle contenzioni fisiche e/o farmacologiche, senza incrementare il carico di lavoro del personale socio-sanitario e sanitario.

Purtroppo non può essere impiegata come mono-terapia vista la vastità di disturbi che questa tipologia di pazienti presenta e la gravità con la quale a volte si manifestano tali disturbi, ma può sicuramente essere un valido alleato al piano terapeutico e permettere un incremento reale nella qualità di vita degli anziani residenti in strutture.

L'autore

Stefano Balboni

46 anni, ferrarese, operatore tecnico autista 118 ROMAGNA SOCCORSO. Istruttore di guida sicura per veicoli di emergenza sanitaria con una passione innata per la sicurezza sulle strade

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