L’Aquila, quel giorno in cui gli eroi furono tutti nella stessa città

L’Aquila, quel giorno in cui gli eroi furono tutti nella stessa città

Emergenza_Terremoto_Abruzzo_2009_-_12Quando la terra ha tremato, alle 3.32 di notte di 7 anni fa, tutto si è fermato. Il buio ha inghiottito tante vite, lasciando dolore, crepe e rabbia. Qualcuno ha riso. Il male di quelle risate lo abbiamo sentito per telefono. Ma il 6 aprile del 2009, fra tanto dolore e tanta morte, c’è stato anche chi ha lasciato un segno di speranza e di forza di volontà. Di resistenza. Non vogliamo parlare di Angeli perché le operazioni di salvataggio sono state fatte da esseri umani, che non hanno nulla di paranorale. Professionisti e volontari che dovrebbero essere un esempio per le generazioni future. Il terremoto in Abruzzo ha mostrato anche le cose più belle che l’uomo può fare. Salvare vite, curare feriti, prendersi cura di chi ha bisogno e, soprattutto, ridare speranza a chi l’ha persa in meno di 15 secondi.

Anche ieri sera L’Aquila si è riempita di cittadini che hanno voluto ricordare il dramma delle 3.32 testimoniando con un silenzio fortissimo e impressionante il dolore che ha causato la perdita di 309 persone. Solo il Campanile delle Anime Sante ha fatto sentire i suoi rintocchi. 309 rintocchi che durano un’infinità. Intanto, L’Aquila rimane avvolta nei teli dei cantieri che ci stanno mettendo troppo tempo per riportare la vita nel centro della città. Ma questa è un’altra storia. Vogliamo parlare di quella notte in cui migliaia di soccorritori da tutta Italia presero poche cose e partirono per l’Abruzzo, per arrivarvi il prima possible.
maxresdefaultSono loro che oggi – dopo aver vissuto quelle ore intense e terribili – hanno il cuore in Abruzzo, a fianco delle persone salvate e aiutate. Chiedendosi se stanno bene, chiedendosi se stanno meglio e hanno ripreso le proprie vite. E come ogni anno, mandano agli Aquilani il loro affetto. Come ogni anno, quei 309 rintocchi suonano anche nei loro cuori, che hanno dato tutto e – a volte – troppo. Come il caposquadra Marco Cavagna, esperto Vigile del Fuoco di 51 anni. Parte della Colonna Mobile USAR di Bergamo, Cavagna è stato colpito da arresto cardiaco mentre prestava i primi soccorsi.

 

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