Morire investiti da un’ambulanza: Milano e Ferrara accomunate da storie terribili da approfondire

Morire investiti da un’ambulanza: Milano e Ferrara accomunate da storie terribili da approfondire

Prima è stato  il terribile schianto di Ferrara, dove una ragazzina di 13 anni è deceduta in tragiche  circostanze in corso di indagine,  mentre  un’ambulanza  transitava in emergenza (LEGGI LA NUOVA FERRARA). Poi Milano, dove un’altra donna, stavolta di 35 anni, è stata colpita da un mezzo in sirena a Limbiate.

Parlare di incidenti in cui sono coinvolte le ambulanze è sempre complesso, perché porta con sè diversi aspetti. Da un lato la scarsa educazione al rispetto della sirena e dei lampeggianti da parte dei cittadini. Dall’altro situazioni in cui la poca prudenza e diligenza causano danni, o peggio, la morte di altre persone. In questi due casi, a Ferrara e a Milano, sono state coinvolte ambulanze in emergenza con sirene e lampeggianti della Croce Rossa e della Croce Verde. Ma non è questo il punto: cosa si può fare per ridurre queste situazioni?

Il nostro collaboratore Stefano Balboni – ferrarese – ha scritto sul quotidiano La Nuova Ferrara questo interessante approfondimento. E’ necessario che la figura dell’autista soccorritore venga formato adeguatamente, e certificati, come avviene in Emilia Romagna. Ma c’è una questione che va ancora risolta: il volontario, in queste situazioni, non solo si ritrova a fare i conti con le conseguenze morali e personali di un incidente automobilistico. Oggi l’autista soccorritore volontario si trova anche senza patente, e quindi spesso senza possibilità di recarsi al lavoro, quando le lesioni causate durante un incidente superino un determinato numero di giorni.

E’ necessario parlare a fondo dell’omicidio stradale, una legge giusta e sacrosanta, non per difendere gli assassini, ma per garantire a tutti maggiore conoscenza della norma e delle sue conseguenze. E forse è anche necessario parlare di una patente professionale per gli autisti in emergenza, che altrimenti – anche se innocenti – si potrebbero trovare a non poter più muoversi per un determinato numero di mesi.

COSA DICE LA NORMATIVA SULLE SIRENE E SUI LAMPEGGIANTI

Gli incidenti che riguardano i mezzi di emergenza sanitaria in Italia sono abbastanza frequenti, anche se spesso i dati non vengono citati. La regione emilia Romagna ha stabilito, con delibera del 2009,  che tutti gli autisti di ambulanza devono essere formati con corsi di guida sicura per almeno dieci ore ogni anno. Ma come è normato l’utilizzo dei sistemi di allarme è definito dall’art.177 del codice della strada, il quale stabilisce che l’utilizzo della sirena deve avvenire in maniera congiunta (lampeggianti e sirene) e continuativa per l’effettuazione di servizi urgenti di istituto da parte di organi di polizia e soccorso. Tali servizi urgenti per le ambulanze , sono identificati da un decreto del ministero della salute del 1992 che definisce urgenti i servizi che l’operatore della centrale 118 assegna con i codici “giallo” e “rosso”. Lo stesso codice, sempre all’art. 177 stabilisce che i conducenti dei veicoli di soccorso e polizia durante la marcia in emergenza possono derogare ad “obblighi, divieti e limitazioni” relativi alle norme di comportamento del codice stesso, salvo rispettare eventuali segnalazioni di agenti di polizia presenti  lungo il percorso e sottolineando “nel rispetto delle regole di comune prudenza e diligenza”. Sempre nell’ambito di tale dettato normativo è stabilito che chiunque si trovi sul percorso dei mezzi di emergenza ha l’obbligo di  “lasciare libero il passo e all’occorrenza fermarsi”, anche se purtroppo le segnalazioni acustiche supplementari di allarme vengono spesso ignorate. Sulla base dei riscontri tecnici effettuati sul luogo dalle forze dell’ordine vengono poi successivamente definiti le responsabilità nei vari gradi di sentenze, anche se di fatto un incidente è comunque un dolore per entrambe le parti. 

UN PARERE SUL REATO DI OMICIDIO STRADALE

A questo contenuto, aggiungiamo un’intervista realizzata pochi giorni fa durante il convegno PMSpezia. Perché purtroppo il tema delle responsabilità per chi guida in sirena è ampio e non tocca solo i soccorritori.

L’omicidio stradale è una legge che sta rischiando grosso perché molte persone la attaccano come troppo forte e troppo cattiva. “In tanti hanno criticato questa legge – ha spiegato Giordano Biserni, presidente dell’ASAPS - ma è una legge che ha avuto un parto difficile e complesso. E’ destinata non tanto ad avere un effetto dissuasivo nei confronti dei conducenti, ma deve rendere giustizia ai familiari delle vittime, che fin’ora non ne avevano. Fino ad aprile 2016 il sistema giudiziario non rendeva giustizia in questo senso. Prima della 41, non venivano inflitte le condanne giuste anche per chi aveva ucciso con valori alcolemici elevatissimi. C’è stato un lungo dibattito, e la legge forse è andata anche oltre a quello che abbiamo richiesto, contro ubriachi, drogati e pirati della strada. Sono state aggiunte pene intermedie anche per altre situazioni, con la revoca della patente per anni. Ci sono degli aspetti che vanno rivisti, ma non accettiamo critiche fortissime che arrivano dagli avvocati”.

“Sui professionisti – continua Biserni – bisogna dire che chi ha una patente professionale, qualora commetta violazioni o incidenti gravi e gravissimi con vittime, sarà punito sulla patente professionale, non sulla patente privata. Non si mette a rischio la patente tradizionale. Questo è un discorso che va affrontato: chi viaggia in sirena non lo fa per diletto, ma per necessità. E su questo tema andrebbero aperti diversi temi e diverse questioni. Ci sono i primi segnali di condanne importanti ma adesso serve informazione ed educazione. Se i conducenti conoscessero questa legge, molti comportamenti sarebbero più prudenti e più sani. Dobbiamo informare e modificare gli aspetti critici: è infatti scorretto togliere per 5 anni la patente anche a chi causa lesioni superiori a 40 giorni di prognosi. E allo stesso modo andrebbe modificata la procedura, che oggi prevede per le lesioni gravi non connesse alle violazioni specificate nell’art. 580 bis perseguibilità a querela e non d’ufficio”.

 

 

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