Morto “per colpa dell’ambulanza”: Quando il cattivo giornalismo fa un pessimo servizio alla comunità

Morto “per colpa dell’ambulanza”: Quando il cattivo giornalismo fa un pessimo servizio alla comunità

Non ci capita spesso di commentare o valutare il lavoro di testate giornalistiche – grandi o piccole – che si occupano saltuariamente di soccorso ed emergenza, solitamente per parlare di cronaca nera. Ma non possiamo evitare di catalogare come pessimo giornalismo l’articolo de “Il Giornale” che da la colpa della morte di un uomo coinvolto in un incidente stradale al fatto che l’ambulanza sia arrivata in 20 minuti. Non è accettabile sia per il modo in cui è posta la questione, sia per il poco rispetto della vittima e delle persone coinvolte nell’incidente – prima – e nel tentativo di soccorso, poi.

PERCHE’ E’ SBAGLIATO GENERALIZZARE CON “E’ COLPA DELL’AMBULANZA”

 

  • “E’ morto per colpa dell’ambulanza”, prima di tutto non lo dice nè una fonte giudiziaria nè una fonte medica. Lo dice “sicura” la barista del locale che fa angolo tra via Tartini e via Baldinucci. Anche mia zia è sicura che i rettiliani esistano, ma non fa la giornalista;
  • “Dopo l’urto – aggiunge un testimone arrivato nell’immediato – deve essere volato sopra al parabrezza, rompendosi l’osso del collo”. E già questo escluderebbe che la colpa della morte sia da imputarsi all’ambulanza;
  • “Aveva ancora il casco – continua la barista – poi è diventato bianco in volto ed è morto”. Il corpo dell’uomo è ancora riverso sull’asfalto, in attesa che la polizia faccia tutte le foto per definire alla perfezione quanto successo. “Prima che spirasse – aggiunge un signore di 80 anni circa – ho visto che muoveva ancora la mano. Poi si è fermato”.

Ci fermiamo qui, nelle riprese di questo articolo, perché rischieremmo di diventare poco obiettivi a nostra volta. Di certo c’è che questo “pezzo” fa un brutto servizio sia al sistema del soccorso (che – lo ricordiamo – si basa sul lavoro di pochi professionisti e volontari impegnati al 100% nel tentativo di salvare persone) che al sistema informativo. Non si capisce perché si debba puntare il dito contro il soccorritore in ogni occasione, alimentando ignoranza, rancore e violenza nei confronti di chi per mestiere e per vocazione salva il prossimo. Forse prima di lanciare strali e accuse bisognerebbe ricordarsi che in quell’incidente stradale è morto un uomo di 55 anni e sono rimaste sotto shock una donna e una bambina. Forse sarebbe stato meglio fermarsi prima, davanti al rispetto da portare a una vittima della strada, e ai suoi familiari.

 

 

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