Omicidio stradale, a rischiare il carcere sono anche gli amministratori che non fanno manutenzione.

Omicidio stradale, a rischiare il carcere sono anche gli amministratori che non fanno manutenzione.

C’è un piccolo dettaglio nella legge per l’omicidio stradale che sta mettendo in allarme le amministrazioni e i politici di tutta Italia. Si perché grazie alla legge 41 del 2016 il reato di omicidio stradale può essere ricondotto anche a coloro che hanno competenza sulla sicurezza stradale, quindi gli Enti Locali che devono mantenere in buono stato la rete viaria di competenza. L’applicazione di questa norma va ad aggiungersi alla già complicata legislazione in merito. Gli articoli 2043 e 2051 del Codice Civile infatti vanno a sanzionare l’amministratore pubblico che – per condotta amministrativa – abbia causato danno o trabocchetto all’utente della strada. Sul tema c’è una variegata e differenziata legislazione e non vogliamo dilungarci in merito.

Quello che ci interessa segnalare è come siano gli stessi politici a muoversi per cercare di tutelarsi dall’accusa di omicidio stradale, che potrebbe ricadere sugli amministratori. In caso di fatalità dovuta alle condizioni dell’asfalto o dei guard-rail, si potrebbero denunciare penalmente i sindaci e gli assessori competenti?

Se lo è chiesto e ha portato avanti la questione un consigliere regionale, Alessandro Cardinali, in Regione Emilia Romagna. E’ lui il primo firmatario di una risoluzione che chiede alla Giunta PD di agire, insieme al ministro dell’Interno, per ridefinire la responsabilità degli amministratori locali nei casi di omicidio stradale nei frangenti in cui non sia stato possibile procedere alla manutenzione per mancanza di fondi.

“Gli amministratori locali – premette Cardinali a commento della risoluzione depositata questa mattina – si adoperano al fine di rendere sicure e fruibili le strade pubbliche, svolgendo la manutenzione del tessuto urbano e segnalando le condizioni di pericolo per l’utenza, al fine di esercitare in modo responsabile i compiti di custodia previsti dal codice civile”.

La responsabilità degli Enti Locali per i danni causati dai beni del patrimonio demaniale può essere ricondotta agli articoli 2043 o 2051 del Codice Civile. Le due norme fanno riferimento a una disciplina profondamente diversa in termini di onere probatorio, costituendo quindi un tema da sempre dibattuto in giurisprudenza con esiti ancora non uniformi. Più di recente, la legge 41 del 2016, è intervenuta introducendo nell’ordinamento il reato di omicidio stradale, che prevede l’applicazione della norma a tutti coloro a cui compete la tutela della sicurezza stradale, quindi anche agli Enti Locali, laddove ci sia una violazione del codice della strada.

“Per gli Enti Locali – commenta il Consigliere PD – soprattutto per i comuni di piccole dimensioni, diventa sempre più difficile garantire una manutenzione quantitativamente e qualitativamente adeguata alla rete stradale a causa della contrazione delle risorse disponibili. Ecco perché chiediamo alla Giunta di intervenire, insieme al Ministero dell’Interno, per ridefinire la responsabilità degli Enti Locali, quando, in caso di decesso, le sue cause siano da ascrivere ad una mancanza di manutenzione dovuta a una insufficienza di fondi”.

“Le nostre strade devono essere sicure, nessuno lo nega – conclude Cardinali – e occorre che i cittadini siano tutelati e possano usufruire di una rete viaria priva di pericoli ed efficiente, perciò serve che chi sbaglia sia punito. Ma non possiamo permettere che su tanti amministratori locali onesti, che si impegnano quotidianamente per garantire la sicurezza delle proprie comunità, ricadano responsabilità che sono al di là delle loro possibilità di intervento”.

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