Prevenire l’annegamento: cosa si può fare per ridurre le morti in acqua?

Prevenire l’annegamento: cosa si può fare per ridurre le morti in acqua?

Troppi casi nell’ultima settimana di bambini annegati nelle acque di fiumi o laghi riportano l’attenzione su un tema fondamentale: Il water Safety Plan, in Italia, ha l’obiettivo di ridurre fortemente i 400 morti l’anno che causa l’annegamento.

ROMA – Si può ridurre la mortalità da annegamento in Italia del 50%? Secondo l’OMS è possibile, e nel triennio 2016-2018 è necessario arrivare ad azzerare la morte dei bambini in acqua. Questo obiettivo è stato condiviso dall’Istituto Superiore della Sanità ed è fondamentale creare una cultura della sicurezza in acqua che non faccia più correre rischi inutili ai bambini e ai ragazzi.
Sono troppi gli incidenti mortali in acque di balneazione. Già nel 2016 l’ISS ha attivato una serie di incontri per illustriare strageie e contributi di prevenzione attiva. Ma cosa si può fare nella realtà?

Cose fondamentali da fare prima di nuotare

ann-1-1024x576Il primo punto, fondamentale, è quello di aumentare e migliorare le capacità di nuoto dei bambini e dei ragazzi. Da questo punto primario passa tutta la formazione e la catena di interventi, che non possono essere sempre rapidi e sempre efficaci. Anche in caso di incidente, malore o problema in acqua, la capacità di nuotare e tenersi a galla può aiutare a recuperare secondi preziosi affinché un astante o un bagnino raggiunga la vittima per il salvataggio.

Il secondo punto fondamentale è garantire la sicurezza delle spiagge libere con sistemi di sorveglianza adeguati. In tutta Europa ci sono ogni anno circa 27.000 morti per annegamento. Stiamo parlando dei 53 paesi che compongono l’area europea e mediterranea, paesi che vedono i tassi di annegamento moltiplicarsi di 5 volte se la fascia di reddito è bassa, rispetto a paesi o aree dove il reddito è alto. Per esempio, in Bielorussia i tassi di annegamento sono 23 volte superiori a quelli della Germania, dell’Olanda e del Regno Unito. Purtroppo 4 annegamenti su 5 – nei paesi CEE – riguardano persone in condizioni di basso reddito, povertà o disagio.

E’ quindi fondamentale attivarsi sulle spiagge libere affinché si prevengano gli incidenti di annegamento. Pianificare una serie di attività è fondamentale seguendo le istruzioni dell’OMS, e l’Italia può portare diversi dati a favore di questa statistica: Dai 1.200 annegamenti l’anno del 1970, si è arrivati a circa 400 morti nel 1995 (ISTAT). L’educazione nelle scuole, l’informazione e la sorveglianza delle spiagge hanno creato un forte cambiamento di percezione. Ma dal 1995 al 2012 il dato degli annegamenti è rimasto fermo attorno ai 400 morti l’anno. Come si può incidere su questi incidenti in modo adeguato? Il dato principale su cui ha lavorato l’ISS è quello della sorveglianza: è fondamentale avviare nuove campagne a livello nazionale affinché gli adulti pongano maggiore sorveglianza e controllo sui bambini, impedendo a questi ultimi di mettersi in condizioni di rischio grave.

Regole fondamentali per scegliere un luogo dove nuotare

nucsPoi c’è un discorso amministrativo, dove le zone balneabili devono essere presidiate da personale – quando possibile – o da adeguata cartellonistica informativa. Il pubblico in generale deve accedere alle spiagge libere dopo aver ricevuto informazioni esaurienti con un’apposita cartellonistica circa la presenza della sorveglianza e di un’organizzazione territoriale del soccorso e sugli eventuali pericoli intrinseci delle spiagge (correnti di ritorno, formazione di buche, mulinelli).

Oggi l’annegamento è l’ottava causa di morte per i bambini e gli adolescenti sotto i venti anni. La crisi economica, collegata ad un aumento dei flussi migratori, ha fatto si che vecchie tipologie di balneazione si siano ripresentate in gran forza. I bagni nei fiumi, nei canali, nei laghi, nei torrenti e in aree assolutamente non presidiate sono diventati sempre più numerosi e quindi anche i rischi di morte sono aumentati. La spavalderia dei giovani, la scarsa o nulla conoscenza dei pericoli che si corrono in acqua, poche abilità nel nuoto o il consumo di cibo e alcol prima o durante l’attività di balneazione sono i maggiori problemi che possono portare alla morte in acqua per annegamento.

Cosa dovete sapere, genitori…

d610fe6dc108d4d767035af684bddcefStatisticamente gli annegamenti più numerosi sono causati da cadute accidentali, dal mancato uso dei dispositivi di salvataggio, da inondazioni che avvengono a monte dell’annegato, che si trova di colpo in una zona pericolosa. Sono a rischio le spiagge con determinate pendenza dei fondali dove in condizioni di mare agitato si possono formare pericolose correnti di ritorno e successivamente buche. Sono a rischio le spiagge senza sorveglianza, come spesso accade per quelle “libere”, in genere prive anche di segnaletica circa i pericoli intrinseci.

Fra il 2012 e il 2015 i morti fra i bambini nella fascia di età 0-4 anni sono stati 27. Il problema della sorveglianza e delle barriere fisiche in questi casi è molto importante. Non bisogna mai lasciare da soli bambini sotto i 4 anni di età in acqua, qualunque sia il livello dell’acqua in cui il piccolo nuota.

Il 25% degli annegati in Italia fra il 2012 e il 2015 è stato invece composto da ragazzi sotto i 18 anni di età. Stiamo parlando di 300 vite, con un maggiore tasso di morte fra i maschi.
In tutte le classi di età i tassi di mortalità per annegamento nei maschi sono più elevati rispetto a quelli delle femmine, con un rapporto che va da 3:1 nei bambini tra 5-14 anni, a 8:1 nei giovani (15-34 anni). In termini assoluti negli ultimi anni in media sono deceduti 315 maschi rispetto a 70 femmine. Comportamenti più inclini al rischio, tendenza alla sopravvalutazione delle proprie capacità e maggior propensione al consumo di alcol contribuiscono almeno in parte a spiegare l’esistenza di questo marcato dislivello
Sulla base dei dati ISTAT, in linea generale il numero di stranieri deceduti in seguito ad annegamento risulta in aumento, sia in termini assoluti, sia in termini relativi. Negli anni ‘70 i cittadini stranieri rappresentavano meno del 5% della mortalità per annegamento, ma a partire dagli anni 2000 questa percentuale è salita fino a circa il 20%. Dalle informazioni riportate negli organi di stampa, nel 2014 gli stranieri deceduti per annegamento ammontavano a 69 (su 278 complessivi), dei quali 23 turisti mentre il resto è da attribuire forse completamente agli immigrati (nel 2013 risultavano deceduti per annegamento 64 stranieri, su un totale di 211 persone)

Luogo e cause principali degli incidenti

SETTE ANNEGATI NEL WEEKEND, QUATTRO RAGAZZI TRA I MORTIEsaminando i dati ISTAT dal 2003 al 2012, risulta che sono morte per annegamento complessivamente 2.530 persone, delle quali 432 in Lombardia, 344 in Veneto, 201 in Emilia Romagna, 196 in Piemonte, 189 in Sicilia, 157 nel Lazio, 145 in Puglia, 141 in Sardegna, 134 in Toscana, 109 in Campania, 94 nelle Marche, 86 in Friuli-Venezia Giulia, 70 in Trentino-Alto Adige, 64 in Calabria, 55 in Abruzzo e in Liguria, 34 in Umbria, 10 in Basilicata, 7 in Molise e in Valle d’Aosta. Nel 2014 gli organi di stampa hanno riportato complessivamente 278 casi di annegamento.

Le 10 regole d’oro per prevenire l’annegamento

  1. Non nuotare mai da soli: assicurarsi sempre che qualcuno vi stia guardando o sia nel vostro campo visivo. Questa regola vale anche per gli adulti
  2. Impara a nuotare: A sei mesi i bambini possono già prendere lezioni di acquaticità. Gli adulti che non sanno nuotare dovrebbero prendere anch’essi lezioni.
  3. Impara a salvare vite: Se tu impari a salvare una persona che sta annegando, sarai utile in caso di bisogno. Saper fare le manovre rianimative e la CPR è fondamentale in caso di emergenza.
  4. Guarda e chiedi aiuto ad altri: Cerca di prestare sempre soccorso con qualcun’altro. Chiama aiuto se sei da solo e vedi qualcuno in pericolo. NON SOCCORRERE MAI DA SOLO.
  5. Porta con te un giubbotto di salvataggio: La Guardia Costiera ha approvato diversi “life jacket” compatti e semplici per andare a nuotare. Non fidatevi dei gonfiabili: sono fatti per giocare, non per salvare una vita. 
  6. Assicuratevi che l’acqua sia sicura e balneabile: L’acqua è priva di rischi? Puoi vedere il fondo? C’è qualcuno che ti guarda? Sono domande che devono essere sempre fatte perché si eviti il rischio di annegamento.
  7. Controlla la piscina: Ci sono dei cancelli o dei varchi controllati per l’accesso? C’è una vasca coperta da una protezione in plastica? Se non c’è controllo o ci sono tappetti gommosi di copertura, i bambini potrebbero facilmente entrare in acqua e diventare invisibili. Individuate l’assistente di salvataggio o il supervisore.
  8. “Raggiungi e lancia – non saltare!” –  Non provate mai a salvare qualcuno saltanto in acqua da soli, rischiate di porre due persone in pericolo. Lanciate un salvagente, o una cima, oppure tendete alla persona in pericolo un bastone. Urlate più forte che potete per chiamare aiuto, e fate chiamare a qualcuno il 112.
  9. Non immergetevi o fate immersioni in acque torbide poco profonde. Chiedete al bagnino o a un familiare che conosce la zona se è sicuro immergersi in un’area non presidiata con acque poco profonde. Non immergetevi se non c’è nessuno a cui chiedere. 
  10.  Osservate sempre i 6 principi di base della sicurezza: non correre, non mangiare, non a piedi nudi, non il vetro,  non con pioggia o temporali, non senza sorveglianza
    
    

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FONTI: Istituto Superiore della Sanità, ISTAT, DAN, SwimJim (Link)

 

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