Pubblicano la foto del trekking in ferrata, sgridati dai soccorritori: “Non mettere a rischio la vita degli altri!”

Pubblicano la foto del trekking in ferrata, sgridati dai soccorritori: “Non mettere a rischio la vita degli altri!”

LONGARONE – Pensavano di aver avuto una bella idea, ripercorrere la Ferrata della Memoria lungo il Vajont per poi far vedere le loro imprese a tutti e ricordare così le vittime del disastro. Ma l’aver percorso la via alpina senza nessun tipo di attrezzatura, senza caschi e senza scarpe adeguate, ha fatto infuriare i soccorritori del CNSAS che hanno lanciato un messaggio perentorio: “Evitate di mettere a rischio la vostra vita, ma soprattutto quella degli altri”. Il capo del Soccorso Alpino di Belluno Fabio Rufus Bristot, nei confronti di un gruppo di giovani che nei giorni scorsi hanno pubblicato su Facebook le immagini della Ferrata della Memoria affrontata senza alcuna misura di sicurezza. I ragazzi, non solo hanno percorso i 700 metri di ferrata di media difficoltà all’interno della gola del Vajont senza caschetto nè kit da ferrata, ma ciò che è peggio è che lo hanno mostrato a tutti i loro amici, provocando un quasi inevitabile rischio emulazione.

FONTE IL CORRIERE DELLE ALPI

Per il Soccorso Alpino, che ogni giorno vede i propri volontari rischiare la vita per salvare alpinisti ed escursionisti in difficoltà, si tratta di un atteggiamento incosciente e da censurare senza indugi. «Il libero arbitrio è una condizione che ritengo sacra per ciascun individuo», spiega Bristot. «Credo, però, che lo sia al pari della vita umana. Ognuno, nella libertà che ancora ci deve essere in montagna e nelle pratiche ludico-sportive, nel rispetto degli altri, fa in genere quello che vuole, ma ci sono dei limiti, vi sono delle ragioni che devono essere comprese e che determinano questi stessi limiti. Fare una ferrata, soprattutto se appena realizzata, senza casco e senza alcun dispositivo di protezione è pericoloso. Fare una ferrata con il brutto tempo e con il terreno e la roccia bagnati è pericoloso. Fare quello che si vuole e pubblicare quanto fatto, è del tutto legittimo, può però indurre le persone meno preparate, tra cui giovani e ragazzi, ad emulare quanto proposto su Facebook in modo superficiale. In montagna l’emulazione ha provocato molte vittime e ne produrrà. Mai lasciare il buon senso nel bagagliaio».

Le parole del capo del Soccorso Alpino devono valere sempre, per tutti, ma la Ferrata della Memoria merita un’attenzione in più per tanti motivi. Il primo è puramente etico: in quella valle sono già morte troppe persone, non è il caso di aggiungerne altre andate lì a divertirsi. Poi ci sono le caratteristiche stesse della nuova ferrata, realizzata dalle Guide Alpine in questi mesi e ultimata a settembre, quindi ancora da “rodare” a dovere. La Ferrata della Memoria, nata da un’idea dello stesso Bristot ed è inserita nel progetto Interreg Saferalps per la sicurezza in montagna. Non è solo uno strumento per risalire il “budello” del Vajont, ma anche un simbolico cavo d’acciaio che unisce le comunità a valle con quelle a monte, entrambe ugualmente devastate dalla tragedia del 9 ottobre

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