Rianimazione RCP, l’alleanza laici-professionisti si cementa ancora di più

Rianimazione RCP, l’alleanza laici-professionisti si cementa ancora di più

Decine di approfondimenti, case report e interventi di alto spessore hanno caratterizzato la prima giornata dell’Italian Resuscitation Council 2015, che si terrà anche domani alle Fiere di Parma. Interventi che hanno sottolineato le novità e le conferme delle nuove linee guida sulla RCP pubblicate dall’ERC il 15 ottobre scorso. Ma soprattutto interventi che hanno avuto come focus principale la cementificazione di un intento primario che anima tutti i soccorritori: cercare di diffondere il più possibile le pratiche basilari per la rianimazione cardiopolmonare.

Una “alleanza” che deve guardare al futuro, come spiega Federico Semeraro, medico anestesista rianimatore, membro dello scientific board dell’Italian Resuscitation Council.

“Il messaggio che vogliamo dare guarda al futuro, per questo abbiamo iniziato il convegno con IRC-Young per dare un messaggio all’Italia sull’investimento da fare per le prossime generazioni. Vogliamo invitare tutti i ricercatori a partecipare, servono nuove forze e nuovi giovani per fare delle buone ricerche. Ci sono state 4 presentazioni di ottima qualità sia in ambito intraospedaliero che extraospedaliero, tutte in linea con le nuove linee guida 2015”.

Non c’è stato però soltanto spazio per i medici. Questo convegno guarda molto al mondo laico, ai potenziali primi soccorritori, che sono la popolazione comune…

Federico Semeraro durante un evento della IRC per l’educazione alla rianimazione cardiopolmonare fra i giovani

“Si, le ultime campagne di sensibilizzazione come settimana VIVA e il Restart a Heart Day hanno diffuso al massimo le nuove linee guida BLSD. Al centro di queste linee guida c’è una forte alleanza fra comunità, 118 e primi soccorritori, per la più rapida attivazione della catena di sopravvivenza sul territorio. Nelle linee guida 2015 si tiene fortemente conto di questo legame per aumentare le azioni di RCP da parte di chi è a fianco della vittima nel momento dell’arresto cardiaco. Questa è una sfida del futuro fondamentale, perché se convinciamo la popolazione a intervenire aumenta la sopravvivenza delle vittime. Oggi siamo al 15% di interventi immediati in Europa, aumentare questa percentuale ci consente sicuramente di aumentare la sopravvivenza, più di altri interventi sanitari”.

Al centro delle linee guida rimane il team di soccorso, con la figura dell’infermiere che è sempre più importante. Che ruolo ha dentro all’IRC?

La forza di IRC è  che si tratta di una associazione multidisciplinare: medici, infermieri, soccorritori in diverse discipline sanitarie convivono nella nostra realtà. Mettiamo in questo sistema anche operatori non sanitari, perché le linee guida dicono che tutti possono intervenire per creare la miglior catena dei soccorsi possibile, dove c’è anche il team di soccorso. Tutti gli attori in gioco hanno lo stesso compito, salvare vite. Prima arriva la popolazione generale, poi arrivano i professionisti. Ovviamente l’intervento avanzato è un lavoro di squadra in cui crediamo molto”.

L’aspetto che da medico l’ha interessata di più?

“Sicuramente queste linee guida sono interessanti perché pongono al centro la ricerca dell’alleanza con la popolazione e con gli operatori non sanitari. Medici e professionisti sono abituati a restare dentro l’ospedale, a vedere il loro confine con quello delle porte dell’ospedale. Queste linee guida chiedono di uscire dalla struttura, di andare oltre i nostri muri. Così sono nate molte iniziative, come Kids for Live, che è un bellissimo investimento sul futuro. Una campagna supportata dall’OMS che ha come fine l’insegnamento della RCP nelle scuole, in tutte le classi sopra i 12 anni, con lezioni annuali di due ore che formano i ragazzi all’azione della RCP. Questo è un motivo importante per andare avanti e continuare sulla strada indicata dalle linee guida”.

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