Ridurre le morti per arresto cardiaco si può, ma è meglio aspettare. O almeno così pare, in Italia

Ridurre le morti per arresto cardiaco si può, ma è meglio aspettare. O almeno così pare, in Italia

Sembra una barzelletta e invece è la cruda realtà dell’ennesimo – comico – rinvio per l’applicazione del decreto legge Balduzzi. Dopo il rinvio a fine novembre, un altro slittamento per tutta Italia a gennaio 2017. Il motivo? “Favorire le società della zona terremotata”. Il commento del dottor Maurizio Cecchini della Cecchini Cuore Onlus

 

 

A dirlo via web è Maurizio Cecchini, della Cecchini Cuore. A scegliere il periodo del rinvio è proprio lo Stato Italiano, che pubblica in Gazzetta ufficiale la proroga dell’instazione dei defibrillatori durante il congresso italiano della Italian Resuscitation Council, il momento più importante dell’anno per parlare di rianimazione cardio polmonare e di linee guida per ridurre le morti da arresto cardiaco (70.000 all’anno).

Questo ennesimo rinvio, annunciato, è ormai una barzelletta che lascia nelle mani di chi sa cosa significa la morte per arresto cardiaco, una patata bollente: quella della sicurezza e dell’applicazione di basilari norme salva-vita. Il governo ha prorogato per l’ennesima volta l’entrata in vigore del “Decreto Balduzzi” pubblicando in Gazzetta Ufficiale il testo della proroga fra le note degli interventi a favore dei terremotati. Il Balduzzi è (o meglio, sarebbe) la legge che obbliga le società sportive a dotarsi del defibrillatore semiautomatico.

Il nuovo paletto fissato dalle autorità è rappresentato dal primo gennaio 2017. Un mese in più rispetto a quanto stabilito lo scorso luglio. Si tratta quindi del quarto rinvio da quando la norma è stata impostata. Nella prima stesura della legge le società avevano 30 mesi per mettersi in regola. La legge è stata pensata nell’aprile 2012, pochi giorni dopo che Piermario Morosini è morto su un campo sportivo perché sul suo corpo non sono stati applicati gli elettrodi e non è stato mai usato un defibrillatore. Mancava la formazione, non le macchine. Ma il succo del discorso è sempre lo stesso: nessuno vuole imporre agli italiani che organizzano attività sportive l’installazione di un defibrillatore in zona.

Questa volta le motivazioni sembrano legate al terremoto che ha colpito il centro Italia lo scorso agosto. Nella nota pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dello stato si legge infatti che lo slittamento è volto a favorire le società della zona terremotata che in questo momento non possono far fronte a questo problema. Per omogeneità però lo slittamento dell’entrata in vigore della legge è stato applicato a tutto il territorio nazionale.

Per fortuna esistono realtà che si muovono con forza per favorire l’installazione dei defibrillatori. Ma perché se vivo in Emilia Romagna o in Lombardia devo stare tranquillo, e se invece vivo in Campania o in Calabria deve permanere un’incertezza intollerabile sulla cardioprotezione dei centri sportivi e dei centri abitati? Perché bisogna ancora tollerare situazioni in cui il defibrillatore è negato perché “disturba la visuale del panorama”?

Queste e tante altre sono le domande che rimangono in sospeso. Per tutto il resto c’è la buona volontà di chi fa la formazione, la buona volontà di chi installa i defibrillatori, e la buona volontà di chi impara le manovre salvavita, RCP e disostruzione, per salvare una vita in caso di bisogno.

 

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