Salvataggio notturno sul ghiacciaio, il Soccorso Alpino compie un nuovo miracolo

Salvataggio notturno sul ghiacciaio, il Soccorso Alpino compie un nuovo miracolo

Nota: Non effettuate escursioni se non siete sicuri di arrivare alla destinazione se non siete preparati perfettamente per affrontare qualsiasi emergenza. Gli atteggiamenti scellerati di alcuni escursionisti infatti mettono in pericolo non solo se stessi, ma pure le vite dei soccorritori. In questo caso i tecnici del CNSAS hanno risolto brillantemente un intervento notturno fra i crepacci di un ghiacciaio instabile e complesso come quello della Punta Scais, sulle Alpi Orobie. Per affrontare interventi di questo tipo ci vogliono un’alta preparazione tecnica, forza fisica, capacità di gestire le situazioni a rischio con fermezza e anche un’ottima conoscenza dei luoghi. Per questo, le selezioni per l’ingresso nel Soccorso alpino sono molto rigorose e i tecnici, una volta superate le diverse prove, sono costantemente impegnati in esercitazioni e corsi di aggiornamento e formazione, oltre a un allenamento costante per essere sempre pronti a partire in caso di necessità. Alcune situazioni possono comunque mettere a rischio la vita stessa dei volontari ed è per questo che il CNSAS insiste molto sulla diffusione di una cultura della prevenzione: una pianificazione attenta e la conoscenza delle proprie capacità tecniche e fisiche può evitare spiacevoli inconvenienti.

PIATEDA (SO) – Undici ore in notturna su ghiacciaio: intervento molto tecnico e impegnativo stanotte, andato comunque a buon fine, per il Soccorso alpino della VII Delegazione Valtellina – Valchiavenna del CNSAS Lombardo (Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico). Ieri sera, verso le 18:30, è arrivata una richiesta di aiuto da parte di due alpinisti, un milanese e un comasco, bloccati mentre stavano percorrendo la Cresta Corti alla Punta Scais, sulle Orobie Valtellinesi. Si trovavano a circa 2900 metri di quota e non riuscivano più a procedere. Dopo avere contattato la Centrale e il Soccorso alpino, hanno fatto alcune valutazioni e deciso di proseguire da soli, con calate a valle.

cnsas 1Verso le 22:00 però la situazione per loro è diventata più critica: uno dei due era bloccato di nuovo sul ghiacciaio di Porola, a 2700 metri, in un’area crepacciata. Il compagno invece era riuscito a scendere più in basso. La Centrale operativa a questo punto ha inviato le squadre territoriali del CNSAS. La situazione era però diventata più complessa, perché non si conosceva la posizione esatta dell’alpinista. Per diverso tempo i soccorritori non sono riusciti a stabilire un contatto per avere informazioni o le coordinate geografiche. Dai dati avuti in precedenza hanno comunque ristretto la zona d’intervento al versante valtellinese, dopo avere localizzato l’auto parcheggiata in basso.

Le squadre territoriali, composte da sei tecnici CNSAS e sei militari del SAGF (Soccorso alpino Guardia di Finanza), sono risalite battendo i sentieri ai piedi del ghiacciaio, per ritrovare il compagno e capire dove potesse essere l’alpinista bloccato. Un dislivello complessivo di circa 1100 metri, fino a quota 2600, dove hanno trovato in effetti il compagno, anche lui bloccato su delle balze rocciose alla base del nevaio, dove erano presenti anche placche di ghiaccio. Senza corde non aveva modo di scendere. Due tecnici lo hanno raggiunto, percorrendo una zona molto verticale, con un forte cambio di pendenza, con crepacci di considerevoli dimensioni e soggetta a numerose scariche di sassi, causate anche dalle alte temperature di questi giorni, con rischi oggettivi anche per i soccorritori.

Raggiunto l’uomo, hanno capito che l’altro alpinista era più in alto, a circa 2750 metri di altitudine, in una zona ancora più ostica, non attrezzato per la movimentazione su quel particolare tipo di terreno. Per fortuna, era rimasto fermo per non esporsi a rischi ulteriori. Verso le 2:00 di notte sono arrivati sull’obbettivo, hanno messo l’uomo in sicurezza e lo hanno portato fuori dalla lingua glaciale. Poi, con una calata di una trentina di metri, hanno riportato entrambi gli alpinisti più in basso. Sulle morene hanno ripreso la traccia del sentiero per il rifugio Mambretti, in Val Caronno, dove avevano pernottato la notte prima della salita. Sono arrivati tutti a valle, illesi, verso le 7:00 di stamattina, martedì 23 agosto 2016. L’intervento si è concluso verso le 9:00.

 

Rocca del Prete (Santo Stefano d’Aveto – Ge). Escursionista  lombardo perde il sentiero e si ritova bloccato su una cengia: riportato a valle grazie alla collaborazione tra Soccorso Alpino, Vigili del Fuoco e Corpo Forestale dello Stato.

 

Intervento di prima mattina per una persona bloccata in parete, che ha  visto la partecipazione di tre diversi Corpi dello Stato al confine tra Emilia Romagna e Liguria, sul versante avetano del massiccio del Monte Maggiorasca, la vetta più alta dell’Appennino Ligure. Erano infatti passate da poco le ore 7.30 di mattina quando i tecnici del Soccorso Alpino Emilia Romagna sono stati mobilitati per andare in aiuto di  un uomo bloccato su una cengia nel mezzo di una parete rocciosa.

Un escursionista sessantenne di  Lodi, stava infatti percorrendo un tratto fuori dal sentiero non distante dalla Rocca del Prete, parete rocciosa di oltre 150 metri di altezza, conosciuta soprattutto per le numerose vie alpinistiche e di arrampicata sportiva presenti in zona;  l’uomo ha proseguito la passeggiata ritrovandosi su una cengia nel mezzo della parete, che si faceva man mano sempre più angusta ed esposta, non riuscendo a tornare sui propri passi. Saggiamente il sessantenne ha avvertito i soccorsi, che si sono immediatamente mobilitati per portare aiuto allo sfortunato escursionsita: il primo ad avvicinarsi all’uomo è stato un agente del Corpo Forestale dello Stato di Santo Stefano d’Aveto (Ge),  che ha individuato la cengia in cui l’uomo era bloccato ed ha fornito preziose indicazioni alle squadre territoriali del Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico partite dalla vicina provincia di Parma ed all’elicottero di Vigili del Fuoco decollato da Genova. I soccorritori VVF sono stati sbarcati sulla cengia e, dopo aver messo in sicurezza l’uomo, lo hanno calato per una trentina di metri  fino a valle, dove è stato preso in consegna dai tecnici del Soccorso Alpino di Parma, nel frattempo giunti sul posto a piedi. Dopo aver constatato che l’escursionista lodigiano era illeso, lo hanno riaccompagnato – sempre assicurato nei passaggi più esposti – fino al sentiero, e attraverso questo al valico appenninico del Passo del Tomarlo.

 

 

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1 Comment

  1. Daniele

    Sempre più convinto che gli interventi vadano fatturati sulla falsa riga delle Casse Malati elvetiche,saranno poi uffici assicurativi a disbrigare il bandolo della matassa,relativamente all’appropriatezza della chiamata,ma nel frattempo gli enti coinvolti percepiscono del denaro e l’imprudente lo deve sborsare.

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