Terremoto, al momento 15.000 assistiti. Cosa succederà ora?

Terremoto, al momento 15.000 assistiti. Cosa succederà ora?

I dati sono ancora incerti, ma si lavora affinché vengano installate meno tende possibile, e si trovino rapidamente case, alberghi e strutture calde e riparate dove far dormire le persone. Ecco perché questa è la fase più delicata nella gestione della maxi-emergenza

BOLOGNA – Sono oltre quindicimila le persone assistite dal Servizio Nazionale della Protezione Civile in seguito al forte terremoto che ha colpito il territorio dell’Italia centrale già interessato dalle scosse del 24 agosto e del 26 ottobre. In particolare, oltre 500 sono accolte in strutture alberghiere nell’area del Trasimeno e oltre quattromila negli alberghi sulla costa adriatica. A queste si aggiungono circa tremila persone nella Regione Umbria e altre settemila nella regione Marche ospitate in strutture di prima accoglienza allestite a livello comunale. I dati sono da considerarsi in continua evoluzione e aggiornamento. 

Ma adesso dove si ospitano gli sfollati? Approfondiamo le procedure della maxi-emergenza

Ogni regione ha le sue linee guida per quanto riguarda il lato sanitario e il primo intervento, ma in questi casi eccezionali è il Dipartimento Nazionale che decide cosa fare. Sono ore febbrili nel DICOMAC di Rieti, che coordina tutte le azioni e in particolare sta cercando una soluzione per gli abitanti che non hanno più una casa abitabile. Un problema anche di ordine pubblico perché è complesso far accettare temporaneamente alle persone di trasferirsi in strutture di accoglienza lontane qualche decina di chilometri.

L’obiettivo principale è uno: Trovare subito, in meno di 7 giorni, una sistemazione temporanea al caldo per più di 15.000 persone che hanno perso tutto e non possono più rientrare in casa. La Protezione Civile vorrebbe alzare il minor numero di tende possibile perché, con il freddo alle porte, diventerebbe una situazione drammatica da affrontare a lungo termine. Pioggia e neve non sono uno scherzo e le situazioni sanitarie fra 30 giorni potrebbero essere drammatiche.

Questa è la grandissima sfida che ha di fronte il Dipartimento di Protezione Civile. Una sfida straordinaria per dimensioni, tempi e difficoltà. Agli inizi di novembre, con l’inverno che bussa prepotentemente alle porte e le temperature che sfiorano lo zero, è necessario trovare case o appartamenti liberi da subito per decine di migliaia di sfollati. Intere frazioni vanno liberate per permettere ai tecnici dei Vigili del Fuoco e a quelli della Protezione Civile di capire quali case possono stare in piedi e quali vadano abbattute.

Un cratere che si è ingrandito con l’ultima scossa

Bisogna pensare a tutta la fase di emergenza e a tutta la fase di post emergenza con la necessità immediata di sfamare e scaldare gli abitanti dei paesi colpiti. Fra Norcia, Preci e Castelsantangelo sul Nera sono tanti i comuni che rischiano di essere sfollati completamente. A Ussita sono rimaste 14 persone fra sindaco e volontari. Non esiste ancora una stima definitiva ma rispetto all’epicentro dell’ultimo terremoto il cerchio del cratere, comprende decine di comuni che potrebbero essere coinvolti dalla richiesta dell Dipartimento dei Vigili del Fuoco e dal Dipartimento della Protezione Civile. Facendo un semplice elenco abbiamo:

Norcia (PG) 5.5 km Castelsantangelo Sul Nera (MC) 7.0 km Preci (PG) 7.3 km Visso (MC) 10.3 km Ussita (MC) 11.8 km Cascia (PG) 15.7 km Sellano (PG) 15.9 km Cerreto Di Spoleto (PG) 16.0 km Arquata Del Tronto (AP) 17.0 km Montegallo (AP) 18.2 km Montemonaco (AP) 18.9 km Monte Cavallo (MC) 19.3 km Accumoli (RI) 19.6 km Bolognola (MC) 19.6 km Poggiodomo (PG) 20.2 km Vallo Di Nera (PG) 21.7 km Acquacanina (MC) 21.8 km Montefortino (FM) 22.0 km Fiordimonte (MC) 22.0 km Fiastra (MC) 22.1 km Pieve Torina (MC) 23.3 km Monteleone Di Spoleto (PG) 24.7 km Pievebovigliana (MC) 24.8 km Cittareale (RI) 25.0 km Sant’anatolia Di Narco (PG) 25.3 km

L’obiettivo è di sfollare solo le persone che hanno reale necessità di un posto dove stare. In Umbria sono oltre 900 le persone messe in soluzioni temporanee come alberghi e centri di accoglienza allestiti nelle palestre o in zone coperte. Più drammatico il conto nelle Marche, dove sono 6.500 le persone assistite, di cui 2.000 negli alberghi sulla costa, 4.000 nei centri di accoglienza comunali e altri nelle strutture agibili del territorio. Nel Lazio invece sono 130 le nuove persone assistite nei centri di accoglienza, in particolare il centro La Leonessa.

La stima della Protezione Civile parla di altre 3.000 persone che dovranno passare la notte in strutture di prima accoglienza fra Umbria e Marche. Strutture che sono state ultimate con l’aiuto dei soccorritori di Anpas, Misericordie e Croce Rossa. Circa 10 persone sono state costrette a usufruire nuovamente dell’allestimento in tenda, come dopo le scosse del 24 agosto scorso.

Altre persone che abitano nella zona colpita dalla sequenza sisimica – circa un migliaio – sono ospitate invece dal sisma del 24 agosto in strutture ricettive di San Benedetto del Tronto, nel comune di L’Aquila (nelle strutture del progetto C.A.S.E.) o nei Moduli temporanei MAP localizzati nei comuni d’Abruzzo.

Infine sono state sfollate persone assistite in residenze sanitarie o assistenziali verso altri ospedali della zona, fuori dal cratere sismico.

La Protezione Civile, che sta lavorando in maniera febbrile, precisa che in queste ore si sommano diverse tipologie di assistenza: coloro che saranno assistiti nei propri comuni con le misure di prima necessità attivate dai Sindaci in raccordo con la Dicomac, coloro che già si stanno trasferendo negli alberghi sulla costa, coloro che sono stati trasferiti a seguito di evacuazione preventiva di strutture sanitarie. A questi si aggiungono coloro che già si trovavano ospitati a seguito del terremoto del 24 agosto, coloro che si sono spostati negli alberghi a seguito della scossa del 26 ottobre, ma anche quanti – anche nei comuni più lontani dall’epicentro – trascorreranno comunque la notte fuori casa perché hanno timore di trascorrerla sotto un tetto ma senza aver fatto richiesta di forme specifiche di assistenza.

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