Arriva il cerotto stampato in 3D che guarisce le ferite!

Arriva il cerotto stampato in 3D che guarisce le ferite!

Nasce lo scorso ottobre nel dipartimento di Farmacia dell’università di Parma, M3datek, una startup innovativa specializzata nella produzione di dispositivi medici, realizzati attraverso la stampa 3D.

Il dottor Carlo Bergonzi, la professoressa Lisa Elviri, i docenti Ruggero Bettini e Marco Silvestri, la dottoressa Annalisa Bianchera e il dottor Ruben Foresti sono gli attori principali di questo progetto che riguarda la realizzazione di una sorta di “cerotto” per il trattamento di ferite croniche o chirurgiche, favorendone in tempi ridotti la rimarginazione.

Il dottor Bergonzi spiega come “La startup è nata in seguito a un lavoro, sviluppato un anno e mezzo fa, sull’applicazione dei materiali per la rigenerazione dei tessuti… Usiamo un materiale biocompatibile, il chitosano, che abbiamo deciso di associare alla stampa 3D, in modo da avere uno sviluppo rapido dei modelli per i nuovi device”.

Come spiegato dai professori Elviri e Bettini: “Alla base delle nostre ricerche ci cono materiali brevettati, completamente naturali, biologici, senza componenti tossici. L’obiettivo è accelerare i processi di guarigione di ferite croniche, come ulcere, ustioni, lesioni che non sempre hanno un facile decorso. Un’ulcera da diabete per esempio può faticare a rimarginarsi, e, in caso di complicazioni, potrebbe portare all’amputazione dell’arto”.

Il debutto sul mercato potrebbe arrivare nel 2018. Al momento infatti il gruppo di lavoro ha sviluppato un prototipo del dispositivo, che sta testando in vitro e il prossimo anno verranno condotti test pre-clinici e clinici.

Il “cerotto” stampato in 3D è solo una prima tappa di un lavoro che potrà condurre a realizzare applicazioni più complesse. Sono dunque molteplici le applicazioni di questa “garza”, che viene riassorbita dalla stessa pelle.  “Uno dei materiali su cui siamo lavorando – commenta Bettini – è stato utilizzato in alcune sperimentazioni condotte sugli animali, insieme ai chirurghi dell’ospedale Maggiore, per sostituire il coledoco”, il dotto biliare comune, risultato dall’unione tra il dotto cistico che parte dalla cistifellea e il dotto epatico, che origina dal fegato. “I risultati sono andati abbastanza bene. E si possono immaginare altre sperimentazioni per la rigenerazione delle ossa, la cartilagine”.

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