Il maltrattamento e l’abuso sessuale nel bambino – Parte 2

Il maltrattamento e l’abuso sessuale nel bambino – Parte 2

Dr. Angelo Giusto MD
Medico dell’Emergenza
Dr. ssa Anna Costa MD e Dr. ssa Silvia Zecca MD
Medico Pediatra – S.C. di Pediatria e Neonatologia, Ospedale S. Paolo – Savona

 

La maggior parte degli “incidenti” che coinvolgono un minore sono perpetrati proprio da figure alle quali i piccoli sono affidati. Gli abusi sessuali di solito non accadono come singolo incidente, e non comportano l’uso della violenza e della forza fisica. Chi perpetra tali atti usa il potere dell’autorità “adulto verso bambino” piuttosto che l’uso della forza e della violenza. Quindi, spesso non è rilevabile da parte del personale pre-ospedaliero nel corso di un singolo intervento.

Gli abusi ed i maltrattamenti esistono e sono diffusi.

E’ convinzione estremamente errata e fuorviante che vadano a collocarsi nelle fasce più “deboli” del tessuto sociale, ove magari è più basso il livello culturale, il grado di benessere economico, ed è più povera l’offerta educativa.

Si è portati a inoltre considerare i molestatori e gli abusanti come figure estranee, non integrate, dall’aspetto sporco trasandato e terribile: come orchi, appunto. La realtà è invece ben diversa: si tratta spesso di persone che i bambini conoscono bene, nelle quali ripongono fiducia!

I “campanelli di allarme”, fuori e dentro l’ospedale

E’ sempre molto difficile per i soccorritori e per gli operatori sanitari capire quando sospettare il maltrattamento di un bambino. L’avere a che fare “più spesso” con fenomeni di questo genere può rendere, probabilmente, più semplice o meno difficile la gestione del singolo caso. In ogni caso i soccorritori, ed i sanitari, che dovessero incontrare un sospetto o un’evidenza di un maltrattamento o di un abuso possono avere un ruolo vitale nel riconoscimento del problema e, a volte, nel fornire un aiuto tempestivo, nonchè una valida documentazione dello scenario e dell’evento.

Percorsi adeguati di formazione rappresentano, a nostro avviso, non l’unica ma certamente la migliore strada da intraprendere, al fine di fornire agli operatori sanitari, soccorritori ed insegnanti gli strumenti più adeguati atti a prendere coscienza della gravità e della capillare diffusione del fenomeno.

 

Alcuni indicatori di “ambiente inadeguato ad un bambino”o di “inadeguata interazione bambino/genitori o caregivers:

1)      L’ambiente è inadeguato ad un bambino!

  • La casa è sporca, disordinata, fredda
  • L’alimentazione fornita al bambino non è quella appropriata per l’età
  • Il caregiver non è affidabile e/o adeguato (un altro bambino, magari di poco più grande; un adulto in evidente stato di alterazione psico-fisica);
  • Il bambino è denutrito, sporco, “curato male”

2)      Valutare il comportamento del bambino:

  • Il bambino evita il genitore/caregiver
  • La storia che il piccolo riferisce è diversa da quella riferita dal genitore/caregiver
  • Il bambino cerca continuamente cibo, favori, coccole…
  • Il bambino non  cerca la sicurezza del genitore, ma interagisce senza problemi con i soccorritori o sanitari
  • Guarda con sospetto il contatto fisico

3)      Valutare il comportamento dei genitori/caregivers

  • Aggressività o difensivismo da parte dei genitori/caregivers quando si chiedono notizie in merito ai problemi che concernono il loro bambino
  • Apatia, indifferenza in merito a quanto sta accadendo
  • Comportamento bizzarro o strano
  • Poca o nessuna preoccupazione per il bambino
  • Reazioni eccessive ad un cattivo comportamento del bambino
  • Nessuna disponibilità a spiegare gli eventi

 

Alcuni indicatori di “sofferenza emotiva”:

  • Pianto improvviso, irritabilità e scoppi di collera, bruschi sbalzi d’umore, disperazione, angoscia, iperattività, ipervigilanza, comportamento insicuro;
  • Ostilità, aggressività, impulsività;
  • Disturbi del sonno (incubi), disturbi dell’alimentazione;
  • Paure eccessive e/o inappropriate, evitamento o paura inspiegata di persone o luoghi; Fobie;
  • Disturbi dell’apprendimento e del linguaggio, cambiamenti o cali bruschi nel rendimento scolastico, “paura della scuola”;
  • Rifiuto di sottoporsi a visite mediche, di spogliarsi in occasione di attività sportive;
  • Comportamenti regressivi (perdita del controllo degli sfinteri, ad esempio);

 

Qualche strategia:

  • non porre domande dirette sul fatto, ma raccogliere l’eventuale racconto spontaneo del bambino riportando fedelmente le sue parole (anche nel caso sia l’adulto a riportare il racconto del bambino, è opportuno farsi ripetere la terminologia utilizzata dal minore);
  • evitare, se possibile, che il racconto dell’accompagnatore avvenga in presenza del bambino;
  • ridurre quanto più possibile la necessità che il bambino/a ripeta il racconto (e i suoi dettagli);
  • valutare la congruenza tra dinamica, tempi riportati e lesioni osservate.

 

L'autore

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