L’interazione civile-militare nei contesti di risposta alle maxiemergenze

L’interazione civile-militare nei contesti di risposta alle maxiemergenze

L’interazione civile-militare nei contesti di risposta alle maxi emergenze è l’analisi di un evento di particolare rilievo internazionale organizzato dall’European Master in Emergency Medicine, costola del CRIMEDIM e dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale, con la collaborazione diretta della Libera Università di Bruxelles. Luca Tomaiuolo sul suo blog Bloggingthesecurity ha analizzato questo aspetto importante e delicato, ponendo forte attenzione alle scelte operate per le simulazioni avvenute a Pombia il 31 maggio e il 4 giugno.

Secondo lo studioso Wayne Macphail “c’è bisogno di coordinazione per ballare, cooperazione per ballare con un partner e collaborazione per ballare in un flash mob”. Riguardo all’interazione ho però preferito affidarmi a Twitter, chiedendo al famoso studioso Howard Rheingold come la definirebbe. In meno di 140 caratteri, in pieno stile social, la sua risposta: “Response to behavior that signals further behavior and further response”. In pratica qualcosa di ben diverso, maggiormente profondo e ben più strutturato.

Una strutturazione ben palpabile durante tutta la manifestazione dimostrativa del 31 maggio e durante l’esercitazione del 04 giugno.
Volendo fare un breve passo indietro e dovendo inquadrare l’evento nella sua interezza e complessità, il tutto si è svolto presso la Cascina Montelame nel Parco Ticino, con il nome in codice di TICINO II.
Rappresentante la fase conclusiva del Master Europeo di II livello in medicina dei disastri organizzato dal CRIMEDIM (Centro di Ricerca Interdipartimentale e dei Disastri e di Informatica applicata alla didattica e alla pratica medica) dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale, con la speciale e importante partecipazione dell’Esercito Italiano e delle varie realtà emergenziali sanitarie e di protezione civile della zona, è stato un importante punto di riferimento multidisciplinare per molti addetti del settore.
Personalmente ho avuto la possibilità di partecipare in qualità di blogger durante il primo incontro e di partecipante attivo durante la seconda data. Dunque, l’analisi che segue, un insieme di mie considerazioni strutturate su quanto acquisito e su quanto sentito.

Prima di ogni altra cosa è a mio avviso necessario analizzare la scelta relativa allo scenario messo in campo.
La finalità di parlare (e mettere in pratica poi) un’emergenza profughi (il 04 giugno è stata simulata un’escalation di una crisi interna di uno Stato e il conseguente flusso migratorio dei profughi verso lo Stato confinante) è a mio avviso non solo legata alla necessità di giustificare la presenza dei
militari e degli interventi programmati per il 31, ma soprattutto sinonimo di una certa sensibilità verso quelli che sono ad oggi i teatri emergenziali maggiormente interessati dal dualismo interventistico civile/militare (Afghanistan, Siria, Libia in primis con Lampedusa come filo conduttore per gli ultimi due, come emerso poi negli interventi dei relatori al programma
scientifico).

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