Volontari o professionisti? il caso Areu e il parere di un legale

Volontari o professionisti? il caso Areu e il parere di un legale

 La circolare numero 100 emanta da Areu Lombardia per i “soccorritori con qualifica di medico/infermiere” è un documento che andrebbe ritirato, secondo il giurista ed esperto di diritto sanitario Luca Benci. Il legale sul suo blog fa una disamina attenta e articolata, che riportiamo come interessante punto di vista sull’attuale momento di transizione del mondo del soccorso, dove la diatriba professionista/volontario sta mettendo in evidenza grandi problemi gestionali e di funzionalità del servizio in ambulanza. 

Puoi leggere l’articolo di Luca Benci direttamente dal suo blog

Il mondo dell’emergenza sanitaria extra-ospedaliera vede, da sempre, il fattivo contributo delle associazioni di volontariato e dei volontari nell’organizzazione nell’erogazione delle prestazioni sanitarie.

 

Capita sovente che nei mezzi di soccorso – soprattutto nei mezzi di soccorso di base (MSB) – i requisiti minimi del personale previsto a bordo del mezzo non prevedano la presenza di personale professionale sanitario – medico o infermiere – bensì solo la presenza di soccorritori volontari.

 

Ovviamente sono requisiti minimi e come tali vanno trattati: se poi, per vari motivi, si realizza la presenza di professionisti sanitari qualificati tanto meglio. Al minimo devono essere presenti “soccorritori qualificati”, se poi in luogo di questi è presente personale professionale sanitario, tanto meglio per il sistema.

 

Queste poche righe di premessa sono in primo luogo di buon senso e in secondo luogo rispettano l’organizzazione e la normativa dei mezzi di soccorso in generale sul territorio nazionale.

Non sembra essere così per l’Azienda regionale di emergenza urgenza “AREU” della Lombardia che ha emanato un atto denominato “Documento 100 – Soccorritori con qualifica di medico/infermiere a bordo dei MSB” (DOC 100 Soccorritore con qualifica di medico-infermiere Rev0 del 17-06-2014[1]) di cui, complessivamente, ci sfugge la ratio della gran parte delle disposizioni.

 

Si specifica infatti che “i medici e gli infermieri che operano, in qualità di soccorritori, sui MSB del sistema sanitario extraospedaliero…sono da considerarsi a tutti gli effetti soccorritori, anche se in possesso di qualifiche di tipo sanitario”. Se, quindi, all’interno dell’ambulanza prendono servizio un volontario puramente “laico” non dotato di qualifiche professionali ma solo dell’usuale corso di soccorritore-volontario e, ad es. un medico specialista in rianimazione o comunque un medico o un infermiere con percorso accademico o esperienziale in area critica o comunque un infermiere, non ci sono differenze di sorta. Si mettono cioè sullo stesso piano situazioni completamente diverse trattandole in modo eguale. Addirittura, senza eccezione alcuna, per poter salire sull’ambulanza quel medico e quell’infermiere devono effettuare il percorso formativo come se fossero non sanitari. Ricordiamo che in questi corsi si trasmettono – in gran parte – elementi (nozioni elementari) di medicina e di soccorso che sono patrimonio cognitivo della formazione di medici e infermieri i quali si troveranno in aula al pari di persone che non hanno alcuna conoscenza della medicina. Il tutto si applica anche in presenza di personale specializzato.

 

Non solo: le prescrizioni di Areu vanno oltre. Medici e infermieri volontari non devono portare farmaci/presidi/attrezzature sul MSB e non devono utilizzarli in caso di bisogno. Non li devono portare, ma qualora contravvenissero a tali disposizioni, non devono utilizzarli pur avendoli a disposizione. Non si capisce bene chi ha suggerito ad Areu una simile disposizione e quale sia l’obiettivo. Non vi sono dubbi che a fronte di un presidio salvavita presente il non utilizzo da parte di un medico o di un infermiere volontario porrebbe il professionista in seri problemi. Stiamo parlando di figure comunque incardinate all’interno del sistema 118, che scientemente devono decidere di non utilizzare un presidio salvavita, per adempiere non al dovere primario di professionista sanitario, bensì quello osservare una “circolare” dell’azienda AREU.

 

CONTINUA SUL BLOG DI LUCA BENCI

 

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