Siete sicuri che qualcuno abbia sbagliato a Rigopiano?

Siete sicuri che qualcuno abbia sbagliato a Rigopiano?

La fortissima circolazione di informazioni fasulle, il forte rumore di fondo che ha scatenato la credulità popolare e la folle ricerca di un capro espiatorio. Potremmo fermarci qui, ma per capire che siamo tutti toccati da una grande emergenza e che abbiamo tutti piccole e grandi responsabilità, vi spieghiamo come funziona un sistema di emergenza complesso che affronta una grande catastrofe.  Perché prima di parlare bisogna conoscere come si fa Protezione Civile. E perché tutti noi dobbiamo essere più resilienti quando avviene un disastro.

WhatsApp Image 2017-01-20 at 15.58.45MILANO – I soccorsi a Rigopiano potevano arrivare prima? negli ultimi giorni, mentre continuano ad essere estratte persone da sotto le macerie dell’Hotel Gran Sasso d’Italia, questa domanda circola molto, con molte persone che – al caldo del proprio ufficio – si stanno interrogando sul capro espiatorio più indicato da colpire nella gogna del web.

Non è nostro compito andare a fondo nelle considerazioni, e di certo non vogliamo accodarci a chi sta attaccando e denigrando i soccorritori italiani per lo straordinario lavoro fatto dal momento in cui è stato prevista la nevicata, e che continuerà fino a che l’ultima delle persone non sarà sistemata nella maniera più adeguata alla dignità e alla rispettabilità che un cittadino deve avere.

In questo articolo ci vogliamo concentrare tecnicamente su quel ritardo di 120 minuti sull’attivazione dei soccorsi per raggiungere Farindola e Rigopiano. Al di là dell’incidenza di questo ritardo nella catena del soccorso (saranno i giudici a decidere a riguardo e vale sempre la presunzione di innocenza) vogliamo puntare il dito sul marasma di informazioni, notizie e bufale che sono circolate sul web e che – queste si – hanno inciso sull’imponenza delle segnalazioni e delle chiamate ricevute dalle centrali operative della Protezione Civile, dei Carabinieri, della Polizia, dei Vigili del Fuoco e del soccorso sanitario. 

16144728_1380078945350277_379775254_nIl tema va affrontato in modo molto tecnico per non cadere in errori, pressapochismi e generalizzazioni. Quello che sappiamo relativamente al caso di Rigopiano è perfettamente descritto – in modo puntuale e senza fronzoli – dal Corriere della Sera, nell’articolo del giornalista Marco Imarisio.

Noi ci vogliamo concentrare su cosa succede e come si comporta il quadro di risposta alle maxi-emergenze, che in questo caso non è solo sanitario, ma è un sistema integrato, che è stato definito e raffinato dal 2008 ad oggi dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Dipartimento della Protezione Civile, nei “Criteri di massima sull’organizzazione dei soccorsi sanitari nelle catastrofi”.

Sottolineamo che in questa situazione l’emergenza non solo ha travalicato le forze in campo, ma è stata anche di due tipi differenti in contemporanea. Perché neve – e successivamente terremoto – hanno attivato due tipologie di risposta emergenziale basate su pilastri opposti. Da una parte il “restate in casa, arriviamo”, dall’altra “uscite di casa, vi accogliamo”. Queste due emergenze hanno creato quello che nei manuali è definito “Evento catastrofico che travalica le potenzialità di risposta delle strutture locali”.

Con questa doppia emergenza quindi la centrale di emergenza primaria e più vicina al territorio viene costituita nella sede della Prefettura. Perché non il 118? Perché il Prefetto è l’autorità preoposta all’attivazione e alla gestione dei soccorsi, in particolare coordina il Comando dei Vigili del Fuoco, la Polizia, i Carabinieri e il servizio di emergenza sanitaria. La direzione tecnica dei soccorsi e la direzione tecnica dei servizi sanitari vengono affidati rispettivamente a VVF e 118, ma è sempre il Prefetto che deve rispondere e quindi è sempre la Prefettura che deve decidere. Lo dice il piano degli indirizzi operativi per le emergenze, una direttiva del 2008 scritta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, consultabile sul sito della Protezione Civile. In questo documento è scritto che “per assicurare l’impegno razionale e coordinato delle risorse è indispensabile che le strutture operative di Protezione Civile garantiscano l’immediato e continuo reciproco scambio di informazioni, non limitando le segnalazioni esclusivamente alle proprie strutture di riferimento”.

COSA DICONO GLI INDIRIZZI OPERATIVI SULLA COMUNICAZIONE IN EMERGENZA?

WhatsApp Image 2017-01-20 at 15.57.39L’analisi tecnico-giuridica dei fatti sarà a carico della Magistratura, ma il nostro obiettivo è far capire che il flusso delle informazioni dev’essere limitato, contingentato e verificato, nonostante ci siano devastazioni che superano i confini provinciali, causano un elevato numero di vittime e avvengono in un momento in cui le condizioni di comunicazione e coordinamento sono estremamente difficili, almeno per molte ore, a causa della difficoltà oggettiva e prevedibile di stabilire comunicazioni con il territorio interessato dalla tragedia. Mancanza di reti telefoniche attive, mancanza di strade transitabili, mancanza di energia elettrica, impossibilità di svolgere sopralluoghi sono condizioni che fanno diventare una maxi emergenza (già di per sé evento difficile da gestire) una maxi emergenza che travalica ogni limite. In questi casi bisogna affrontare il termine catastrofe nella sua accezione più reale: una sproporzione fra la richiesta e la disponibilità di risposta per uomini e mezzi da impiegare sul campo.

E’ evidente che l’argomento è complesso e che mettere sotto accusa il Sistema di Protezione Civile è un errore. Anche soltanto limitandosi alla trattazione del tema “salvataggio & soccorso” (e quindi lasciando perdere l’assistenza, la coordinazione sanitaria, l’igene pubblica, la sanità veterinaria, l’approvvigionamento, la verifica dei danni, il controllo alimentare e idrico, eccetera eccetera) esistono linee guida piuttosto complesse che partono da concetti fondamentali della medicina delle catastrofi, una disciplina dove l’Italia può essere indicata fra i capofila mondiali nell’educazione di professionisti per tutto il mondo (E’ di Novara la scuola CRIMEDIM dove si insegna la gestione delle catastrofi a centinaia di medici di tutto il mondo, con la collaborazione delle più importanti università di medicina del mondo, da Bruxelles all’ECRI Institute di Irvine, California).

È opportuno quindi, prima di andare a ricercare capri espiatori, ribadire che:

  • L’esperienza internazionale ha ampiamente documentato che contemporaneamente, o anticipatamente ai soccorsi sanitari è opportuno l’intervento di cospicui supporti tecnici per «urbanizzare» d’urgenza le aree colpite;
  • La maggior parte dei sovravvissuti, in particolare in caso di catastrofi naturali, si salva in quanto di per sé illesa o perché salvata immediatamente dopo l’evento da «soccorritori occasionali». È pertanto indispensabile che soprattutto nelle zone ad alto rischio si provveda ad una formazione diffusa e corretta sulle misure di primo soccorso sanitario.

Central_112_madrid_dispatcherFatti salvi i presupposti organizzativi e logistici a livello locale, in caso di disastro di ampie proporzioni sarà necessario un coordinamento delle seguenti risorse nazionali:

  1. Personale e mezzi della componente sanitaria delle Forze Armate (con Ospedali Campali, Navi Ospedale, Convogli Sanitari, ecc.) e delle Forze di Polizia;
  2. Personale e mezzi di colonne mobili predisposte da Regioni, Province Autonome, ecc.
  3. Personale, mezzi e strutture mobili della Croce Rossa Italiana, dell’Associazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze, delle Misericordie d’Italia, dello S.M.O.M., altre Associazioni di volontariato, ecc.;
  4. Personale e mezzi delle strutture sanitarie campali accreditate;
  5. Personale, mezzi e strutture delle Unità Medico – Chirurgiche accreditate;

A questo proposito, fatti salvi gli infiniti presupposti di uniformità e linguaggi comuni che lentamente si stanno realizzando, è opportuno comunque che si salvaguardino alcuni princìpi riguardo alle Unità impiegate sul campo. Esse devono possedere le seguenti caratteristiche:

  • Possibilità di mobilitazione in tempi brevissimi, possedere una completa autonomia di almeno 3 gg. per lo svolgimento della funzione (materiali, farmaci, energia, ecc.) e per il supporto al personale ed ai mezzi (alimenti, acqua, abbigliamento, carburante, ecc.) presupponendo l’impiego su qualsiasi tipo di terreno ordinariamente prevedibile ed in qualsiasi contesto climatico nazionale;
  • Possibilità di usufruire di un idoneo sistema di tele – radio – comunicazioni che garantisca i collegamenti al di fuori del normale luogo di impiego;
  • Presupposti e dimensioni di «colonna mobile» (la singola ambulanza proveniente da un territorio esterno al teatro operativo, scoordinata e senza collegamenti radio, crea solo problemi);
  • Non penalizzare il territorio di provenienza (dove l’urgenza ordinaria deve continuare ad essere garantita);
  • Aver reso noto per tempo i dati di eventuale trasportabilità totale o parziale a bordo di elicotteri, navi, aerei, treni;
  • Aver reso noto la prestazione sanitaria complessivamente fornibile in termini anche di qualità/quantità (naturalmente proporzionale alle «figure» previste ed alle dotazioni)

 

PERCHE’ NON SI POSSONO MANDARE I SOCCORRITORI SENZA AVERE LA CERTEZZA DI COSA STIA SUCCEDENDO?

07Non appena avuta notizia di un disastro di grande entità, nella sala operativa del Dipartimento, in stretta collaborazione con gli Enti territorialmente competenti, vengono acquisite e valutate in continuazione le informazioni sulla situazione che si è determinata tentando di identificare la natura e l’estensione del disastro attraverso una rete di contatti con personale presente in loco.
Anche se nelle prime fasi di risposta potrà non essere possibile una valutazione completa della situazione per le scarse informazioni fornite, ogni tentativo per verificare le necessità dovrà comunque essere espletato prima dell’invio dei soccorsi, valutando la possibilità di intervenire con un’assistenza limitata e flessibile prima dell’ottenimento delle verifiche.
Nella prima fase, se i dati sono imprecisi e non si può procedere al loro accertamento attraverso gli operatori sul territorio, il Dipartimento potrà inviare nuclei di valutazione per acquisire direttamente elementi tecnico-scientifici e fornire indicazioni circa i soccorsi necessari.

Per l’aspetto sanitario le informazioni dovranno fornire i dati su:
– estensione del sinistro;
– la rilevanza degli eventuali danneggiamenti alle strutture sanitarie e la funzionalità di quelle non danneggiate;
– la valutazione presumibile del numero dei morti e dei lesi, la natura delle lesioni prevalenti (fratture, ferite, ustioni, intossicazioni), la situazione delle vittime (facilmente accessibili, da liberare, da disincarcerare), la situazione dei profughi e il loro stato psicologico, le condizioni dell’habitat relativamente a rischi epidemologici evolutivi;
– l’orientamento sulle modalità di impiego dei mezzi, intinerari preferenziali, precauzioni per eventuali rischi tossici, esplosivi, di crolli, ecc..

Lo stato di allarme viene esteso di norma alle varie Amministrazioni ed Enti interessati al tipo di evento occorso ed alle Associazioni di volontariato operanti nel settore sanitario.
Nel caso che in questa fase di allarme giungano dati certi di danni alle persone, con numero di feriti eccedenti le possibilità di intervento sanitario locale, si provvederà, se le strutture sanitarie territoriali di assistenza non sono agibili, all’invio di unità campali, squadre specialistiche, mezzi e materiali sanitari.

IN CONCLUSIONE: IL CAPRO ESPIATORIO E’…

Ora che avete letto fino in fondo come bisogna affrontare una tragedia che travalica le potenzialità di risposta di un servizio che dispone 8.000 uomini e 3.000 mezzi, dovreste chiedervi: c’è un vero responsabile per la tragedia di Rigopiano? Ognuno si deve dare la propria risposta. Ma soprattutto ognuno deve capire se, in caso di emergenza, può essere in grado di aiutare il sistema, se può farlo in loco o se può farlo a distanza. Perché anche i Social Media sono utili in emergenza, se usati con criterio e con le giuste precauzioni.

 

FONTI:

DPC – Maxi emergenza

CIVES TOSCANA

INDIRIZZI OPERATIVI

 

L'autore

Emergency Live

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