Il futuro delle Misericordie secondo il Direttore della Confederazione Nazionale. La crisi apre nuove prospettive

Il futuro delle Misericordie secondo il Direttore della Confederazione Nazionale. La crisi apre nuove prospettive

2013-04-30Emergency Live intervista il Dott. Andrea Del Bianco, Direttore della Confederazione Italiana delle Misericordie sul futuro del volontariato, scoprendo che proprio la lunga storia delle attuali 700 confraternite sarà l’elemento chiave in grado di garantirne sopravvivenza e capacità di resistere alle difficoltà.

La natura stessa delle Misericordie, con circa 670mila iscritti, di cui oltre 100mila attivi impegnati in modo permanente in opere di carità, rappresenta la forza e il carattere di un movimento longevo che paradossalmente proprio nella crisi acuta riesce a esprimere la sua parte migliore.

“La storia delle Misericordie inizia nel 1244 a Firenze e ha mantenuto nei secoli un legame molto stretto con la comunità. L’evoluzione è andata di pari passo con un forte radicamento nel territorio, rimanendo sempre al servizio della gente.

Qualche numero può chiarire il rapporto delle Misericordie con i cittadini: il 50%, in alcuni casi il 60% e addirittura il 70% della popolazione è socia iscritta. Prato è un caso emblematico, con oltre la metà degli abitanti iscritta alla Misericordia. Questo significa stringere relazioni intense col prossimo, conoscere i suoi problemi, sapere chi non riesce ad arrivare a sera.

Si presta servizio a persone in seria difficoltà cercando di fare il possibile, in un contesto in cui l’aiuto pubblico e i servizi delle Amministrazioni sono in calo verticale”.

E.L.: Se le risorse economiche diminuiscono e i bisogni della popolazione aumentano, quali soluzioni immagina? Sembra un quadro senza via d’uscita.

“In realtà è proprio la crisi a stimolare le risposte. Paradossalmente gli elementi di criticità sembrano destinati ad aprire nuove prospettive. Le risorse accumulate nel tempo, basate sulla partecipazione popolare, inducono il volontariato a fornire soluzioni adeguate.

Non si tratta di risposte unicamente in termini economici, ma di solidarietà fra la gente in cui è proprio la rete fra gli individui e l’associazione di persone a colmare le lacune”. 

E.L.: In cosa consiste l’offerta delle Misericordie? Quali sono i servizi garantiti?

“Le Misericordie sono sinonimo di lotta alla povertà, alla marginalità, significano servizi sociali. Le Misericordie rispondono alle richieste della società, si evolvono di pari passo con le necessità della gente.

Molte Misericordie mettono a disposizione poliambulatori che offrono servizi convenzionati con le Asl, stipulando convenzioni pubbliche. Un dato interessante: sono aumentate considerevolmente le visite private. Sembra una contraddizione se si pensa alla riduzione delle risorse economiche.

Grazie alle Misericordie una visita vicino a casa, scegliendo il professionista di fiducia può attestarsi sui 40, 50€ e dunque risultare conveniente. Dove non arriva il servizio pubblico interviene l’Associazione. Le Misericordie inoltre si occupano di emergenza.

E:L.: Come si concilia l’offerta di servizi in regime convenzionale, a carico del Servizio Sanitario Nazionale, con l’utilizzo di personale volontario?

“Qui c’è un paradosso. Oggi il meccanismo prevede il raggiungimento di obiettivi di alta qualità dei servizi. Il problema è che se il futuro è dei professionisti, cioè di personale ben pagato, più costoso dell’attuale, probabilmente aumenterà la qualità a fronte di una diminuzione della quantità. In breve: ottimi servizi per meno gente. Anche perchè i fondi su cui il SSN può disporre non sono in grado di coprire le necessità della popolazione.

La contraddizione è nel fatto che il volontariato può garantire una ramificazione di intervento con personale addestrato BLSD e mezzi attrezzati, quindi in grado di dare un buon servizio alla comunità, ma le direttive portano da un’altra parte. Oggi dove operano i volontari si promuove la partecipazione sociale, c’è sensibilità popolare. Questo patrimonio va salvaguardato, è una risorsa”.

E.L.: Come pensa si uscirà dal paradosso che si è creato?

“Sono convinto che la partita si giocherà al tavolo con le istituzioni. Fino a un certo punto le modalità con cui le Associazioni di Volontariato organizzavano i servizi si basavano su accordi convenzionali. Oggi, per motivi di trasparenza, ciò avviene attraverso le gare d’appalto, il che tende a escludere il volontariato. In regime di concorrenza la differenza la fa il prezzo ed è improbabile che una Misericordia possa pagare 3 persone per un intervento.

Le regole comunitarie impongono di mettere a bordo personale stipendiato e non tiene conto del valore sociale aggiunto dei volontari.Considerato che un Punto di Emergenza costa fra i 400 e i 500mila euro all’anno, è chiaro che se non si modifica il sistema, il rischio è diminuire i servizi.Per questo sono sicuro che garantire il massimo dei servizi nel pubblico non possa prescindere dal contributo privato.

È fondamentale recuperare elementi d’origine, affidarsi a valori che appartengono alla nostra storia. Non è sensato, né economico rischiare di disperdere un patrimonio di relazioni, servizi, competenze accumulato nel tempo.

Sono convinto che l’elemento umano debba prevalere in ogni rapporto, tanto più che le ristrettezze economiche portano inevitabilmente a una richiesta di scambio fra le persone.

Integrare il pubblico col privato sarà la formula del futuro, considerato che non ci si affida al volontariato solo perché è gratuito, ma in virtù di una preziosa interazione con l’individuo, laddove il volontario è qualcuno che si conosce, radicato nel territorio e nel tessuto sociale”.

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