Il racconto di Alessandro, Confratello delle Misericordie. Le emozioni nascono dalla solidarietà  e dall’aiuto al prossimo

Il racconto di Alessandro, Confratello delle Misericordie. Le emozioni nascono dalla solidarietà  e dall’aiuto al prossimo

5 novembre 1994. L’alluvione colpisce il Piemonte. È domenica. L’allarme giunge alla Sala Operativa delle Misericordie verso l’ora di pranzo, ma non vengono fornite notizie più dettagliate sull’estensione dell’evento, nè sulla zona colpita.

Dal Dipartimento di Protezione Civile di Roma si invita l’operatore S.O.M. di turno a prendere contatto diretto con le Prefetture Piemontesi. Ciò non di meno viene allertata la struttura confederale delle Misericordie d’italia UGEM, in attesa di istruzioni.

Nonostante i ripetuti tentativi la S.O.M. non riesce a prendere contatto con le prefetture e alle 17.00 viene deciso di disporre comunque la partenza delle prime Unità. La partenza avviene sotto una pioggia torrenziale che rallenta moltissimo i movimenti. Fra le 18.00 e le 19.00 vengono allacciati i primi contatti con la zona colpita riuscendo a delimitare un’area di massima che comprende le Provincie di Torino, Cuneo, Vercelli, Asti, Alessandria e ne vengono informate le Unità in avvicinamento.

Alle 20.00 la Prefettura di Cuneo si dichiara interessata a ricevere i soccorsi delle Misericordie suggerendo come possibile destinazione o il Comune di Ceva o il Comune di Alba. Poiché, secondo le notizie della Prefettura a Ceva sta già operando la Guardia di Finanza, viene deciso di dirottare le Unità verso Alba dove non risulta siano giunti soccorsi.

Nonostante la pioggia, gli allagamenti e la viabilità stravolta, le prime Unità riescono a raggiungere la Città di Alba entro la mezzanotte iniziando immediatamente il lavoro e allestendo il Centro Operativo necessario al coordinamento dei soccorsi. Contemporaneamente giungono ad Alessandria alcune squadre sanitarie delle Misericordie per contribuire alla evacuazione degli ospedali.

Tuttavia dopo poco la Prefettura di Alessandria decide di rinunciare all’apporto delle Misericordie perché ritenuto inutile. Alessandria sarà l’ultima città ad essere liberata dal fango. Dopo qualche giorno giunge una richiesta di aiuto dal Comune di Ceva (che inizialmente sembrava già coperta dai  soccorsi in modo sufficiente) e viene disposto l’invio delle unità richieste. A Ceva viene aperto un secondo Centro Operativo delle Misericordie.

È passata una settimana dall’alluvione. Alba ha superato la fase della prima emergenza mentre la Città di Asti e gli altri piccoli comuni della collina lottano ancora contro il fango.

Viene deciso di trasferire il Centro Operativo e la maggior parte delle forze delle Misericordie ad Asti facendosi avvicendare nella Città di Alba dal personale della Protezione Civile Svizzera, che nel frattempo si è reso disponibile. Il nuovo teatro operativo nella Città di Asti vede i volontari delle Misericordie impiegati nello sgombero di strade e scantinati lungo il corso del Tanaro. Ogni mattina da Asti partono le Unità destinate ai soccorsi nei centri minori.

Rocchetta Tanaro è uno dei piccoli centri dove i volontari delle Misericordie intervengono in modo più massiccio.

Ormai il lavoro consiste quasi esclusivamente nello sgombero delle masserizie alluvionate dai locali invasi dal fango.

Nel corso di tutta l’emergenza, protrattasi per 45 giorni, le Misericordie hanno impiegato oltre 2.000 volontari da tutta Italia.

L’operazione Piemonte sembrava finita…, ma il 18 novembre giunge in Confederazione a Firenze una lettera :

” Carissimi ragazzi della squadra speciale USPIM di Firenze.

Siamo gli alunni della classe prima B della Scuola Media Statale “GEROLAMO VIDA” di Alba, ci rivolgiamo a voi per ringraziarvi della generosità che avete dimostrato verso la nostra città colpita in questi giorni dalla calamità dell’alluvione. Siete stati il primo gruppo speciale ad arrivare in nostro aiuto e avete portato con le vostre divise colorate un po’ di vivacità nelle nostre strade così mute e grigie dandoci un senso di sicurezza che avevamo perso.

La gente vi guardava con ammirazione e curiosità, avrebbe voluto avvicinarsi a voi per comunicarvi tutta la sua gratitudine, ma temeva di farvi perdere tempo prezioso.

A qualcuno di noi è capitato di vedervi rientrare la sera verso i vostri automezzi parcheggiati nella Piazza del Duomo; il vostro incedere, le vostre espressioni manifestavano stanchezza e magari desolazione per le scene viste durante la giornata nelle zone più colpite dalla catastrofe.

Grazie, avete dato a noi tutti una grande lezione di solidarietà.

Anche senza conoscervi personalmente vi abbiamo voluto bene, un bene sincero ed è per questo che al nostro rientro a scuola, dopo la forzata interruzione di una settimana abbiamo letto con gioia e commozione il messaggio di incoraggiamento che ci avete lasciato sulla lavagna dell’aula. Per conservarlo abbiamo cercato di fotografarlo ma l’immagine è risultata sbiadita, siamo ricorsi allora alla telecamera.

Siamo orgogliosi di avervi potuto offrire, per riposare, la nostra aula dove speriamo abbiate potuto rimanere al caldo almeno durante la notte.

Non potremo mai dirvi grazie di persona, ma con tutto il cuore vi ricorderemo sempre come la mitica squadra speciale USPIM di Firenze.

Un’alluvione di baci…”

A cui segue una lunga risposta  :

” Carissimi, giovani amici,

prima di tutto voglio ringraziarvi, a nome di tutti i miei compagni, per i bei sentimenti che ci riservate nella vostra lettera e anzi devo scusarmi con voi per avere trovato solo ora il tempo per scrivere.

La vostra bella lettera termina con la promessa che vi ricorderete di noi anche se non potremo conoscerci di persona: questo vostro sentimento ci onora, ma vorremmo che rifletteste un attimo su questo fatto.

In effetti non ci sono impedimenti fisici che ci impongano di non conoscerci di persona: Firenze non è poi così distante!

Piuttosto siamo convinti che il nostro anonimato personale possa esservi ancora utile.

Lasciate che vi spieghiamo svelandovi un piccolo segreto.

Dopo essere stati fra voi, dopo aver condiviso i disagi di quei giorni, alcuni dei nostri compagni hanno sentito il desiderio di tornare a “respirare” ancora una volta l’aria amica di Alba. È successo così che siano tornati: questa volta in abiti “civili”, confusi fra i tanti albesi ed i turisti che, fortunatamente, stanno ricominciando a visitare la vostra bellissima città.

Ne hanno ricavato un grande conforto. Soprattutto si sono sentiti gratificati dall’aria di “normalità” che nuovamente si respira camminando in Piazza del Duomo (che conoscevamo in un’altra versione per averla invasa con i nostri mezzi), nelle pizzerie, nei bar: hanno sentito Alba anche un po’ loro e questo è stato un sufficiente compenso.

In quei giorni delle feste natalizie Alba era sotto i riflettori delle telecamere e l’aiuto umanitario ormai si esprimeva con gli sponsors, le paillettes, le passerelle, il karaoke: anche questo è un segno di ritrovata “normalità” ma che, tuttavia, non ci appartiene.

Non ce ne vogliate se desideriamo di non consegnare alcuna immagine personale di noi.

Anzi crediamo di farvi più ricchi se impediamo alla nostra immagine individuale, personale, di sovrapporsi alla ben più importante immagine “anonima” della Squadra USPIM della Misericordia. Se conserverete nei vostri ricordi quella immagine anonima, saprete che, fra la gente sconosciuta che incontrerete, nel prossimo, che spesso sembra insignificante od indifferente, ci sono invece persone (le più impensate) che sentono l’urgenza del dovere (anzi, del bisogno) di aiutare chi si trova in difficoltà.

Nelle vostre parole, belle, dettate dall’affetto, c’era anche tanta riconoscenza. Mantenendo il nostro anonimato vi invitiamo ad essere riconoscenti verso la “gente”: se credete di aver contratto un debito con noi, saprete, così, di dovervi “sdebitare” verso il “prossimo anonimo” troppo numeroso per poter essere definitivamente soddisfatto.

Tuttavia vi invitiamo ad impegnarvi lo stesso in questa opera di riconoscenza cercando di mettere a disposizione degli altri le enormi capacità che vi vengono dall’essere così giovani.

Se è un debito, questo, è un debito che vale la pena avere!

Oggi in Italia gli oltre seicentomila nostri compagni (noi li chiamiamo Confratelli) sono impegnati in questa impresa impossibile, ma bella. Anche loro, come noi, sentono il bisogno di sentirsi riconoscenti (per la buona salute, per l’istruzione ricevuta, per un lavoro, una casa…) e sentono di doversi “sdebitare” con chi invece è stato meno fortunato. È un “debito” che ci viene tramandato da oltre sette secoli e che da allora, attraverso innumerevoli generazioni di “confratelli“, costantemente si rinnova ogni giorno.

Certamente i tempi cambiano e oggi le nostre associazioni volontarie locali, che noi chiamiamo “Confraternite della Misericordia”, sono più di cinquecento in Italia e moltissime altre sono sparse nel mondo, soprattutto laddove il bisogno è più forte.

Un tempo i nostri predecessori usavano la “zana” (che è una specie di cesta che serviva a portare i malati sulle spalle) mentre oggi abbiamo le nostre autoambulanze con il medico a bordo (sono più di 2500!) ed i nostri mezzi speciali. Un tempo i Fratelli della Misericordia facevano il proprio servizio con la “buffa” (che è una tunica nera che nascondeva sia i vestiti che il volto), mentre oggi le nostre divise sono necessariamente sgargianti ed evidenti per colore per foggia.

Eppure anche oggi, come allora, i Fratelli della Misericordia usano ringraziare chi soccorrono perché gli viene data l’occasione di “ripagare”, almeno in parte, quel “debito”.

Il creditore? Il prossimo. Anzi, “il Prossimo” ovvero il Buon Dio che facendosi prossimo si è reso simile a noi.

Assieme a questa lettera vi giungono anche due cose che vi aiuteranno a ricordare l’impegno verso gli altri.

La prima è un casco che porta ancora traccia del fango contro cui, insieme a voi, abbiamo combattuto. C’è ancora molto “fango” da combattere: speriamo di avervi ancora, in futuro, al nostro fianco.

La seconda è la riproduzione del quadro dedicato al “Fratello della Misericordia“. Osservatelo bene. Il soggetto del quadro, ossia il Fratello della Misericordia, coperto dalla buffa della tradizione, di spalle, è totalmente irriconoscibile e se non comparissero quelle gambe, forti, abituate alla fatica del servizio, sembrerebbe una macchia scura sullo sfondo; l’unico volto che si intravede, sofferente e trasfigurato, è quello del prossimo bisognoso portato a spalle sulla zana. Il Fratello della Misericordia, che pure è il soggetto del quadro, trova identità nell’immagine del volto del prossimo sofferente.

È questa l’immagine che ci piacerebbe lasciare di noi.

Grazie, dunque, di tutto cuore e augurandovi ogni bene, vi salutiamo secondo il nostro antico costume:

Iddio ve ne renda merito!”

Nel marzo 1997 nasce nella Città di Alba la Confraternita della Misericordia.

Che dire? Quando rileggo queste due lettere peraltro presenti sul sito di un mio cario amico e confratello di Misericordia, mi scende una lacrima. Lacrime scese più volte in tutto questo percorso di vita di Misericordia costruendo e condividendo quello spirito che ci fa essere diversi e unici. Spirito che vediamo condiviso sotto forme diverse da tutto il mondo del volontariato, ma vissuto davvero in unicità sotto il tetto delle Misericordie.

Alessandro, un Confratello delle Misericordie 

L'autore

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