Intervista a Rob Kelvey, soccorritore dell’RNLI inglese. In prima linea nel salvataggio di 85 naufraghi a Southwold

Intervista a Rob Kelvey, soccorritore dell’RNLI inglese. In prima linea nel salvataggio di 85 naufraghi a Southwold

Rob Kelvey è uno dei soccorritori volontari della Royal National Lifeboat Institution di cui fa parte da tre anni. Per la prima volta nella sua vita da soccorritore, si è trovato al centro di un evento eccezionale, soprattutto per il numero di vittime soccorse.

Riepiloghiamo il fatto, riportato nei dettagli nel servizio, pubblicato su Emergency Live al seguente link.

85 persone partecipanti a una nuotata di beneficenza organizzata nelle acque di Southwold, in Inghilterra, si è trovata pericolosamente in balia dell’alta marea. Il team di Rob ne ha messe al sicuro 58!

E.L.: Come sono normalmente le condizioni del mare in questa zona del Suffolk?

Rob Kelvey: “Il Mare del Nord, come ogni mare del resto, può diventare pericoloso in ogni momento dell’anno. Generalmente se le persone che si immergono non hanno il giusto equipaggiamento, giacche salvagenti, radio e tutto ciò che può servire in caso di emergenza, potenzialmente si espongono a un rischio. Raramente le acque in Nord Europa sono “calde” e quindi mettono a dura prova l’energia vitale di un individuo e la sua capacità di resistere alla fatica, si sa…”

E.L.: Da chi sono stati informati gli equipaggi che un centinaio di persone si trovavano al largo, in balia dell’alta marea e delle acque gelide?

Rob Kelvey: “Date le condizioni delle acque quel giorno, secondo le nostre osservazioni e le informazioni in nostro possesso, abbiamo capito subito che alcuni nuotatori avrebbero potuto trovarsi in difficoltà, addirittura in pericolo di vita. Già al mattino presto avevamo fatto un’esercitazione prima di dirigerci ad osservare l’inizio della competizione nell’area nord della banchina. Il nostro livello di preoccupazione è cresciuto quando la barca principale degli organizzatori dell’evento si è capovolta e noi eravamo di fatto l’unica forza di soccorso sulla scena e disponibile a seguire l’evento. Il ritardo nell’inizio della manifestazione significava che l’intenzione era di far partire i nuotatori con la bassa marea. Abbiamo quindi deciso di rimanere in zona nel caso fosse richiesto il soccorso.

E.L. Quanti soccorritori hanno preso parte all’operazione?

Rob Kelvey: “Inizialmente i soccorritori qualificati sulla scena comprendevano il nostro battello con tre persone a bordo, io, Paul Barker e Simon Callaghan e le nuove guardie costiere cittadine della RNLI, 3 persone al loro secondo giorno di servizio. Quando la situazione si è trasformata in un’emergenza, si è unito l’elicottero militare della RAF’s  Search and Rescue (specializzato nel soccorso). Si sono inoltre aggiunte le scialuppe RNLI di Lowestoft e Aldeburgh, i paramedici, la Polizia e la Guardia Costiera. Non so dire esattamente in quante persone fossimo”.

E.L. Che mezzi sono stati utilizzati nelle operazioni di soccorso?

Rob Kelvey: ” Il nostro battello di soccorso Atlantic 75, il Leslie Tranmer, parte della flotta di soccorso RNLI che naviga sotto costa. Fra l’altro si è trattato della sua ultima settimana di servizio nella stazione principale prima di essere sostituita dal nuovo battello Atlantic 85. Aldeburgh ha inviato il suo battello sottocosta D-class, mentre Lowestoft ha inviato il suo battello Tyne class”.

E.L.: Quanti naufraghi per volta sono stati messi in salvo?

Rob Kelvey: “La nostra capienza è di 23 persone, il massimo che potessimo fare quel giorno e siamo riusciti a portare tutti in salvo”.

E.L. Ha mai avuto davvero paura che potesse succedere il peggio?

Rob Kelvey: “C’erano molte braccia alzate e si sentivano le grida di chi chiedeva aiuto e ovviamente eravamo preoccupati per la sicurezza di queste persone. È stato difficile restare calmi e nello stesso tempo intervenire nel più breve tempo possibile per mettere tutti in salvo”.

E.L. C’è stato bisogno di rianimare qualcuno o di usare particolari strumenti di soccorso?

Rob Kelvey: “Per fortuna ogni naufrago è rimasto lucido e cosciente mentre lo riportavamo sulla barca. Mi sono preoccupato per quattro persone che una volta condotte al punto di ritrovo sulla spiaggia, sono state stabilizzate con coperte e riscaldate, prima che la situazione potesse peggiorare”.

E.L.: Quanto sono durate in tutto le operazioni?

Rob Kelvey: “Non sono in grado di dirlo esattamente. Comunque entro le 3, 4 ore in tutto”.

E.L: Qual è l’aneddoto più curioso, ma anche drammatico che potrebbe raccontare ai nostri lettori?

Rob Kelvey: “Avendo soccorso i naufraghi nelle acqua profonde, l’unico modo per riportali in sicurezza a riva, era aiutarli a nuotare fino agli ultimi 20 metri dalla spiaggia. Avvicinarsi troppo non era possibile per via della schiuma e degli ostacoli sott’acqua. Dato che alcuni naufraghi erano particolarmente provati e infreddoliti, sono stato scelto io per scendere in acqua a soccorrerli ed eventualmente “attaccarli” a me perché non andassero sotto. Una persona in particolare risultava particolarmente in difficoltà e necessitava di una speciale attenzione medica oltre che molto sconfortata. È stato vitale il fatto che entrambi, sia io che questa signora, condividessimo lo stesso lavoro, siamo insegnanti. Sono riuscito a tenere accesa la sua attenzione e l’ho sollecitata a raccontare degli studenti e anche a far tesoro dell’esperienza che stava vivendo in quel momento e poi avrebbe potuto raccontare loro, una volta conclusa! Non dimenticherò mai il suo sguardo, alcun ore dopo, in ambulanza, sorridente, quando mi ha riconosciuto. Ho capito subito che stava bene e mi sono dato pace”.

E.L.: L’esperienza incredibile della sua vita da soccorritore?

Rob Kelvey: ” Ah be’! Certamente trovarmi con 58 persone nei guai e poi con 58 persone sane e salve! Cosa c’è di meglio?

E.L.: Si può considerare questo l’episodio che le ha cambiato la vita e l’ha trasformata?

Rob Kelvey: ” Siamo una piccola città, per cui è importante che a sostenere i servizi locali siano persone che vivono qui, altrimenti non saremmo una comunità. Sono convinto di unirsi all’equipaggio del battello di soccorso della RNLI significhi dare una mano a Southwold. Non mi sono mai pentito di questa scelta e sono orgoglioso di stare al fianco di tutto coloro che mettono in condizione di vivere in un luogo per me tanto speciale!”.

E.L.: Grazie Rob! Per tutto!

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Emergency Live

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