Anoressia

Anoressia

Definizione

L’anoressia è la mancanza o riduzione dell’appetito. Nella ragazza comincia il più delle volte, se è adolescente, con una difficoltà a riconoscersi nel proprio corpo. Il corpo cambia, avviene qualcosa che non possiamo controllare, i segni della funzione riproduttiva appaiono e modificano la relazione della ragazza con se stessa e con gli altri. Il tentativo di tenere sotto controllo questo cambiamento può prendere la forma del controllo dell’alimentazione che viene ridotta al limite della sopravvivenza. Il cibo viene assunto in maniera saltuaria, preferibilmente in solitudine, dando la preferenza ad alimenti a basso contenuto calorico. Più la fame cresce più cresce l’importanza di dominarla. La persona che riesce a tenere sotto controllo la propria relazione con il cibo in maniera così estrema spesso è molto brillante in altri campi. Quando colpisce una ragazza il profilo più comune è una studentessa modello, sovente è in grado di prendersi cura degli altri, a volte cucina per il resto della famiglia, svolge intensa attività fisica, si alza presto la mattina e non è mai stanca. Questa sensazione di benessere unita all’iperattività l’aiuta il più delle volte a nascondere a se stessa e agli altri la diminuzione del peso e la conseguente sofferenza del corpo. In maniera del tutto paradossale, pur continuando a dimagrire, la ragazza afferma di essere troppo grassa. L’anoressia è una difesa ben strutturata nei confronti di un dolore che non trova parole per esprimersi. Spesso le ragazze che soffrono di anoressia sono state correttamente accudite dal punto di vista pratico ma non hanno avuto lo spazio dove manifestate il loro dolore e il loro disagio che sono cresciuti dentro di loro fino a trasformarsi in un comportamento così drammaticamente autolesionistico. Una persona è affetta da anoressia se manifesta tutte e quattro le seguenti caratteristiche:

  • Perdita di peso rilevante (più del 15% del peso considerato normale per età, sesso e altezza);
  • Paura intensa di ingrassare anche quando si è in sottopeso.
  • Alterazione nel modo di vivere il peso, la taglia e le forme corporee.
  • Scomparsa delle mestruazioni (nelle donne assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi).

La caratteristica principale dell’anoressia è il rifiuto del cibo, ma chi soffre di tale disturbo ha sempre una intensa fame e appetito. Il rifiuto di mangiare nasce dalla forte paura di ingrassare e dalla necessità di controllare l’alimentazione. Per evitare di ingrassare chi soffre di anoressia nervosa mette in atto una serie di comportamenti tipici del disturbo, quali seguire una dieta ferrea, fare esercizio fisico in maniera eccessiva, indursi il vomito dopo aver mangiato anche piccole quantità di cibo.

Tipologie

  • l’anoressia restrittiva, forma in cui il dimagrimento è causato dal digiuno e dall’intensa attività fisica;
  • l’anoressia con bulimia, forma in cui la persona mette in atto comportamenti che insieme al digiuno servono a diminuire il peso corporeo (abuso di lassativi e/o diuretici, vomito).

La percezione ed il valore attribuiti all’aspetto fisico ed al peso corporeo risultano distorti in questi soggetti. Alcuni si sentono grassi in riferimento alla totalità del loro corpo, altri pur ammettendo la propria magrezza, percepiscono come “troppo grasse” alcune parti del corpo, in genere l’addome, i glutei, le cosce. Possono adottare le tecniche più disparate per valutare dimensioni e peso corporei, come pesarsi di continuo, misurarsi ossessivamente con il metro, o controllare allo specchio le parti percepite come “grasse”. Nei soggetti con anoressia i livelli di autostima sono fortemente influenzati dalla forma fisica e dal peso corporeo. La perdita di peso viene considerata come una straordinaria conquista ed un segno di ferrea autodisciplina, mentre l’incremento ponderale viene esperito come una inaccettabile perdita delle capacità di controllo. Sebbene alcuni possano rendersi conto della propria magrezza, tipicamente i soggetti con questo disturbo negano le gravi conseguenze sul piano della salute fisica del loro stato di emaciazione.

Diagnosi

La diagnosi è una prestazione sanitaria complessa che può, lo ricordiamo, essere svolta soltanto da clinici esperti. Per una diagnosi è necessario che vengano rispettati contemporaneamente dei set di criteri diagnostici:

  • Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo “normale” per età e statura.
  • Intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quanto si è sottopeso.
  • Alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo su i livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravità dell’attuale condizione di sottopeso.
  • Nelle femmine dopo il menarca, amenorrea, cioè assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi.

Lo psicologo che si trova di fronte ad un paziente con possibile diagnosi di anoressia nervosa dovrà specificare se il disturbo si presenta:

  • con restrizioni: nell’episodio attuale di anoressia il soggetto non ha presentato regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione (per es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi);
  • con abbuffate/condotte di eliminazione: nell’episodio attuale di anoressia nervosa il soggetto ha presentato regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione.

I soggetti anoressici restrittivi ovvero le persone, soprattutto donne, che rifiutano il cibo, nonostante la sensazione di fame (è proprio la resistenza alla fame che da la prima sensazione di euforia, di capacità di controllo ed è spesso proprio questa sensazione quella patogenetica) presentano sintomi, tratti o disturbi di personalità conclamati soprattutto del gruppo “ansioso” e nello specifico disturbo ossessivo compulsivo di personalità.

Terapia

L’anoressia come gli altri disturbi del comportamento alimentare e più in generale come i disturbi fobico-ossessivi può essere considerato un disturbo psico-sociale. Questo significa che per la comprensione dei processi che mantengono il disturbo nel tempo non possiamo non considerare gli aspetti relazionali e sociali della vita del paziente. Le anoressiche, soprattutto se restrittive, tendono a presentarsi come persone estremamente dotate, intelligenti, capaci. Addirittura possono essere ottime cuoce e cucinare spesso per gli altri, familiari compresi. A scuola ottengono generalmente buoni se non ottimi risultati. Quando questo accade l’ipotesi di un disturbo ossessivo compulsivo di personalità sottostante è da tenere maggiormente in considerazione. Non mangiare significa per il paziente con diagnosi di anoressia sentire che agisce un controllo volontario superiore ad una spinta “fisiologica” dell’organismo. Questo offre sensazione di potere. In genere nelle prime fasi dello sviluppo patologico c’è un picco di euforia che scaturisce proprio dalla sensazione di gestione e controllo. Poi si passa inesorabilmente verso una fase più cupa in cui tutta l’attenzione sarà posta sull’essere malati, sul sentirsi malati. Non tanto perché ci si può rendere conto di essere anoressici, ma quanto perché sono gli altri, familiari e partner in testa, che ce lo ricordano costantemente. La paura per un processo che tende verso la cronicizzazione e l’irreversibilità porta chi ci sta intorno a cercare di fare qualcosa per aiutare a risolvere un problema che, però, per l’anoressica non è così grave come sembra agli altri. A questo punto c’è una lotta che si crea tra il paziente e gli altri, compresi i sistemi di cura tradizionali. Ad ogni occasione si cerca di convincere il paziente a mangiare, spesso si assistono a minacce, e la maggior parte delle volte i genitori preparano la tavola anche se sanno che il proprio figlio non mangerà, come se “nutrissero” la speranza che avvenga un miracolo. Ogni atto teso a cercare di convincere il paziente a mangiare è destinato a fallire e alimenta incomprensioni che portano il paziente a mantenere il sintomo.Il sintomo per il paziente è una conquista e più si andrà contro tale conquista anche se patologica e disfunzionale, maggiore sarà la possibilità che il sintomo si cronicizzi. Quando il paziente con anoressia è un adolescente l’intervento psicologico parallelo sul paziente e sui genitori è auspicabile. Si chiede però al genitore uno sforzo nell’accettare a volte indicazioni che possono sembrare contrarie al senso comune. L’intervento psicologico è mediamente breve. Nei casi di pazienti fino ai 30 anni in genere la durata media è di 15-20 sedute più un breve processo di mantenimento. L’intervento psicologico è valido finché il paziente non abbia raggiunto il limite di peso sotto il quale è necessario il ricovero ospedaliero. La terapia psicologica è un trattamento non farmacologico.

L'autore

Articoli correlati

Rispondi

BANNER_GUIDASICURA_AMBULANZA

X