10 motivi per cui le ambulanze sono costruite così

Avete mai pensato al perché una ambulanza è fatta così?

Vogliamo aprire una riflessione comune, a ruota libera, su come è costruita l’ambulanza di oggi e su come sarebbe possibile migliorarla.

  • Quali scelte sono state prese negli scorsi decenni?
  • Quali soluzioni potrebbero essere adottate in futuro per soccorsi più efficaci?
  • E’ solo una questione di personale a bordo o anche di struttura dei veicoli?

Come migliorare l’ambulanza? Questo tema è molto interessante, ma è necessario capire perchè sono state fatte certe scelte sui mezzi di emergenza nel corso degli ultimi 30 anni.

Prima degli anni ’80 non esistevano norme chiare e precise sulle ambulanze.

Le direttive CEE  per il settore automotive non erano ancora entrate in gioco per gli allestimenti speciali.

Solo nel 1980 si iniziò quel lento processo di omologazione comune che coinvolgerà successivamente tutti i veicoli a 4 ruote dotati di motore.

Prima delle normative antinquinamento, i veicoli speciali facevano storia a sè, fossero questi realizzati dalle case produttrici o dai carrozzieri.

Ambulanze, la legge fondamentale in Italia è del 1987

Per il settore delle ambulanze e dei mezzi di emergenza fu il DM 553 del 1987 a porre alcuni punti fermi.

Furono introdotte per il settore dei trasporti sanitari italiani alcune proposte assolutamente innovative.

Che però – essendo molto innovative – di fatto vennero ignorate e rispedite al mittente.

All’epoca non c’erano ancora soluzioni adeguate per la barella centrale, non c’erano ancora neppure le attenzioni alla sicurezza tali da permettere i sedili ribaltabili a sedere sui fianchi del paziente.

Erano idee troppo lontane dal modo di concepire l’ambulanza di quel periodo.

Eppure, quella normativa, resiste a tutto.

Nonostante siano passati 32 anni.

Che, nel mondo dell’automotive e della tecnologia, fanno un abisso.

E’ come se oggi volessimo costruire un sottomarino nucleare seguendo le regole costruittive delle Caravelle di Cristoforo Colombo.

Per fare un’ambulanza contemporanea, serve una legge che guardi al domani

Solo nel 1998 le ambulanze sono state “riconosciute” dalle direttive automotive europee inerenti le omologazioni.

Questo passaggio complicò non di poco le questioni.

Le scappatoie degli anni ’90 usate per costruire mezzi con concezioni passate sparirono.

Gli obsoleti (e insicuri durante la marcia) strapuntini furono banditi.

Le cinture di fissaggio diventano cinture di sicurezza.

Gli ingombri diventarono più elevati, e le regole per calcolare la resistenza agli urti divennero più stringenti.

Certo: gli strapuntini continuano ancora oggi ad essere richiesti nel vano sanitario, hanno solo cambiato nome e non si potrebbero usare durante la marcia.

Segno che le abitudini sono dure a morire.

Ma poco dopo, nel 1999, iniziò l’introduzione di quella norma (che non è una legge, ricordiamolo) che avrebbe dovuto rivoluzionare di botto l’idea costruttiva delle ambulanze.

E che, invece, solo in pochi hanno colto al meglio.

Si legge EN1789 ma si scrive ambulanza a misura di soccorritore

La norma EN1789 nacque nel 1999.

La prima edizione pose diversi punti fermi a livello di dimensioni, spazi e limiti.

Per la prima volta in Europa, nel settore del trasporto di emergenza con l’ambulanza, venne introdotto il concetto di “spazio ergonomico” attorno alla barella.

Un concetto tanto innovativo che venne limitato alle ambulanze da terapia intensiva (tipo C) che sarebbero state poco diffuse, agli inizi.

La richiesta di un maggior numeri di attrezzature a bordo rese gli spazi delle ambulanze di tutti e 3 i tipi ancora meno fruibili. Lo spazio era più risicato soprattutto laddove “ci si lasciava prendere la mano”.

Quando l’associazione committente voleva trasformare l’ambulanza in un ospedale – e anche di più – capitava di trovarsi più in un bazar che in un mezzo di soccorso, riducendo così il concetto dalla base della norma: più sicurezza, più semplicità, più efficacia.

Ma la sicurezza sulle ambulanze non è tutto…

L’aumentata sicurezza posta nelle norme europee però ha alcuni grossi “contro”:

  • Le dimensioni esterne più grandi hanno portato a strutture molto più ingombranti e “pesanti”. Mettiamo a confronto i montanti di una qualsiasi auto degli anni 70-80 con quelli di un veicolo attuale per capire il senso di questo punto;
  • Crescendo le dimensioni ovviamente crescono i pesi, ma per legge siamo inchiodati ad una soglia limite di 3.5 tonnellate. E’ una soglia europea ed internazionale, non solo italiana. Stiamo parlando di un grosso problema presente in tutto il continente: in UK stanno rivoluzionando le ambulanze per scendere sotto i limiti, perché altrimenti c’è un risvolto pesante anche sulle patenti di guida;
  • Maggiore sicurezza ha significato maggiori test, fisici, sui veicoli allestiti. Ma questi si fanno su un solo modello. Non è possibile – a livello scientifico – ottenere sicurezze paragonabili, se i veicoli vengono fortemente personalizzati. Quindi la personalizzazione spinta si riduce a poche cose, perché dopo tanti anni non c’è bisogno di fantasia: le cose che funzionano, i carrozzieri, le conoscono di già;

10 regole per una ambulanza che sicura, fruibile e personale

In futuro, le strade da percorrere per creare ambulanze sempre più sicure, sempre più efficienti per i soccorsi, sempre più confortevoli per i pazienti e con costi di utilizzo sempre più facili da gestire, sono diverse e tutte concorrenziali:

  1. Smetterla di guardare luci, colori e gadget. Le ambulanze servono per salvare le vite delle persone. Quando le scegliete, badate al sodo, che si chiama funzionalità;
  2. Basta superfluo, basta ridondanze. Quando scegliete l’ambulanza, ricordate che la EN1789 parla espressamente di “ambulanza progettata per operare in condizioni di primo guasto” (è un concetto prettamente tecnico ma i trovano facilmente spiegazioni qui).
  3. Concentrare l’attenzione su quello che deve essere fatto e su quello che fornisce affidabilità e sicurezza: fornitori, dispositivi medicali e service fanno “parte” del pacchetto ambulanza, non sono servizi pre o post vendita della cui affidabilità non curarsi;
  4. Cercare accessori “snelli” perché, a forza di aggiungere, un giorno la pesa della motorizzazione potrebbe tradirvi;
  5. Guardare lontano, oltre confine: uscire dal “solito” solco tradizionale delle scelte fatte in passato dalla vostra associazione è il punto principale. Quando si sceglie una ambulanza e nella discussione qualcuno interviene dicendo “scegliamo questa poltrona perché abbiamo sempre fatto così” fermatevi. Forse è il momento di aprire alle novità;
  6. Rispettare una norma non vuol dire fare tutte le ambulanze uguali. Guardate lo stile delle auto: le norme sono ancora più stringenti ma ci sono linee e stili MOLTO differenti!
  7. Fate domande: capire, chiedere, approfondire, sono gli unici strumenti che avete per arrivare a costruire l’ambulanza migliore che possiate avere.
  8. Ascoltate i no: oggi  ci sono idee che non sono realizzabili. Idee che una volta potevano trovare libero sfogo. Abbiamo visto nel tempo cose incredibili: pouf senza schienale e senza cinture, affondati a “filo” nel pavimento. Ma ci sono spazi di manovra, chiedere è lecito, saper accettare i no è straordinario.
  9. Sperimentare nel solco della normativa. Le idee sono migliaia: piani traslabili sagomati, agganci per attrezzature ECMO, Porta monitor a soffitto invece che a parete, mobili con sistemi informatici a scomparsa, prese dell’ossigeno più vicine al paziente e più facili da raggiungere… il mercato dei device medicali per l’ambulanza è sempre in fermento;
  10. Infine, restate aggiornati. Tanto quanto è bello e piacevole vedere le linee e le innovazioni del settore automotive, altrettanto piacevole è seguire le evoluzioni e i tentativi di miglioramento tecnologico pensati e studiati per ambulanze, elisoccorso e mezzi speciali.
Hanno contribuito a questo articolo: Leonardo Ferrazzi – Edoardo Govoni – Mario Robusti

 

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