118 in Toscana a rischio privatizzazione? Anpas, Croce Rossa e Misericordie vogliono discutere la riorganizzazione del comparto

Il miglioramento del servizio di emergenza urgenza può passare attraverso la professionalizzazione, senza diventare per forza servizio privato o schiavo di finte onlus? Con più di 600 postazioni, ANPAS, Croce Rossa e Misericordie della Toscana vogliono trovare un punto di incontro con medici e infermieri

Come deve essere riorganizzato il sistema di emergenza-urgenza della Toscana? Si può mantenere un forte legame con il volontariato e l’associazionismo, professionalizzando il soccorso ma senza privatizzarlo? E come fermare le infiltrazioni mafiose ed espellere chi spaccia il volontariato come lavoro nero? La discussione in Toscana è molto tesa, ecco perché le associazioni hanno incontrato il presidente del Consiglio Regionale, consiglieri, Anci, sindacati, ordini professionali

 

Anpas, Croce Rossa e Misericordie della Toscana non vogliono una privatizzazione del sistema di emergenza-urgenza 118 della regione. La rete dei tre simboli più importanti dell’associazionismo oggi rappresenta quasi 500 realtà di volontariato che tengono in piedi il sistema di assistenza ed intervento pre-ospedaliero, per questo hanno promosso la creazione di un tavolo con tutti i soggetti coinvolti per elaborare una proposta sulla riorganizzazione del comparto dell’emergenza-urgenza in Toscana. Una proposta che non parta dall’assunto che a migliorare il servizio possano essere solo le aziende private, ma che invece ci sia un discorso puntuale sul professionista sanitario e la professionalizzazione del volontario.

I presidenti regionali di Anpas, Dimitri Bettini e Misericordie, Alberto Corsinovi e dal direttore del comitato regionale CRI, Pasquale Morano, si sono trovati a Firenze per un incontro a cui hanno preso parte, tra gli altri, il presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani, consiglieri regionali di maggioranza e di opposizione, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil della Toscana, associazioni sindacali e di ordini professionali, rappresentanti dell’Anci e dell’assessorato regionale alla salute.

“Entro i primo dieci giorni di settembre vorremmo fare un incontro più specifico, con tutti coloro che devono e possono dire la loro su questo argomento, per fare chiarezza ed entrare nel merito del riassetto del comparto dell’emergenza-urgenza, del quale le nostre organizzazioni, con oltre 600 postazioni sparse in ogni angolo della regione, costituiscono la parte preponderante”. In Toscana, come in tantissime regioni d’Italia, il volontariato garantisce la prima azione sul paziente. “La notte scorsa – è stato l’esempio fatto durante il dibattito – nella provincia di Firenze per l’emergenza-urgenza erano attivi 14 operatori della sanità pubblica (medici e infermieri) e 183 volontari soccorritori.

AnpasCroce Rossa e Misericordie hanno rilevato come negli ultimi mesi si sia sviluppato un dibattito a mezzo stampa spesso fuorviante, polarizzato su un presunto rischio di privatizzazione del servizio, quando invece il tema dovrebbe essere come si aggiorna il sistema per mantenere quell’eccellenza riconosciuta a livello nazionale che la Toscana può vantare in questo ambito e che trae origine, storicamente, proprio dall’impegno e dalla presenza del volontariato.

Non vogliamo essere i soli attori del sistema – spiegano le tre sigle nella nota emessa in mattinata – ma serve rilanciare la rete e le sinergie fra istituzioni tutte, professioni sanitarie e volontariato. Il dibattito di stamani ci sembra abbia sortito l’effetto desiderato, ovvero fare chiarezza e mettere in campo proposte in un’ottica di efficientamento del servizio di emergenza-urgenza” hanno aggiunto Bettini, Morano e Corsinovi. “Qualora il Pubblico ne fosse in grado e maturasse la volontà di occuparsi da solo del sistema noi potremmo svilupparci in altri ambiti come del resto già facciamo (protezione civile, sociale, socio-sanitario etc.), non è questo il nostro problema. Ma finché ci siamo vogliamo dire la nostra nel dibattito su una riforma che, per quanto ci riguarda, deve avere al centro solo l’interesse del cittadino; senza che nessuno ci tiri per la giacca o ci attribuisca intenzioni che non abbiamo”.

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