Strage di Viareggio, la storia dei soccorsi vista dal 118

Difficoltà e problemi affrontati dal 118 della Versilia durante l’incendio di Viareggio che il 29 giugno 2009 causò 32 vittime. Le parole raccolte da Edoardo Govoni in una lunga e appassionante intervista al direttore della centrale 118 Alta Toscana Andrea Nicolini

Con questa intervista speciale, torniamo a parlare della terribile notte del 29 giugno 2009 a Viareggio. Alle 23.50 di quella giornata terribile, un treno che trasportava GPL deragliò all’interno della stazione versiliese, portando alla fuoriuscita di un’intera cisterna di carburante lungo le strade che circondavano lo scalo ferroviario. I 14 carri di GPL, tutta via Ponchielli e l’are circostande il luogo del sinistro vennero letteralmente invasi dal gas infiammabile, che in pochi minuti si incendiò. Dalla prima chiamata fino all’ultimo trasferimento sanitario, al centro dell’azione di soccorso  ci sono stati i soccorritori del 118. Al fianco dei Vigili del Fuoco, degli agenti di Polizia, dei Carabinieri e delle altre forze dell’ordine, sono stati i principali protagonisti di un inferno che si è portato via 32 vite, fra le quali anche dei bambini. L’allertamento, la gestione delle chiamate, il fulcro dell’intervento, il ruolo dell’elisoccorso e la gestione degli ustionati sono i temi principali di questo video.

L’intervento sanitario diretto dal 118 è durato circa 6 ore, come abbiamo potuto ascoltare dalle parole del direttore della centrale 118 Andrea Nicolini. Meno dell’intervento dei Vigili del Fuoco, ma altrettanto intenso e soprattutto giocato in squadra con tutti. Questa intervista rappresenta una prima testimonianza tecnica del grande lavoro svolto dai sanitari, che Emergency Live raccoglie e vi mette a disposizione. Permette inoltre di vedere con attenzione quali sono le problematiche più grandi nella gestione pratica di una maxi emergenza. Dalle persone nel panico che disorientano e letteralmente portano via sanitari da un punto all’altro dello scenario, fino alla gestione dei posti letto. Con pazienti estremamente critici come gli ustionati inoltre, è stata fondamentale la scelta di organizzare dei PMA senza però trattare in loco i pazienti, ma effettuando punti logistici per lo scoop and run.

Vi lasciamo quindi all’intervista con il dottor Andrea Nicolini promettendovi di ritornare sulla vicenda con ulteriori interviste ed interventi, affinché le lezioni apprese da soccorritori professionisti e volontari siano a disposizione di tutti per un miglioramento complessivo dei sistemi di soccorso.

 

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