Crisi cardiaca durante il volo, muore bambino di 2 anni affetto da patologia renale

Il bimbo, accompagnato dai genitori e da un respiratore a ossigeno, stava andando da Beirut a Roma per farsi curare. Inutili i soccorsi: indaga la procura di Bari. Ma cosa dice la normativa mondiale sui defibrillatori?

Il volo AZ827 da Beirut a Bari ha dovuto effettuare uno scalo di emergenza a Bari perché un bambino di due anni si è sentito male durante il volo, ha avuto una crisi cardio-respiratoria ed è morto poco dopo l’atterraggio dell’aereo. Questa è la ricostruzione indicata dalla Polaria, la Polizia aerea di frontiera, dopo la diffusione delle prime informazioni sulla tragedia. Il bambino era a bordo del volo decollato alle 4.50 dall’aeroporto internazionale di Rafic Hariri a Beirut, e che sarebbe dovuto arrivare alle 7.00 a Fiumicino. Lo scalo invece è stato fatto alle 6.45 a Bari per cercare di salvare la vita del piccolo, ormai esanime.

Il primo soccorso a bordo del volo di linea è stato fatto da una infermiera della Croce Rossa, seconda le ricostruzioni effettuate da diversi giornali, fra cui Repubblica.it
La malattia del bimbo era una grave patologia renale, ma per il paziente non era stato attivato un volo sanitario, bensì un trasporto normale con la sola dotazione di una bombola ad ossigeno. Mentre l’A320 di Alitalia stava attraversando l’Adriatico si è attivato l’allarme e il Comandante del volo ha deciso di atterrare subito nel più vicino aeroporto utile, quello di Bari Palese. Ad indagare sulla vicinenda è adesso la Procura di Bari, con il sostituto procuratore Marcello Barbanente, insieme al medico legale del Policlinico cittadino Chiara Lauretti. Il corpo del piccolo deve essere sottoposto all’autopsia, secondo il parere della magistratura. In questi casi la procedura internazionale di controllo e valutazione del volo e di quello che viene considerato a tutti gli effetti un “incidente aereo” dovrà subire anche l’indagine dell’ENAC, ente preposto al controllo della sicurezza nei cieli italiani.

La morte in volo non è un evento comune, sono infatti rari i casi di persone decedute a bordo degli aerei di linea. E’ però abbastanza chiara la normativa che prevede quali dispositivi sanitari di emergenza debbano forzatamente essere presenti sui velivoli di tutte le compagnie del mondo.

Il defibrillatore, per esempio, è uno dei dispositivi che è caldamente richiesta come presenza sugli aerei di linea, qualsiasi sia la tratta che percorrono. In America la FAA chiede a tutte le compagnie aeree di dotarsi di defibrillatore a bordo e devono preoccuparsi di formare il proprio personale. La richiesta per le compagnie commerciali di dotarsi di AED risale al 2004 e si applica ai voli che hanno almeno un operatore per i passeggeri. La possibilità che una persona stia male a bordo di un aereo di linea infatti è di 1 ogni 50 mila passeggeri. Un defibrillatore in caso di arresto cardiaco può salvare la vita ed essere fondamentale nel 45/50% dei casi di arresto cardiaco, dove viene rilevato automaticamente un “ritmo defibrillabile”. In Europa l’ente di controllo europeo non ha dato indicazioni specifiche in merito, tanto che l’European Resuscitation Council nel 2015 aveva già richiesto un adeguamento alla normativa internazionale americana.

E’ quindi da capire se il defibrillatore era a bordo, se è stato usato, da che persona e con quale risultato. E’ possibile infatti che la patologia del bambino abbia avuto una influenza tale da rendere inutile l’uso di questo dispositivo medicale salvavita.

Alitalia precisa in una nota all’ANSA  che segue la normativa internazionale che prevede la presenza del defibrillatore a bordo dei voli intercontinentali verso gli Usa. Tutto il personale di cabina è addestrato per le attività di primo soccorso. La compagnia, stando a quanto si è appreso, nonostante la normativa non lo preveda, ha dotato di defibrillatore tutti i voli a lungo raggio. Il personale di bordo anche in questo caso ha seguito un corso di preparazione al soccorso. Per quanto riguarda invece le tratte brevi o medie, è previsto che in caso di emergenze mediche, il velivolo possa atterrare nell’aeroporto più vicino.

Nel frattempo però l’attuale presidente della SIS118 chiede una ferma presa di posizione da parte del Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli e del Ministro della Salute Giulia Grillo, affinché tutti i mezzi di trasporto pubblico vengano dotati di defibrillatori a bordo, e affinché tutte le persone che operano nei trasporti pubblici vengano abilitate alla rianimazione cardiopolmonare. Il dottor Balzanelli infatti chiede un “decreto urgente del governo affinché a bordo di tutti i mezzi, dagli aerei ai tazi, vi sia un DAE e almeno una persona abilitata all’uso di questo dispositivo”.

Una richiesta che segue alcuni progetti già attivati e presentati negli anni passati anche in sedi europee, come il progetto di insegnare l’uso del defibrillatore e la formazione al primo soccorso durante le sessioni di educazione alla guida nelle Scuole Guida italiane, un progetto portato avanti dal dottor Rommel Jadaan e presentato alla conferenza ERC del 2016. L’ipotesi di insegnare ai neo diciottenni e a tutti quegli autisti che vogliono ottenere abilitazioni speciali sulle patenti di guida, è un progetto che potrebbe davvero rendere formate con rapidità diverse persone all’uso del DAE e quindi migliorare la cardioprotezione del Paese.

 

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