Immigrazione e disperazione: 460.942 arrivi dal 2015, secondo l’UNHCR

Nel 2018 l'Italia torna in media con i flussi di Spagna e Grecia, con una riduzione considerevole degli sbarchi

La gestione dei flussi migratori sta subendo un netto miglioramento dal punto di vista dei flussi di ingresso, ma questo non da certezze sulla situazione delle persone che permangono in attesa di un arrivare in Europa.

ROMA – Un milione 589 mila 857 persone fra uomini, donne e bambini. E’ questo il dato impressionante. In Italia, Grecia e Spagna, fra il 2015 e il 2018, è arrivata poco più della popolazione che abitualmente risiede a Milano.

Questo è il computo totale delle persone entrate in Europa tramite la tratta dei migranti sulle rotte di Italia, Grecia e Spagna, fornito dall’UNHCR nel report Desperate Journeys.

A fare più impressione dovrebbe essere il computo dei morti e degli scomparsi: esistono dati certi solo per il 2016 ed il 2017, ma il dato è mostruoso. 8235 fra morti e dispersi. Bisogna sempre ricordare che in media il 20% dei disperati che sono partiti, sono bambini sotto i 14 anni.

Il dato numerico che sicuramente va evidenziato è poi quello della diminuzione dei viaggi e dei disperati che rischiano la vita in mezzo al mare.
E’ diminuito del 74% nei primi tre mesi del 2018 lo sbarco di migranti e rifugiati in Italia, ma è sempre questo il viaggio più pericoloso: il tasso di mortalità tra chi parte dalla Libia è salito a 1decesso ogni 14 persone, rispetto a 1 ogni 29 persone nello stesso periodo del 2017.

Immigrati ma anche lavoratori: tasso di reinsediamento aumentato

UNHCR non si ferma però a mostrare il dato dei migranti che hanno tentato la traversata. Seguendo un percorso estremamente coerente, l’istituzione delle Nazioni Unite ha cercato di capire quanti di questi immigrati sia davvero entrato nel nostro tessuto economico e produttivo, cercando di diventare “nuovo europeo”.

Il tasso di re-insediamento è aumentato del 54% dal 2016. La maggior parte delle persone che hanno trovato lavoro e una nuova vita sono siriani, 26.400 rifugiati che rappresentano l’84% del totale. Tra i Paesi europei, il Regno Unito, la Svezia e la Germania hanno accolto il maggior numero di rifugiati attraverso il programma del reinsediamento.
Un altro sviluppo positivo si è registrato alla fine dello scorso anno, quando l’UNHCR ha iniziato a favorire l’evacuazione dei rifugiati vulnerabili dalla Libia al Niger e dalla Libia verso l’Italia:”Le operazioni di evacuazione dalla Libia e le maggiori opportunità di reinsediamento che abbiamo visto l’anno scorso sono ottime notizie. Restano ancora seri ostacoli che limitano l’accesso a percorsi sicuri e legali, incluso il ricongiungimento familiare, per le persone bisognose di protezione internazionale e chiediamo pertanto più solidarietà,” ha dichiarato Pascale Moreau.

Il rapporto infine fornisce raccomandazioni supplementari in merito alla necessità di rafforzare la solidarietà tra gli Stati in Europa e con i Paesi di primo asilo e di transito, per migliorare la qualità dell’accoglienza, specialmente nel caso di minori non accompagnati e separati e persone sopravvissute a violenza sessuale e di genere, e per garantire una migliore protezione dei bambini.

 

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