Dakar, come lavora l’equipe sanitaria che soccorre i piloti nel cuore del deserto?

La Dakar è il più importante e difficile rally del mondo. L’organizzazione è il fulcro fondamentale su cui si gioca la sicurezza dei piloti. Ma assicurare copertura sanitaria per 6.500 chilometri nel deserto di tre paesi differenti è una sfida estrema: Ecco chi l’ha vinta e guida un team incredibile di professionisti

La Dakar è organizzata dalla ASO (Amaury Sport Organisation). Si tratta della compagnia che detiene i diritti e la responsabilità organizzativa della Dakar da decenni. ASO è specializzata negli eventi non-stadia, come il Tour de France. Conoscenza, preparazione, competenza e dedizione sono le principali caratteristiche del personale che lavora 365 giorni l’anno per realizzare una corsa di 11 giorni su 6.500 chilometri di percorso. Per questo la ASO può contare su un team di specialisti medici estremamente preparato, che fa capo ad una delle più apprezzate professioniste del settore in Francia e a livello internazionale. La Dakar è un’esperienza fantastica per piloti e crew di supporto anche grazie a questo servizio medico-sanitario di altissimo livello, messo a punto dalla dottoressa Florence Pommerie, medico di emergenza-urgenza estremamente preparato, che partecipa alla Dakar sin dal 2006. La sua carriera è partita dal SAMU93 di Bobigny, nord est di Parigi. Ma la dottoressa Pommerie è anche dal 2010 il medico principale del Tour de France, quindi ha diversa esperienza sul campo.

Dr. Florence Pommerie during the Tour de France 2012
Dr. Florence Pommerie during the Tour de France 2012

Dottoressa Pommerie, durante la Dakar che struttura gestisce?

Il team medicale della Dakar è diviso in due: siamo in totale 63 persone, ma un team è composto da 26 professionisti che danno vita all’ospedale del bivacco. Lì operano due chirurghi, due radiologi, un anestesista-rianimatore, quattro medici specializzati in traumatologia, alcuni fisioterapisti, un infermiere di anestesia e alcuni supporti logistici. Il secondo team invece è il soccorso di percorso vero e proprio, che è composto da 10 mezzi 4×4 chiamati Tango. Ogni mezzo ha due medici a bordo, specializzati in traumatologia ed emergenza-urgenza. A supporto ci sono anche da tre a cinque elicotteri HEMS, e tre “sweeper” (sono i mezzi scopa che chiudono il percorso ndr) che hanno sempre un medico a bordo. C’è poi un aereoplano completamente equipaggiato per i trasporti sanitari che garantisce l’evacuazione verso il centro specializzato più vicino.

Il team effettua preparazioni specifiche durante l’anno per affrontare la Dakar?

“No, affronta ogni giorno il lavoro comune di un professionista. Non è necessario un training specifico perché i medici e il personale lavora in queste situazioni quotidianamente”. Una frase chiara, precisa e netta che indica come la preparazione per l’emergenza-urgenza sia un punto fondamentale per qualsiasi servizio. Anni di esperienza e una struttura composta solo da medici appare – in situazioni come la Dakar cioè estreme e competitive – la soluzione migliore per garantire la sicurezza di tutti, in particolare di persone (i piloti) che per nulla al mondo mollerebbero il volante o il manubrio. Il punto medico avanzato della Dakar è poi organizzato come un vero ospedale di primo livello: chirurgia, RX ed ECO, fisioterapisti e tecnici devono affrontare – come sempre durante le competizioni motoristiche – i principali problemi correlati al trauma e allo stress.

DAKAR: FOTO E IMMAGINI DI UN’ESPERIENZA UNICA

Dakar Rally staff work around a support truck that turned along the beach during the third stage of the 2018 Dakar Rally between Pisco and San Juan de Marcona, Peru, Monday, Jan. 8, 2018. (AP Photo/Ricardo Mazalan)
Dakar Rally staff work around a support truck that turned along the beach during the third stage of the 2018 Dakar Rally between Pisco and San Juan de Marcona, Peru, Monday, Jan. 8, 2018. (AP Photo/Ricardo Mazalan)

 E’ interessante sapere che tipo di equipaggiamento viene utilizzato dalle vostre unità di soccorso durante la Dakar: c’è qualcosa di specifico che usate e che volete segnalare?

I nostri team lavorano con gli standard internazionale, quindi siamo equipaggiati come i classici sistemi di emergenza con kit da immobilizzazione su spinale, monitor, defibrillatore, kit di primo soccorso e kit di soccorso avanzato ALS e ATLS. Abbiamo quasi sempre tre o quattro elicotteri preparati per operare in HEMS ma non dobbiamo solo affrontare patologie traumatiche. Abbiamo anche attacchi cardiaci, stroke e altre patologie legate alla fatica.

Coinvolgete anche i team di soccorso locali durante la gara? Vi fate affiancare dai Vigili del Fuoco di zona, dalle associazioni locali o da servizi privati? 

Teniamo in grande considerazione il coinvolgimento dei team di soccorso locali. Ogni anno prima dell’evento svolgiamo una ricognizione del percorso visitando tutte le medical facilities locali con l’obiettivo di assicurare il massimo livello di supporto durante la gara. Verifichiamo sempre che vicino a dove si svolgono le tappe siano presenti ospedali dotati di TAC, scanner e secure recovery unit.

GPS, Iritrack, leggende: gli ingredienti della “magia” Dakar

The Iritrack system is mounted in any vehicle that partecipate to the race
The Iritrack system is mounted in any vehicle that partecipate to the race

La dottoressa Pommerie ha chiaramente poco tempo in questi giorni per affrontare il tema sanitario, perché impegnata 24 ore su 24 a seguire e valutare i piloti in gara dal punto di vista medicale. Ma c’è un’altra informazione che abbiamo recuperato e che completa il quadro di una equipe medica invidiabile. E si tratta di una skill non così evidente: la comunicazione. Alla Dakar infatti partecipano migliaia di persona da tutto il mondo, e si possono tranquillamente sentir parlare francese, italiano, inglese, giapponese o russo nel medical centre. Tutti i professionisti che lavorano nel compound sanitario hanno competenze linguistiche e possono aiutare il pilota o il paziente ad essere trattato sentendo una lingua conosciuta e comprensibile. Anche perché l’equipe medica arriva proprio da vari paesi: Francia, Italia, Inghilterra, Giappone, Russia, Argentina, Cile e Perù sono i più rappresentati.

Inoltre bisogna rendere conto all’organizzazione della Dakar di avere reso possibile una tempistica di intervento straordinaria, per il deserto: 20 minuti massimo prima che un equipaggio Tango sia sul luogo dell’incidente o del ferito. Tutto questo non sarebbe possibile senza Iritrack, il sistema di posizionamento, tracciamento dei tempi e localizzazione sanitaria che funziona come primo triage semplificato. Il pilota – qualsiasi mezzo abbia – si trova una pulsantiera GPS con tre bottoni: blu per condizioni medicali non chiare e un collegamento diretto con la centrale sanitaria. Giallo per condizioni sanitarie medie o incidenti che riguardano altri concorrenti in zona (e il fatto che non sia stato il concorrente stesso ad avvisare, fa partire il soccorso). E infine rosso per casi estremamente gravi di infortunio. Questo significa che un elicottero equipaggiato HEMS parte immediatamente per raggiungere il punto localizzato. In queste situazioni la posizione è triangolata e comunicata anche alla centrale rischi di Parigi, per l’eventuale evacuazione del ferito.

Questa cura maniacale e questa capacità di assicurare in pieno deserto un servizio sanitario degno di una piccola cittadina europea rende la dottoressa Pommerie speciale e adorata dai piloti e dagli equipaggi in gara, che affrontano stress estremi per 6500 chilometri di corsa nel deserto. Queste sono le informazioni più importanti che si possono scoprire sul Dakar EMS service, che è un servizio straordinario fornito a persone… non normali! Prendersi cura dei pazienti in questi casi infatti non è facile perché il rischio di essere esclusi dalla gara per condizioni non adeguate rende a volte i piloti un po’ troppo tenaci. Come nella storia raccontata da Zero to Sixty: A Dakar Adventure” diDavid Mills, che ha spiegato come un pilota di moto si sia steccato una frattura al polso con una bottiglia di coca-cola tagliata, pur di continuare la gara, e che dopo tre giorni si presentò al punto medico “perché la steccatura non tiene abbastanza”. Ovviamente era presente una frattura del polso che ha costretto il pilota a lasciare la gara, dolore davanti al quale nessun pilota trova paragone sanitario adeguato: la Dakar infatti, è una questione d’amore.

 

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