Ennesimo dramma in una miniera di carbone in Russia. Forse elusi i criteri di sicurezza

Un’esplosione di gas metano ha ucciso 18 minatori nel Nord della Russia. I soccorritori hanno estratto i corpi delle vittime dalla miniera di Vorkutinskaya, proprietà del colosso russo dell’acciaio Severstal. Al momento dell’esplosione all’interno della miniera si contavano 259 uomini, impegnati a 800 metri di profondità, riusciti poi a fuggire all’esterno anche con l’aiuto dei soccorsi.

Da notare la difficoltà di operare in quelle condizioni, con un’altissima concentrazione di metano e l’imminente rischio di nuove esplosioni; i soccorritori vengono monitorati senza sosta pronti a  sospendere gli interventi in caso di pericolo. Nel giro di poche ore sono riusciti a completare il trasferimento delle salme all’esterno.

A questo punto c’è da capire cosa sia realmente successo in quell’inferno di gas, perché se è vero che negli ultimi vent’anni, nell’ex Unione Sovietica si è molto lavorato per migliorare la sicurezza nelle miniere, gli incidenti fatali sono ancora troppo frequenti. Per la maggior parte dipenderebbero dalle esplosioni di metano, secondo alcuni causate dalla negligenza delle autorità, dalla mancata applicazione delle previste norme di sicurezza e in molti casi dalle infrastrutture obsolete.

Il Ministro dell’Emergenza Vladimir Puchko inviato da Putin sul luogo della tragedia, ha inizialmente comunicato via video con i soccorritori al lavoro all’interno della miniera. Un ferito grave è stato trasportato con l’elisoccorso e ricoverato a Mosca, nel frattempo il ministro, Vladimir Putin e la Severstal hanno provveduto a rassicurare i familiari delle vittime, promettendo le migliori cure ai sopravvissuti, generosi indennizzi alle famiglie (nell’ordine dei 2milioni di rubli), e l’intenzione di fare chiarezza sull’accaduto.

Ma i dubbi e gli interrogativi restano. Mentre si cercano di capire le cause dell’esplosione e accertare le eventuali responsabilità, il Comitato Investigativo Federale russo ha aperto un’indagine per capire se ci siano state violazioni della sicurezza nella miniera. Una solerzia inedita in risposta alla critiche che l’opinione pubblica rivolge da tempo al governo, colpevole di non aver fornito risposte esaurienti e tempestive negli incidenti che hanno preceduto quest’ultima tragedia.

La più grave esplosione risale al 2007 quando nella miniera di carbone nella regione di Kemerevo, sono morte 110 persone a cui si sono aggiunte nel 2010 le 66 vittime nella più grande miniera di carbone siberiana di Mezhdurechensk, nella stessa area. Le operazioni di salvataggio sono state particolarmente drammatiche, con il team di soccorso intrappolato insieme ai minatori e costretto a interrompere gli interventi per una seconda esplosione, provocata probabilmente dall’immissione dell’ossigeno nei cunicoli, che avrebbe dovuto favorire la ricerca dei minatori.

A complicare i soccorsi la conformazione della miniera che si snoda in trecento chilometri di gallerie. Anche qui è stata aperta un’inchiesta per violazione delle norme di sicurezza. La reazione dei minatori non si è fatta attendere con proteste e manifestazioni in ricordo dei colleghi scomparsi e la richiesta di maggior sicurezza sul lavoro e retribuzioni adeguate.

Purtroppo l’elenco degli incidenti non si ferma: il 20 gennaio l’ennesimo incidente a cui segue un copione già visto: quattro morti soffocati per l’alta concentrazione di metano all’interno della miniera Nr. 7 del distretto di Prokopyevsky, nella zona di Kemerovo, con conseguente apertura di un’inchiesta per sospetta violazione dei termini di sicurezza.

Per chi si trovasse a soccorrere i feriti in una miniera di carbone è opportuno sapere che esistono corsi specifici per formare i team di intervento, dotati di strumenti particolarmente sofisticati, ideali per affrontare le difficoltà di un soccorso in condizioni estreme, per esempio a 800 metri sotto terra.

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